Archivi del mese: gennaio 2011

Itali.

Breve vacanza (1). “Signora, sulla TV nella mia stanza non si vede Canale Cinque. Sa, è l’unico canale che guardo. Eppoi il menù dell’apparecchio non è in lingua italiana, non si può rimediare?”

Breve vacanza (2). “Mi scusi, non ci sono i cornètti?” “No, guardi, ci sono  la torta fatta in casa con il grano saraceno e la marmellata di mirtilli, le mele di produzione locale, il pane appena sfornato, la frittatina fatta all’istante oppure la crèpe con la Nutella ancora calda di piastra…”. “Ma proprio, cornètti no eh?”.

Il Garolfo osserva Italo, turista canuto di mezza età, che scruta la cameriera con un aria che pare essere un misto tra disgusto e stupore. Non ce la fa. Si sente in dovere di fare qualcosa per alleviare il forte disagio psichico dell’ospite. E prende una decisione.  Estrema quanto (il Nostro crede) saggia. Decide di rinunciare all’escursione mattutina con le ciaspole per fare un salto nel piccolo bazar del paese, recando ben salda nella zampetta destra la lista della spesa. Due litri di Brodo Pronto Star, Quattro Salti in Padella come se piovesse, Pasta Ai Quattro Formaggi Buitoni,  verdura avvolta nel cellophane disinfettata, sterilizzata e asettica, un Pollo Al Saccoccio. Per dessert, Viennetta, tre porzioni di Grand Soleil e un Panettone Motta (in saldo). Ah, si. Senza dimenticare uno scatolone di cornetti (pardòn, cornètti), surgelati. Da far scivolare nel forno al momento giusto. Il Garo ne è convinto. In questo modo il connazionale in vacanza, oltre alla mente, avrà pure la libidinosa sensazione del proprio corpo, ben saldi nella città di origine. Così. Per evitare deleteri traumi al suo rientro. Con buona pace per la sua igiene mentale e per i denari spesi alla pompa di benzina (ed alla cassa dell’albergo).

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Dienneà.

Il Garo scruta di sottecchi coloro che lo hanno svezzato, sopportato, allietato, sostenuto, rimproverato, svagato, scrollato, incitato, consigliato, consolato.  Che sono sempre rimasti defilati e discreti, soprattutto da quando  il nido è andato svuotandosi. Un poco si rimprovera, pensando a quando ribatte (di default) alle loro considerazioni, con argomentazioni del tipo: “i tempi sono un poco cambiati”. Intimamente convinto, di converso, che la gran parte degli adagi, valevano allora come valgono oggi. Funziona un pò come con gli articoli della Costituzione Repubblicana: non sono mai demodè.  E poco importa che i loro consigli  siano (fossero), nel merito, giusti o sbagliati. Perchè l’amore e il “disinteresse” con cui sono forniti, li rendono sempre giusti.  Il Garo ripete spesso di aver preso il peggio da entrambi. E di questo va assolutamente fiero, crogiolandosi nell’affetto che ha ricevuto e riceve. Un tempo con qualche carezza (solitamente rifuggita, con sdegno, da buon maschio), cose pratiche e (molto) altro. Oggi, con molti silenzi significativi e con la discrezione di chi capisce, senza grande fatica, quanto si muove in una capoccia di figlio. Per il mezzo del semplice ascolto di  un tono di voce o dello scorgere la contrazione di un muscolo facciale. Si tratta di predisposizione genetica e di allenamento. Duro, ripetuto, costante allenamento.

P.S. Post scritto (anche) per persuadere il GaroBabbo a riproporre, nel prossimo Menù Ufficial-casalingo, il baccalà (con polenta).

Ne..

Ne riparliamo a primavera. Garo, gennaio 2011.

Epiloghi.

Il Garo si butta nella via gelida dopo aver salutato il fido Davide della Portineria. L’istintivo intento è quello di procurarsi un paio di presenti per la Signora Befana. Dopo qualche decina di passi volge il capo(ccione) e scorge, accanto all’entrata di un negozio di sport, un’epigrafe a caratteri sgargianti. “E’ FINITA!”. Al Nostro sovvengono sobbalzi d’animo, soli che si spengono, vulcani che eruttano, alieni cannibali che sbarcano, terribili profezie di Nostradamus, donzelle che con gli occhi velati dalle lacrime fissano il loro uomo facendo oscillare orizzontalmente il capo. Ancora: cimeli mentali legati a festeggiamenti boccacceschi dopo la Maturità Tecnica Commerciale o al termine della Naja. Ben presto si accorge tuttavia che il concetto è riferito a più  venali, economiche ragioni. Curiosa tra i banchi affollati da clienti che razzolano alla ricerca dell’occasione della vita. Cappellini, sciarpe, piumini, tute da ginnastica, magliette second skin (!). Nulla che lo ispiri realmente per riempire la calza della Vecchia. Còlto da irrefrenabile ed improvviso desiderio di oblìo (fatto straordinario per un Animale Socievole come il Garolfo), si dirige apparentemente deciso verso l’uscita.

La Flotta

A lato, però, appaiono in tutta la loro bellezza e carico di “significato mistico e soprasensibile“.  Ordinatamente e soavemente appoggiate sugli espositori in plexiglas trasparente, dai colori variopinti  come piccoli animaletti tropicali e con i loro cordoncini (ancora) candidi. Il Garo, in prima battuta, rivolge lo sguardo altrove per evitarne il carisma ammaliante e fatale. Ma ormai è  trascinato dalla coda del ciclone che lo risucchia ad ampie parabole fino al suo occhio. [Qualche maligno addirittura azzarda la seguente matematica proporzione: Garolfo sta a scarpa da corsa come donna sta a borsetta N.d.G.]. Dopo cinque minuti, la destra è già alla zampa. Pure per la sinistra la drammatica sorte è scontata. Rapida prova morbidezza ed in un blitz la scatola di (e di color) cartone è nel cestino posteriore della Ronzina (non senza essere passata per le forche caudine della bionda, estroversa, signora della cassa). Così, la già ridondante e pingue flotta (dalle anzianotte alle più imberbi), è in festa nella trepidante attesa del fiammante arrivo. Con buona pace per l’anziana signora con il cappellaccio nero ed il naso bitorzoluto.