Archivi del mese: novembre 2011

Sapore Vero.

Gli sguardi dei musicanti misteriosamente al largo sopra una chiatta senza motore, tutti vestiti con il frac, si fanno sorpresi ed ebeti alla vista del motoscafo in radica con a bordo gli ormai conosciuti etilisti dell’Amaro, i quali, in spregio ai propri valori epatici, li portano in salvo con l’unico fine di scroccare la consueta doppia razione di bicchierini. Certo. Ne è passato di Amaro sotto i ponti dal cavallo morente con occhio spalancato che si drizza miracolosamente in piedi come un Lazzaro a quattro zampe dopo essersi fatto brutalmente spalancare le fauci da un veterinario che si asciuga il moccolo con il gomito.

Dalla fornitura dell’insostituibile (quanto misterioso) pezzo di ricambio nel deserto e dal recupero dell’Antico Vaso da una tendopoli popolata da un crocchio di perdigiorno. Tutte belle storie di vecchi ubriaconi che rischiano etilometro e brevetto dell’idrovolante per un mucchietto di cianfrusaglie.  Secondo il Garolfo, non è vieppiù peregrino il rischio che i Salvatori si tramutino, un dì,  in Salvati. Da qualche successore che recapiti loro, nel frigo da campeggio, un fegato tutto nuovo. Per mille altri festosi brindisi.

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Maggiordomi.

C’è uno strumento che si utilizza per salire in alto, generalmente di legno, fatto con i pioli ed utile per vincere la gravità ed limiti della bassezza umana. Il Garolfo lo accosta (oltre ai lavoratori, s’intende) a quegli individui, poco dotati di rettitudine ed onestà, che si impossessano delle cose altrui. Alla voce corrispondente, sul “Devoto”, di loro si legge: “Chi commette un furto o è dedito abitualmente al furto (…)”. Tuttavia, chi commette od è abitualmente dedito, non è solo colui cui la definizione vocabolariesca si riferisce, ma anche colui che, (per comune convenzione popolare), regge il lungo arnese di cui sopra. Dunque, se il povero Bel Paese è ridotto nello stato in cui giace, non è solo colpa di chi ha commesso od è stato dedito. Ma anche (soprattutto) di tutti coloro che hanno retto ben salda la scala, avvilendo la propria personalità in atteggiamenti di umiliante sottomissione o dipendenza più o meno consigliati dal calcolo o dall’interesse (cit.). In particolare coloro che, per deontologia professionale e missione prima, avrebbero dovuto essere  le mordacchie al potere, avrebbero dovuto raccontare le cose, scovare le notizie, sguazzare nei fatti, razzolare negli oscuri cassonetti della politica e degli affari, porre le seconde domande. Ma anche solo le prime.

Ma c’è da scommettere che l’Italia (Paese dall’oblìo facile), delle enormi responsabilità dei maggiordomi dell’informazione già si sta scordando. E proprio per questo loro sono già pronti, senza un briciolo di dignità e di memoria, a baciare nuove mani e a portare, sulla punta delle dita, vassoi argentati colmi di racconti ritagliati sulle misure di qualche (nuovo) padrone. Con buona pace di chi,  leggendoli o scorgendoli in TV, li crede integerrimi depositari di soli fatti.