Archivi del mese: febbraio 2011

Piccoli aeromobili (crescono).

Un palinsesto tipo qualunque di marzo 2011, Primo Canale di Stato. Diretta dal cuore della Lombardia. Sullo sfondo un ampio parcheggio improvvisato di furgoncini, affastellati come in un Tetris, tutti fioriti di pentoloni bianchi puntati verso le stelle.  “Da dove ha preso origine la Sua passione per gli aeroplani?” “Beh, invero mio padre era un Generale dell’Aeronautica Militare, io avrei voluto seguire la sua carriera ma per un banale problema di salute ho dovuto rinunciare, così ho cominciato a costruire, dipingere e far librare nell’aria modellini di aeroplano”. “L’altro giorno stavo facendo decollare, qua nel campo l’ultima mia creatura, il mio preferito, l’Hercules C-130, quando mi sono improvvisamente imbattuto…”. Dallo studio romano, un giornalista brizzolato, con tono secco: “Si certo, però non divaghi, le domande, se mi consente, le facciamo noi. Di questo avremo modo di parlare nelle prossime settimane, se non nei prossimi mesi…”. “Ma mi dica, possibilmente in maniera concisa, come ha reagito Suo padre al fatto che Lei non potesse seguire le Sue orme? E’ assicurato per eventuali danni? Che radiocomando usa per le Sue creature volanti? E che telecomando usava al momento del ritrovamento? E..se fosse nei panni dei genitori, valuterebbe di concedere il Cristiano Perdono ai responsabili?

Il Garolfo è assolutamente solidale con tutti i giornalisti, tuttologi, presentatori, per i quali sono attese settimane particolarmente impegnative. Ore ed ore di lavoro straordinario, domande improbabili a parenti, forze dell’ordine, amici,  addetti alle ricerche, erpetologi, giallisti, sindaci, criminologi, anatomopatologi, medici legali, casalinghe, dog sitter. Il tutto ben condito da svariati metri quadrati di ottimo e morbido pelo. Da incollare, a strisce, sullo mucose dello stomaco.

Aggiornamento 2 marzo 2011. Come da previsione, puntuale come un orologio svizzero o un aeromobile (vero) tedesco. Eccolo, l’aeroplanino radiocomandato, con tanto di proprietario.

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Ala rotante.

Il Garolfo si getta in strada per la propria sgambatiella serale. Cerca di schivare, per quanto possibile, le pozzanghere più profonde, sotto secchiate di pioggia. Nei pressi del fiume ascolta avvicinarsi un suono di turbìne e masse d’aria spostate con violenza. Oltre gli alberi spunta l’enorme profilo dell’aeromobile bianco e rosso. Si accende un prestante faro sotto la sua pancia che illumina a cono una fascia umida  e puntella, per qualche secondo, la poca luce superstite della sera. La coda ondeggia vistosamente nelle raffiche per  scomparire con il resto dell’animale metallico volante oltre l’orizzonte. Poco dopo il Nostro si trova a transitare nei pressi del grande complesso bianco punteggiato da decine di finestrelle illuminate.  Ode un sibilo proveniante dall’alto, prima quasi impercettibile, poi sempre più forte, che si accompagna ad un inconfondibile e penetrante odore di avio. Dopo pochi secondi la sagoma di delfino si riaffaccia dal tetto, scontornata da luci verdi e gialle che bucano il crepuscolo come flash. Sale a marcia indietro per una cinquantina di metri, sembra arrestarsi per un istante come sospesa nel vuoto, si pone repentinamente  in punta per poi scivolare, rumorosa ed imponente, oltre i condomìni della sera cittadina. Per i supereroi dell’aria, della poggia, del vento, anche per oggi è giunto il momento per poter osservare le bizze del meteo dai vetri di casa, con i piedi ben saldi a terra.