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Clacson.

Il Garolfo, nel destreggiarsi tra i lievi saliscendi della mezza, pensa alla tripla fatica cui deve sottoporsi l’italico podista. Il quale, oltre ai patimenti fisici, è tenuto a cimentarsi in autentici slalom acustici ed olfattivi. I propri simili automuniti, infatti, non non tollerano nella maniera più assoluta la chiusura domenicale di una strada/piazza/vicolo/mulattiera/sentiero/carrugio per un paio d’ore. Inondando il percorso di gara con un concerto mononota di clacson e con gas di scarico a profusione (se si spegne il motore quando si è momentanemente fermi ad attendere quei quattro zotici che si credono Mennea, c’è il rischio che si raffreddi). Il Garo non pretende certo che a bordo strada (come sovente accade fuori dal “Bel” Paese), ci siano centinaia di persone ad incitare un manipolo di tapascioni come lui. Ma non disdegnerebbe neppure che i bipedi con auto sotto il didietro, si astenessero quantomeno dallo sbattere disperati le braccia sul volante e dall’indirizzare a volontari, organizzatori e podisti, gli epiteti più coloriti. Al Garolfo piace pensare che tutto questo veleno, in fondo, non sia il prodotto della totale assenza di cultura sportiva. Ma solamente del timore che il ritardo accumulato causi lo quagliarsi dello spezzatino della suocera, e con esso del matrimonio. O non consenta una tempestiva sintonia con “Scai” TV  per la partita domenicale di pallone.

Accantonati infine i faticosi pensieri, il Nostro taglia il traguardo, stanco ma felice. Con un ultimo pensiero da rivolgere ai vicini cittadini europei. Al loro senso civico ed alla loro cultura dello sport per tutti.  Così geograficamente vicini. Ma (ancora) così idealmente lontani.

Volemose (bene).

Mamme al parco giochi, colleghi d’ufficio, automobilisti, cardinali, calciatori, massaie. Lo Stivale è tutta una baruffa, un distinguo, una scissione, un bisticcio, una briga. Giornalisti che lasciano una testata per fondarne una nuova. Dalla quale un manipolo di tipografi fonderanno un’attività in proprio; dalla quale nasceranno spin off per produrre una nuova stampante, le cui cartucce saranno riciclate da un dipendente licenzatosi per incompatibilità caratteriale. Nei partiti le correnti sono più forti e numerose di quelle oceaniche, così come nelle assemblee di condominio, nei conclavi, nei consigli pastorali, comunali, di classe e di amministrazione. E il Garolfo osserva come, per coerenza, i bisticci li si rinvenga pure nei cristalli liquidi della TV. Programmi nei quali vince il decibel più alto ed in cui grumi di improbabili attori scimmiottano i riti del tribunale civile o l’apertura di lettere in formato maxi. Perché le beghe originali non abbondano assai. E’ necessario sorbirsi pure quelle posticce, pagandole profumatamente nel bollettino del canone o bevendosi gli spot di Fiorello, Baldini e Ferilli. Oppure entrambi.

Campanili.

Il Garo ha ancora nelle ossa i postumi delle vacanze prepasquali e gli scossoni dell’auto su chilometri di strade. Nel cuore del ruvido Stivale. Ove il costante regresso del Pubblico a vantaggio del Privato si rappresenta con abbacinante evidenza per il mezzo dei Suv e delle Panda Young 750 che ispezionano democraticamente le buche e le crepe nell’asfalto; attraverso le ville con i sassi a vista ed il giardino all’inglese, incastonate in vie senza segnaletica ed illuminazione; attraverso i pannelli cromati per l’energia alternativa, che lungo il Bel Paese, oltre al petrolio, riescono ad essere alternativi pure alle colture di pregio ed alle verdi colline (un tempo) pettinate dal vento. Ma è pure l’Italia dei campanili, dei dialetti, degli accenti densi, delle buone pietanze. Dei borghi medievali fatti di mattoncini rossi, con le loro vie gravate da una forte carica di personalità, affogati (come un’amarena su una Saint Honorè), in colline che decliviano verso il mare blu. E delle persone che la abitano. Splendide, generose, cosmicamente fataliste, con tanta voglia di vivere e stanchezza professionale sulle spalle, indotta dal “chifachecosa, questo sconosciuto“. Certo. Mancano all’appello solamente la malavita, la pizza e il mandolino. Ma il Garolfo invita i lettori ad essere fiduciosi. Giusto per il tempo della pubblicazione di qualche prossimo scritto.

Buona PasquaConChiVuoi!