Archivi del mese: luglio 2010

Portus Cale.

Rientrato in BananaRepublic già da qualche tempo, come promesso, il Garolfo intende celebrare, a modo suo, in questo post, gli splendidi quindici giorni trascorsi (audio) in terra lusitana. Ancora scorrono davanti agli occhi le materiali testimonianze della ricca e travagliata storia portoghese. Le esplorazioni per mare durante il Medioevo; le lunghe lotte per cacciare i Mori con l’ausilio dei crociati stranieri e dei Cavalieri templari; il genio del principe Enrico il Navigatore… Il Garo ha avuto così modo respirare l’aria, fresca e festosa (audio) della accogliente Capitale lusitana e del suo quartiere Alfama. Di compiere (ivi) un bel giretto sullo sferragliante tram Numero Ventotto. Di assaporare il gusto liquido-croccante della jinjina, nello splendente borgo di Obidos. Di annusare la nebbia leggera che si adagiava sulle case affastellate accanto al fiume Douro e sulla sapiente Città di Coimbra. Di gioire con i portoghesi (oltre che con i brasiliani e gli olandesi) per i fasti delle rispettive nazionali, nei bar, all’ora di pranzo (audio & audio). Di prendere (e farsi prendere) a martellate durante l’empatica e gioiosa festa patronale di S.Joao a Porto, fino a notte fonda (audio). Di osservare il suo spettacolare e vertiginoso panorama serale dal ponte di Dom Luìs, fino all’orizzonte oceanico.

Di guidare, senza una meta precisa (ma con l’itinerario ben conficcato nel capoccione) lungo l’entroterra e le coste battute dal vento dell’Algarve, con l’umida aria di sale tra i capelli (?), fino al rosso farol di Cabo de Sao Vicente (audio). Di vagare a piedi, la sera, guidato dall’umore di pesce grigliato e dalla gioia dei grilli per un pò di meritata frescura (audio). Il tutto sapientemente condito dai voli d’angelo (rectius, a pelle d’orso), del sig. Cumenda, dalle vacue dissertazioni di Pierino La Peste, dalle divertenti, comiche e complici occhiate con Barbara & Raffaella/o e dal Patto del Tricolore tacitamente (ma neppure poi molto), siglato con quest’ultimo. Senza dimenticare, la professionalità, l’attenzione la sensibilità, il piglio della Siora Isa e lo straordinario slancio vitale della Siora Luisa. Grazie a tutti (e tutto). Di cuore.

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Frecce & Frecce.

Il Garolfo ha ancora negli occhi le meraviglie morfologiche ed architettoniche e nelle orecchie la musicalità della lingua portoghese. Di tutto ciò non vede l’ora di dissertare  (a breve) su queste pagine: solo il tempo di riavvolgere la bella pellicola dei giorni spensierati trascorsi in terra lusitana. In attesa del rewind, qualche riga sul rientro in terra natìa. Il Viaggiatore Nero Tignoso  atterra nell’aeroporto più centrale e pratico del Bel Paese e si precipita a scavezzacollo sul pullman diretto alla stazione ferroviaria. Dopo circa un’ora di ibernazione a meno dieci gradi, si cimenta in una una corsa verso i binari avvolto da una bolla d’aria umida e bollente. Biglietto volante self service. Orgoglioso, con il proprio tagliando stretto nella mano destra si dirige verso la banchina coperta dalla opprimente struttura metallica nero-grigiastra e apprende dal tabellone elettronico del ritardo nella partenza del proprio amato trenino. Il Garolfo, un pochino costernato, si rivolge ad una pertica di addetto con tanto di cappellone rosso da ferroviere a cui è stato assegnato il compito di alleviare i dubbi e le perplessità dei viaggiatori. Gli fa notare che questo ritardo comporterà la perdita dell’ultima coincidenza utile della giornata per raggiungere la propria cuccia. “Eh, caro signore, vuole che la differenza di soli sei minuti nella stazione di cambio faccia in modo che  si tratti di una coincidenza?”. E mister sorrisino supponente aggiunge, chiudendo:  “In ogni caso, per maggiori informazioni è meglio si rivolga al Capotreno”. Il Nostro, così, apprende che due treni sono coincidenti in una stazione quando partono e arrivano nello stesso preciso istante. Peccato che i passeggeri non volino o non possano essere lanciati con la fionda. Tant’è. Se lo dice un esperto, perché non crederci?

Il Garo si accomoda nel posticino assegnato e si rivolge alla Signora Capotreno, la quale risponde che al momento non ha notizie sulla “coincidenza”.  Si gode così una parte di viaggio, assistendo pure  ai semicomici “postumi” del furto di un laptop dalla cappelliera. Dopo un’oretta si ripone alla ricerca della signora in divisa, seduta con una collega un paio di carrozze oltre. Consola gentilmente  il Garolfo rassicurandolo che non dovrà fermarsi in un albergo della città di cambio, in quanto la medesima chiederà di ritardare la ormai celeberrima “coincidenza”, oppure, al più, produrrà la richiesta per una fermata straordinaria di un treno (di due ore successive), che altrimenti “tirerebbe diritto” nella città del Nostro; il quale, apprenderà  più tardi, che l’opzione prescelta sarà la seconda. “Sarà sufficiente presentarsi all’Assistenza Clienti  (presidiata fino a tarda notte e preallertata all’uopo), per gli adempimenti del caso”. Il Garolfo TimeTable ringrazia e scende dal suo EurostarCity preferito, dirigendosi all’ Ufficio preposto, chiuso a doppia mandata. “L’Ufficio è aperto fino alle ore 1. Dalle ore 21 alle ore 1 il personale di Trenitalia potrebbe essere impegnato nel presenziamento ai treni. Per eventuali necessità contattare il numero 313 (…)” Dopo circa cinque minuti si fa vivo dal presenziamento (della scrivania), un omino tanto occhialuto e tarchiato quanto scocciato, il quale viene reso edotto della situazione. Lo stesso nega categoricamente che un treno possa effettuare una fermata non programmata. Dietro  non poche insistenze , lo stesso attiva un paio di concilaboli telefonici al termine dei quali sentenzia che probabilmente il treno si fermerà nella stazione di destinazione (lo stesso spiegherà pure che il termine di probabilità di fermata non supera il 90% e che in ogni caso sarà opportuno rivolgersi al Capotreno). Il Garolfo ritorna così in banchina apprendendo, non senza sorpresa, che il treno della probabilità e della (ipotetica) salvezza è a sua volta in ritardo di una mezz’oretta. Dopo l’ulteriore, interminabile, attesa, contatta l’ennesima signora Capotreno la quale, in Lingua Madre, spiega che è la Capo del trancio tedesco del serpente metallico e che è necessario rivolgersi al Capo del trancio italiano. Scovato quindi  il responsabile latino, questo afferma che non ha notizie di una fermata straordinaria. Gli occhi color petrolio del Garo inteneriscono non poco il gentile ferroviere il quale, dopo una telefonata, si avvicina al macchinista per consultare (o concordare) la tabella di marcia.

Circa un’ora e mezza più tardi si ode l’inconfondibile rumore di un trolley rimbalzare a peso morto sulla scaletta di un treno spalmato lungo una stazione deserta. In testa nessuna livrea fiammante stile Freccia Rossa, Argento, Oro o Mirra, ma solo un locomotore sferragliante verde e bianco, impreziosito da alcuni locomotivales variopinti. E’ l’ora in cui i fornai cominciano a depositare i caldi e fragranti loro prodotti nei cestoni bianchi adagiati nei laboratori. E’ il tempo di respirare nuovamente l’amata, decadente aria dell’Italia che si muove. O, quantomeno, si impegna a farlo.

P.S.  Nel caso qualche Quadro delle Ferrovie dello Stato fosse interessato a conoscere nel dettaglio località e orari del Corso degli Eventi, non esiti ad interagire con il Blog del Garolfo.  Il Nostro sarà ben lieto di fornire tutte le informazioni si rendessero utili.