Archivi del mese: settembre 2007

Milonga.

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Il Nostro, anche se ampiamente preparato, non avrebbe mai pensato di incontrare, tutti in un sol botto, centinaia di migliaia di suoi simili, che se ne stanno entro gli interminabili perimetri delle Estancias, per aria, sulle isole, nei boschi, nei laghi o nell’oceano. Tutti osservano, con genetico distacco, la vita quotidiana dei piu'(o meno) nobili rapprsentanti del genere umano. Le Ballene Franche Austral fluttuano a gruppi sotto il pelo delle acque Atlantiche, annunciandosi ad una manciata di metri di distanza con un sordo sbuffo di sfiatatoio. Si avvicinano curiose ai natanti, mostrano e nascondono le pinne dorsali o la coda, allo stesso modo in cui le modelle nostrane palesano le loro sinuosita’ dinanzi ai fotografi durante le sfilate Pret-a-Porter di Milano o Parigi. I pinguini di Magellano ciondolano a gruppi in riva al mare senza regalare la minima attenzione ai piu’ alti esseri a due zampe (generalmente non palmate) che li circondano per girare il filmino delle vacanze o per scattare loro una foto. Leoni ed Elefanti marini si lasciano rotolare budinosi sulle battigie, alternando i bagni alle sabbiature. L’aquila ed il Condor Carognero volteggiano nell’entroterra per cercare e consumare il personalissimo menu’ a la carte. La civetta, con sufficienza quasi insolente, sbircia di sottecchi a destra ed a manca con rapidi spostamenti del collo. Pecore, cavalli, guanachi, choiches, mucche e lepri brucano la steppa neppure sfiorati dal rombo dei mezzi di trasporto che sfrecciano sulle rute al loro fianco. I castori costruiscono le loro dighe con tanto di valvole per la regolazione delle piene. I perritos, dal carattere un poco piu’ “urbano”, si aggirano scodinzolanti per le citta’ ed i paesi, cercando riparo dalla pioggia presso gli usci delle case e degli hotel.

Il Garolfo, in cuor suo, gia’ lo sapeva. Il tango ha il suo fascino nostalgico (soprattutto se ballato da chi se ne intende), ma alle fumose ed affollate Milonghe preferisce l’aria aperta, quella fresca e pungente dello zoo. Il vero zoo. Nel quale sono gli animali a pagare il biglietto per vedere i cristiani.

Garolfo 2007. Ushuaia, Fin del Mundo, 26 settembre.

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Ciao Europa!

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I monitor, ronzando, spariscono nella cappelliera dopo aver diffuso le immagini di “Perro al rescate”. Rex, la estrella canina mas importante de Hollywood, se pierde e busca refugio en un parque de bomberos. In sostanza, un grisu’ moderno in versione canina. Piano piano ci si riavvicina alla terra; il solito precoce applauso dei compagni di trasvolata prima di imboccare la scaletta o l’ingresso del tunnel (in senso fisico, non metafisico…). Il Garolfo inspira l’odore denso di luoghi fino ad ora sconosciuti ed inizia ad incamerare informazioni sugli abitanti. Gallegos, Criollos, Tanos… Non fosse per qualche migliaio di chilometri di mezzo, il “Garo” si sentirebbe praticamente a casa. Tempo qualche ora ed e’ gia’ tempo di distendere i muscoli rattrappiti nel piccolo Parque de Caseros, seguito da un crocchio di curiosi quattrozampe (del resto nelle caserme dei Vigili del Fuoco mica c’e’ posto per tutti!). Ma la ciudad e’ grande e le zampette da sole non bastano. Voila’. Si scorre il menu’ dei mezzi di trasporto, si sceglie, e lo spostamento, rapido, ed in genere indolore, e’ servito. Collectivos, Buses de Larga Distancia, Taxis, Remises, Ferrocaril, Subte. A qualunque ora del di’ e della notte; roba da far rabbrividire Assessori e Ministri della mobilita’ dell’ intero Vecchio Continente. E cosi’, il Nostro, a bordo di un vecchio Mercedes cigolante, osserva la leva del cambio che gratta ad ogni colpo vigoroso di braccio. Osserva ed invia con il pensiero un affettuoso saluto alla cara vecchia Europa. Vicina, ma non troppo.

Per i dettagli: in Argentina.

Garolfo 2007. Buenos Aires (Caseros) 17 settembre.

Codice binario.

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Anche Garolfo, alla stregua di altri milioni di piccoli suoi simili, ha ricevuto in regalo il suo merci elettrico, con tanto di stazioncina, scambi e passaggio a livello. Forse è per questo, o perchè non è mai stato pendolare, che quando il Nostro sale su un vero serpente di lamiera, si diverte un mondo. Affonda nel suo seggiolino rimuginando su come scrivere su queste pagine anche dal Nuovo Mondo e studia quanto gli accade attorno. C’è il Conversatore Timido. Suoneria a vibrazione, voce imbarazzata e flebile, apparecchio ben shiacciato al cranio fino a diventare una cosa sola con il padiglione auricolare. Se il dialogo si protrae, sono pronte la soluzione corridoio o la zona accesso – recesso passeggeri; il bagno è a disposizione per le situazioni disperate. Il Conversatore Disinvolto, invece, si compiace delle chiamate in entrata, non si cura del proprio tono vocale e per non lasciare i compagni di viaggio allo scuro dei destini del mondo, si premura di ripetere una-per-una le parole del proprio interlocutore. L’Inquietante trova il proprio habitat naturale nelle carrozze a compartimenti. Corporatura esile, camicia e pantaloni trasandati, catenone al collo tenuto ben teso da un leone dorato, occhiali da Serpico, ciabatte in pelle con l’infradito. Si sposta con fare circospetto, butta di tanto in tanto lo sguardo sugli agglomerati umani viaggianti, si appoggia con le braccia larghe al corrimano osservando con occhio vitreo le campagne, i paesi e le città che scorrono rapidi. Ci sono poi il Tecnologico, il Bancario, l’Immobiliarista, l’Immigrante, la Suocera Onniscente, le Sorelle, l’Innamorata, che ha lasciato l’amore eterno immobile ed attònito sulla banchina.

Ma i veri autoctoni, i reali ed unici residenti della comunità rotabile sono loro. Giacca verde con i bottoni dorati, pantaloni blu, scarpe nere, cravatta e cappello d’ordinanza con i colori sociali. Su e giù. Dal locomotore ai fanalini di coda, dai fanalini di coda al locomotore, passando per gli amici della ristorazione itinerante. In costante dialogo costruttivo con i palmari per fare contenti i viaggiatori evoluti, quelli che sgranocchiano la Rete e le nuove tecnologie come fossero arachidi tostate. Ticketless? Il Garolfo prova un moto di improvvisa sorpresa mista ad inquietudine, temendo, solo per un istante, di essere additato come l’analfabeta informatico, come l’ultimo custode della convinzione che il Codice Binario sia il manuale di bon ton del perfetto viaggiatore su ferro. Ticketless? Si riprende rapidamente dal torpore e dallo sgomento, fa cenno di no con il capo, scava nel suo borsello verde fino a scovare il proprio cartoncino rettangolare stropicciato e con le “orecchie” agli angoli, porgendolo fiero.