Archivi del mese: aprile 2008

Saggina.

Il Garolfo fiuta lo zefiro d’aprile, che con il suo soffio frizzantino, entra, purificatore nelle stanze e nei corridoi a rimescolare l’aria che sa un poco di stantio. Ma il venticello fresco, seppur gradevole e di aiuto, va abbinato all’olio di gomito. E’ necessario celebrare la consuetudine delle pulizie per l’Acqua Santa, a suo tempo pigramente rimandate a causa della Pasqua bassa (o alta?). Il Nostro pensa di cominciare le Grandi Manovre dal guardaroba. “Mmm…indossare le magliette forse è prematuro, le malattie da raffreddamento sono in agguato; per qualche dì possono rimanere dove stanno”. L’attenzione si concentra allora su vetri e finestre. “Mumble…brillantezza garantita solo con lo strofinio dei giornali quotidiani”. Il Garo ricorda allora che in casa ci sono solo riviste patinate; “ma tra una settimana qualche Foglio informativo ci sarà….”. Il pavimento è più o meno lindo. Per le pareti si sa…”non è che gli imbianchini si trovano con grande facilità, così, da un giorno all’altro”. Si convince poi del fatto che qualche granello di polvere sui soprammobili non può che attribuire quell’imprescindibile senso di vissuto. Perfetto.

Il Nostro si prepara così ad archiviare la pratica delle pulizie pasquali. Dal profondo del suo animo, però una vocina assillante lo tormenta e lo fa sentire un poco in colpa. Sguardo distratto alla tivvù e pensiero a quanto propone quando è accesa. Ai varietà, alle sfide di abilità cognitive all’ultimo respiro; alle arene festanti al cospetto di cantanti e ballerini; ai milioni di fedeli in coda per omaggiare le spoglie dei santi; alle rare notizie ed alle molte non notizie dei tiggì; alla supremazia del nondeltuttofalso sul vero, del virtuale sul reale. Pigia l’interruttore del suo elaboratore e si connette alla Grande Rete. Per quest’anno pulizie pasquali on line. Guardaroba, pavimento, vetri, pareti, soprammobili, possono attendere. Una spolverata di cipria al blog del Garolfo assolutamente no.

Foto di testata: Marketing spinto del succo di luppolo sulle rive del lago Titicaca, Copacabana – Bolivia. Garolfo 2006.

Post scriptum. Gli auguri più sentiti e sinceri alla mammadialdo. Per lei e per la sua Prinz verde bottiglia, altri 109.5 di questi giorni.

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Sssst!

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Il Garolfo si è goduto fino all’ultimo il Giorno del Silenzio. Niente giornalisti reggimicrofono lungo i corridoi del palazzo; niente imbonitori da televendita proni innanzi al leader di turno. Un precipitato di tranquillità. Il Garo medita ad una proposta di legge di iniziativa popolare per garantire un giorno così almeno una volta al mese. Stipendio e Giorno del Silenzio. Una manna. Suvvia, è giunta l’ora di rispolverare i vecchi ricordi dell’infanzia. I muri dei corridoi un poco scrostati. I banchi di fòrmica con il buco per il calamaio accatastati nell’atrio. L’odore inconfondibile del linoleum giallo e nero. Sullo sfondo la porta dello stanzino del bidello, dalla quale pare ancora uscire l’aroma carico del caffè appena sgorgato dalla Moka. IL Nostro entra nella Terza Bbbì e si presenta al cospetto di una serie di individui ordinatamente seduti in fila, ognuno dei quali svolge con meccanica e diligente precisione il compito assegnato (e la mente vaga fino all’esame orale dell’ultimo concorso pubblico). Sulla lavagna i tratti del gesso disegnano alcune percentuali. Schede colorate e matita copiativa, che il Garo scopre significare indelebile. Punta temperata con un macete.

Scosta la tenda blu ed entra nella scatola di metallo grigio. Tiri tiri; tiri tiri; tiri tiri. “Hallo?” “No. Si. Si”. “Al dente, mi raccomando”. “No, le olive no”.”Con qualche acciuga, magari”. “Hai capit…..”. Con una tachicardia udibile anche dalla Commissione d’esame, gira l’apparecchio e scorge un occhiolino di vetro che lo osserva, algido ed inespressivo”. “Ehm, si, scusa”. “No, no”. “Non apparecchiare”. “Metti tutto nel contenitore giallo del primo cassetto”. “Si, quello termico”. “Ti aspetto in sala d’aspetto”. “Ehm, si, scusa”. “Quella della Casa Circondariale”.

Novemilatrecento/11

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11.47. Ma Lei, sul catalogo aggiornato lo ha trovato? Eh. Il catalogo è nuovo, forse non è aggiornato. Ok, va bene, Le mando le caratteristiche. Mi organizzo e vengo a trovarLa. Lei ha un cellulare? Magari lunedì vengo a trovarLa.

12.00 Sò sempre tra suore, preti e scenziati. Hai studiato queste vacanze?

12.10 Adesso si. Ciao bella, sto in treno. Andate al mare, oggi? No?

12.12 Sembra abbastanza morto. Perché a quest’ora! Ieri, bello. Si è emozionata, piange appresso alla mamma. Lo ho già preso il treno, capisci? Le chiavi le hai lasciate lli? Mamma, papà, nonni vari. La nonna quando mi ha vista è sbottata a piagne. Se sentimo dopo, ciao nonnì!

12.20 Bene, si, si. Alle 15. Ok, ci sentiamo, ciao.

12.45 Non prendeva. Pronto. Adesso te lo passo. Si, si. No. Ciao.

12.46 Si? Stiamo chiacchierando. Grazie, anche a te. Ciao.

12.49 Angi, tutto a posto? Michele, si, Michele. E Debora, stasera. E come viene a prendere le scatole, le dai pure quelle. E’ da uomo, di Michele. Bacio, ciao ciao.

12.53 Sto già sul treno. Sto mangiando il K. Cereali. Sto tornando a casa presto. Domani o stasera devo spostare le lancette?

13.01 La carrozza è otto. C’è tanta gente diversa da me. Ciao Cicci, ciao. Mmm, niente, niente. Vabbene ok, ci vediamo stasera.

13.10 Io lo ho anticipato. Quando ritorni? Non me lo avevi detto che avevi pomeriggio, Giuseppe. Mi sono precipitata per tornare a casa e allor…Stop.

Il Garo pone fine allo stillicidio, calza gli auricolari e si immerge nel suo mare di note digitali. Finalmente una play list personalizzata. Cullato dal rollio si adagia tra le braccia di Morfeo e sogna. Sogna di tornare all’epoca in cui un vecchio signore dalla barba bianca, nel Massachussets,  verifica empiricamente alcune teorie nell’assordante silenzio del proprio laboratorio. Sogna pure di doverlo accompagnare in una città vicina, per un esperimento dei suoi e per incontrare l’amico Alfred. Ma il viaggio è lungo, molto lungo. I cavalli devono cibarsi e dissetarsi. E la carrozza, oltre ad essere una vera carrozza, non garantisce gli standard minimi del comfort. Il Garolfo apre l’occhio destro; toglie l’auricolare sinistro. E pensa che il concerto vocale che lo circonda, tutto sommato, ha un che di gradevole.