Archivi del mese: maggio 2008

Viateulada/66.

Il “Garo” riflette su quanto il destino possa apparire crudele ed alieno da ogni memoria. Insediato da tarli, cimici e topolini. Di tanto in tanto vede filtrare in lontananza una luce fioca e biancastra che proietta ombre di ragnatela sui muri pregni di umidità. Ode sovente un’eco di campanello; il frusciar devoto e deferente di mani ossequiose; le note, flebili, di colonna sonora da kolossal d’altri tempi. Solo, con i propri ricordi: di quanto fosse piacevolmente abbagliante la ribalta dei riflettori; gradevole la brezza a bordo del carrellino spinto dal Ciambellano al centro della scena. Ma la realtà è, ora, purtoppo, tutt’altra. Troppo nobile e distinto, al cospetto della proletaria Casa di Perugia, per anelare ad un restauro che doni nuova vita da protagonista. Troppo distante nel tempo la gioia di essere raffigurato sulle pagine patinate dei settimanali. Abbandonato come un derelitto nell’angolo di un buio scantinato al civico sessantasei. Accanto ad una sgangherata bicicletta da città e ad un vecchio scarpone che attende, come un nostalgico riservista, una chiamata che non avverrà mai più. Riposto a ridosso di un mestolo arrugginito che spera in una puntata dedicata alle virtù dietetiche della pasta e fagioli. Adagiato su di una scrivania in ciliegio ricoperta da due dita di polvere… perchè i contratti, si sa, ora si siglano con la firma elettronica. Il Garolfo è incondizionatamente e solidalmente partecipe alla sofferenza del pezzo di legno finemente lavorato: una lunga, onorata, luminosa carriera da Plastico scoperchiabile non può terminare in siffatta, repentina, tragica, umiliante maniera.

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Gancio *.

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Manca un solo pallone. Il Garo ha lo sguardo fisso verso la rete e con la coda dell’occhio vede spuntare, sulle tribune, stendardi tricolori, come crescono i funghi porcini nel bosco dopo un temporale estivo. La gravità ha la meglio sulla palla verde rossa e bianca; l’evento si manifesta in tutta la sua veemenza. E’ il tripudio. Il Nostro si gira ebbro di gaudio per condividere lo straordinario momento di giubilo e apprende che il possente arto vagante di un signore tifoso ha involontariamente donato una carezza alla Anna, fida compagna di avventura.

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Entrambi, montando a pelo la inossidabile vespa con la sua candela nuova fiammante e con il tricolor abbandonato all’aria seralprimaverile, si involano per raccontare le primissime impressioni della sfida all’addetto alla medicina d’urgenza di turno. Il gentil dottore, per necessità superiori, ha mancato l’appuntamento con la storia limitando i danni solo grazie alla vecchia e cara radiolina FM. Vittoria ai punti (un paio, per la precisione), anche se questa modalità poco ha a che fare con gli sport di squadra. Il Garolfo pensa, comunque, che un paio in più rispetto a quelli del campo non guastano, chenonsissammai. I due si guardano negli occhi (tre in tutto) sorridendo e congedandosi dal camice bianco. Via ai sollazzamenti e alle danze, per una fiesta da sublimare in una notte, non proprio qualsiasi, di maggio.

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