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Ponchi.

Anche per questa giornata, chi si occupa di prevedere gli eventi meteorologici ha svolto a modino la propria professione. Terminate le spiccie procedure post-risveglio, il Nostro calza i pantaloni impermeabili (quelli con le bretelle di elastico e le zip ai lato), oltre al suo poncho color rossosegnaledistop. Adagia il suo marmoreo (si fa per dire) posteriore sulla sella nera di similpelle consumata (che fornisce il segnale di ricevuto emettendo il suo inconfondibile scricchiolìo). Neppure il tempo di varcare la soglia del portone che già il picchiettare della pioggia si palesa insistente. Uno sguardo attraverso il lembo trasparente del cappuccio (quello specifico per la visione laterale) e via. Un tuffo nell’umido paesaggio urbano, reso lucido dai riflessi deformati delle luci pubbliche ancora accese. Gocce non troppo discrete fanno capolino sul nasetto (anche in questo caso, si fa per dire) del nostro ed un laghetto formatosi nelle sintetiche, impermeabili, rubiconde maglie è disperso in un blitz con un colpo di zampetta. Come di prassi, le condizioni meteo avverse rendono la ciclabile desolatamente (ma pure piacevolmente) poco affollata. I freni scivolano sui dischi un po più del solito, anche perchè il Garolfo deve trovare il tempo per una rapida messa a punto; a loro volta gli pneumatici scivolano sull’asfalto rosso  e su qualche macchione giallorosso di fogliame aderente. Il Garo pensa che inforcare la due ruote con la pioggia battente elevi il rango del ciclista al limine dell’eroismo e ne attribuisca l’appartenenza ad un gruppo di superuomini (e superdonne), dotati di poteri extra-ordinari. Dopo aver salutato un paio di veloci compagni di avventura, fa purtroppo già ingresso nell’androne aziendale. All’orizzonte, un posticino all’asciutto per la fidata ronzina metallica e un altrettanto postocino all’asciutto pure per il suo proprieario. Nonostante il fatto che, l’itinere, non sia stato per nulla male. Il Garolfo, una decina di minuti dopo, attraverso il lucernario scorge un bel colore grigio intenso (simil Topo di Londra), sfuocato dalla pioggia che indugia sul vetro. E pensa che il sole, per quanto lo riguarda, oggi se ne può placidamente stare a riposo. Per tutto il dì.

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Garolfopuntoittì.

Ormai le partite a calciobalilla nel centro di Antananarivo e gli avventurosi trasferimenti sui treni malgasci sono un ricordo. Nitido, ricorrente, gradevole, per nulla lontano, ma pur sempre un ricordo. Per scacciare la malinconia da jet-leg (quante colpe a questo povero jet-leg), il Garolfo decide di affidarsi al vizio occidentale più invalso nelle situazioni di cosiddetta “sindrome da meditazione profonda e perseverante post traversata”: gli acquisti. Certo.  Proprio a  lui, che il solo udire questa parola, fino a non più di un mese fa, avrebbe causato secchezza di fauci ed eruzioni d’ogni tipo, intensità e magnitudo (su entrambe le scale, Richter e Mercalli. Il Garo si è sempre chiesto chi sceglie il gradino giusto dopo un terremoto). Indi si concentra pensando a che cosa gli possa realmente mancare. L’auto nuova no; che il limoncino verde, pur se diversamente nuovo, ambula in maniera più che dignitosa. I pantaloni no, che ancora quelli vecchi non hanno buchi e tra poco ci sono i saldi. Il decoder digitale terrestre no; altra scatoletta che minerebbe alla radice la già precaria statica della piramide tecnologica che svetta accanto al televisore. Il telefonino nuovo no; vade retro. La specchiera per l’ingresso no; una nuova pompa per la bici no; il kit per il montaggio “step by step” delle tre Caravelle no; la potatrice con svettatoio no; il tiragraffi per il gatto (che non c’è) no; la livella elettronica multifunzione no; la chiave dinamometrica no; le sementi di petunia neppure….

Il Garolfo,  attanagliato da un inatteso e totalizzante delirio di consumistica bramosìa ed onnipotenza,  pensa  che per affiancare alla sindrome voraci anticorpi sia necessario un acquisto di peso, sostanzioso, insomma. Magari in grado di attribuire padronanza o potestà incontrastata. Improvvisamente  si illumina, sgambetta in cucina per sfogliare le “Paginas Amarillas”. Rintraccia il numero dei cibernetici amici pisani del Cienneerre, agita vorticosamente le dita sulla tastiera del telefono e verifica, con il cuore in gola, che qualche altro Cagnolino Nero Tignoso non lo abbia preceduto nel proprio intento.  Sospiro di sollievo, raccomandata A/R, et voilà, finalmente anche il Nostro ha ciò che si merita (e più gli mancava). Con orgoglio e gli occhi scintillanti, per la prima volta, può così mostrare al proprio copioso pubblico l’autentico, tangibile (si fa per dire…), tanto atteso ed agognato DOMINIO!

W W W .

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