Archivi del mese: gennaio 2012

Rotabili.

Giovani esseri umani con ciuffo sporgente, pelle movimentata e pantaloni a mezz’asta. Laptop sulle ginocchia, auricolare condiviso per spartirsi i suoni del lungometraggio. Una ragazza con i capelli lunghi che seguono le spalle ed un vistoso anello etnico al dito, osserva concentrata il proprio libro sollevando di tanto in tanto il capo per distendere lo sguardo. Ad ogni sosta il capotreno fuoriesce dalla cabina per avvicinarsi ed armeggiare alla porta con un chiavistello cistodito da un moschettone zincato. Mano a mano che il serpente metallico incede verso la destinazione finale, la sua pancia si svuota e diventano sempre più nitidi i rumori tecnici di funzionamento, non più coperti dal vocìo dei trasportati. Il Garolfo giace beato accanto al grande finestrino che lo separa da freddo, ombra e brina, che fagocitano, invece, un giovane corridore ben bardato. Che riesce a mantenere lo stesso ritmo del convoglio per qualche frazione di secondo, scomparendo poi tra i cristalli bianchi che avviluppano le ramaglie lungo il fiume. Il Nostro già immagina e pregusta il suo gaudio al termine della seduta, moltiplicati per almeno cento, mille volte da una doccia calda e rinvigorente.

Varcata la soglia automatica, si lascia riaccarezzare dai rigori del clima assieme a svariate decine di persone brulicanti per la stazione. In strada la ragazza del libro e dell’anello etnico si abbandona all’affettuoso abbraccio di un signore ed una signora di mezza età, che la baciano con un trasporto di atteso bentornato. Il Garo può così rituffarsi nell’ecosistema urbano, sazio e rinfrancato dal breve viaggio sul suo mezzo di trasporto preferito. Che probabilmente è tale solo perché, per fare il pendolare, usa la bici.

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Gari e Gare.

Il Garolfo non ha certo dimenticato la suo piccolo diarietto on line. Come non ha dimenticato di concertare, con la ciurma della domenica, il prossimo venturo consesso podistico ufficiale. E, come da consolidata prassi, dopo aver premuto il tastino di invio, si prende a far sul serio. Enter now significa sveglie puntate ad orari (semi) impossibili, asfalto da consumare e terra da spostare, suole calde nonostante il fresco, vapore acqueo che esce dalla boccaccia e si disperde in scia, lavatrici da programmare per garantire il turn over dei cenci, lastre di ghiaccio da approcciare con rispetto, vincere (meglio, rimanere indifferenti) (al) le prove meteo ed articolari. Le chiacchiere no. Non si possono abolire: un buon allenamento deve infatti permettere di conciliare ritmo del diaframma e vibrazioni delle corde vocali. Che, all’unisono, emettono il motto ufficiale: arrivare è vincere.

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