Archivi del mese: ottobre 2007

Nero su bianco.

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Un manipolo di nottambuli curiosi si lascia alle spalle l’umida notte della zona artigianale e viene inghiottito da una porticina che alita una luce decisa, forse un poco fuori target per il luogo e per l’ora. Ma qua c’è ancora vita. L’accoglienza è garantita da un signore con boccoli e occhiali, il quale spiega, munito di piglio ed entusiasmo di chi ama il proprio lavoro, che le pagine arrivano in tempo reale da qualche chilometro di distanza e, come per incanto, in pochi minuti, l’etereo bit assume finalmente forma fisica, trasformandosi in una sottile, flessibile, ma ben tangibile lastra di alluminio. Un viaggio di pochi metri nelle mani di un individuo alto e ossuto ed il nostro rettangolone metallico è avvolto saldamente, a mò di sciarpona, ad un alttrettanto ben consistente cilindro, infinitesima parte di un giallo, sterminato, imponente, rumoroso mostro buono. Tutto è pronto. Breve attesa per un ultim’ora e via alle danze. I rotoloni si sfanno in una serie di curve e controcurve; i fogli assumono tonalità via via sempre più nitide, fino in prossimità dell’ambìto traguardo. Gli stampatori pescano qualche copia qua e là, un rapido giro di pagine, qualche occhiata carica di perizia alla quale segue un fulmineo digitare su una pulsantiera colorata. Regolazione in corso d’opera dei margini, si dice. Il Garolfo ammira estasiato l’insalatona fatta di lucine, levette, perni, tubi, stantuffi, bielle, pistoni. Dell’ultimo sparuto bit di qualche minuto prima neppure il più flebile ricordo: vietato l’ingresso. Pone qualche domanda, dissimulando nel migliore dei modi un’ingnoranza di fondo in tema di meccanica applicata. I protagonisti della serata, quindi, veloci e ordinati, si inerpicano senza indugi su un bruco lungo e sinuoso, simile a quelli dei luna park al mare (con la differenza che questi bruchi hanno sempre il solito sorriso ebete stampato in volto…). E poi ritornano giù, belli asciutti come i panni stesi al sole estivo. Si affastellano assumendo la forma di grossi cubi dalle dimensioni e dalle forme regolari.

Il “Garo”, a questo punto non si trattiene. Dopo uno sperato cenno di assenso, si precipita verso la massa, estraendone uno a caso (anche se l’alea, nell’occasione, ha ben poco diritto di cittadinanza). Lo apre avidamente, lo annusa, lo sfoglia, guarda le immagini, legge perfino qualche titolo (da non credere…). Ed è già domani.

Volvèr.

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E così il “Garo” è nuovamente circondato da una atmosfera familiare. Inspira aria mescolata alla nostalgia, visto e considerato che notoriamente non conosce la “patologia del campanile”. Ma nel mondo ci sono milioni e milioni di metri cubi d’aria ancora da annusare. I gracias sono pubblicati nella sezione “In Argentina” (click sopra).