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Sapore di.

Il Garolfo si gode lo iodio frammisto alla brezza serale e si prepara ad appropinquarsi al desco, gradevole e necesario rito della parentesi vacanzier-marina. Tutt’attorno, clienti italici e no, che si distinguono tra loro per le chiome (bionde e no) e per la quantità di strepiti, capricci e decibel emessi da bimbi e loro genitori (rigorosamente nostrani). Gli attempati vicini di tavolo, (ribattezzati George e Mildred), vomitano le proprie tossine maturate in un’ostile ambiente urbano, sui malcapitati camerieri.

Gli spaghetti sono Scotti (ovviamente, Mildred, non si riferisce all’azienda che del riso ha fatto il suo core business).
Tiramisu mezza porzione sennò se Lo riporta indietro.
Oggi niente dessert, sono al limite. Non so lui (riferendosi al marito. Ma forse, Lui, il limite lo ha raggiunto e pure superato…).
Queste sarde sono fuori misura.
Cortesemente lasci il pepe in tavola perchè noi lo usiamo sempre.
Se è minestrone deve essere minestrone e non deve avere la pasta.
In questa zuppa di pesce ci sono pochi crostini.
Un cappuccino nero senza schiuma (che per i comuni mortali si chiama caffè americano o caffelatte).

Il Garo ode, annota, ed abbozza un sorriso alla cameriera. Scommettendo sull’ordinario menù casalingo della caustica coppia. Lunedì: formaggino Tigre; martedì: idem; mercoledì: formaggino Susanna; giovedì: Philadelphia (light) con pane in cassetta; venerdì: pastina in brodo; sabato: pasta in bianco; domenica: riposo.

Perchè anche al Nostro, di tanto in tanto, piace vincere facile.

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Itali.

Breve vacanza (1). “Signora, sulla TV nella mia stanza non si vede Canale Cinque. Sa, è l’unico canale che guardo. Eppoi il menù dell’apparecchio non è in lingua italiana, non si può rimediare?”

Breve vacanza (2). “Mi scusi, non ci sono i cornètti?” “No, guardi, ci sono  la torta fatta in casa con il grano saraceno e la marmellata di mirtilli, le mele di produzione locale, il pane appena sfornato, la frittatina fatta all’istante oppure la crèpe con la Nutella ancora calda di piastra…”. “Ma proprio, cornètti no eh?”.

Il Garolfo osserva Italo, turista canuto di mezza età, che scruta la cameriera con un aria che pare essere un misto tra disgusto e stupore. Non ce la fa. Si sente in dovere di fare qualcosa per alleviare il forte disagio psichico dell’ospite. E prende una decisione.  Estrema quanto (il Nostro crede) saggia. Decide di rinunciare all’escursione mattutina con le ciaspole per fare un salto nel piccolo bazar del paese, recando ben salda nella zampetta destra la lista della spesa. Due litri di Brodo Pronto Star, Quattro Salti in Padella come se piovesse, Pasta Ai Quattro Formaggi Buitoni,  verdura avvolta nel cellophane disinfettata, sterilizzata e asettica, un Pollo Al Saccoccio. Per dessert, Viennetta, tre porzioni di Grand Soleil e un Panettone Motta (in saldo). Ah, si. Senza dimenticare uno scatolone di cornetti (pardòn, cornètti), surgelati. Da far scivolare nel forno al momento giusto. Il Garo ne è convinto. In questo modo il connazionale in vacanza, oltre alla mente, avrà pure la libidinosa sensazione del proprio corpo, ben saldi nella città di origine. Così. Per evitare deleteri traumi al suo rientro. Con buona pace per la sua igiene mentale e per i denari spesi alla pompa di benzina (ed alla cassa dell’albergo).