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Clacson.

Il Garolfo, nel destreggiarsi tra i lievi saliscendi della mezza, pensa alla tripla fatica cui deve sottoporsi l’italico podista. Il quale, oltre ai patimenti fisici, è tenuto a cimentarsi in autentici slalom acustici ed olfattivi. I propri simili automuniti, infatti, non non tollerano nella maniera più assoluta la chiusura domenicale di una strada/piazza/vicolo/mulattiera/sentiero/carrugio per un paio d’ore. Inondando il percorso di gara con un concerto mononota di clacson e con gas di scarico a profusione (se si spegne il motore quando si è momentanemente fermi ad attendere quei quattro zotici che si credono Mennea, c’è il rischio che si raffreddi). Il Garo non pretende certo che a bordo strada (come sovente accade fuori dal “Bel” Paese), ci siano centinaia di persone ad incitare un manipolo di tapascioni come lui. Ma non disdegnerebbe neppure che i bipedi con auto sotto il didietro, si astenessero quantomeno dallo sbattere disperati le braccia sul volante e dall’indirizzare a volontari, organizzatori e podisti, gli epiteti più coloriti. Al Garolfo piace pensare che tutto questo veleno, in fondo, non sia il prodotto della totale assenza di cultura sportiva. Ma solamente del timore che il ritardo accumulato causi lo quagliarsi dello spezzatino della suocera, e con esso del matrimonio. O non consenta una tempestiva sintonia con “Scai” TV  per la partita domenicale di pallone.

Accantonati infine i faticosi pensieri, il Nostro taglia il traguardo, stanco ma felice. Con un ultimo pensiero da rivolgere ai vicini cittadini europei. Al loro senso civico ed alla loro cultura dello sport per tutti.  Così geograficamente vicini. Ma (ancora) così idealmente lontani.

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Suole calde.

Il Garolfo è reduce dalla sua quinta impresa epico-sportiva. Portata a termine anche grazie al supporto fisico e morale della Ciurma del Sabato (e della domenica), all’uopo catapultata (quasi) al completo in terra tedesca per raccogliere il precipitato di tanti freddo,  pioggia, levatacce, qualche acciacco muscolar-scheletrico-articolare (procurato da malsane pratiche di eco-bondage), molta gioia, abbondanti chiacchiere e artigianali tabelle di allenamento.

E ancora ha impresse nella sua (seppur poco poco capiente) memoria, le immgini dello splendido habitat urbano di Freiburg im Breisgau e dei suoi calorosi abitanti (nonché studenti-ospiti) dotati di evidenti e apprezzate inclinazioni Rock & Soul. E già, nel seno della ciurma, prendono ad annidarsi i piani per l’evento prossimo venturo. In proposito, il rabdomante delle maratone pare puntare, ancora una volta, verso nord.

Gari e Gare.

Il Garolfo non ha certo dimenticato la suo piccolo diarietto on line. Come non ha dimenticato di concertare, con la ciurma della domenica, il prossimo venturo consesso podistico ufficiale. E, come da consolidata prassi, dopo aver premuto il tastino di invio, si prende a far sul serio. Enter now significa sveglie puntate ad orari (semi) impossibili, asfalto da consumare e terra da spostare, suole calde nonostante il fresco, vapore acqueo che esce dalla boccaccia e si disperde in scia, lavatrici da programmare per garantire il turn over dei cenci, lastre di ghiaccio da approcciare con rispetto, vincere (meglio, rimanere indifferenti) (al) le prove meteo ed articolari. Le chiacchiere no. Non si possono abolire: un buon allenamento deve infatti permettere di conciliare ritmo del diaframma e vibrazioni delle corde vocali. Che, all’unisono, emettono il motto ufficiale: arrivare è vincere.

http://www.marathon-freiburg.com/de/start/

Lördag 28 Maj 2011, il poi.

Ai puntuali ed accoglienti aeromobili SAS e treni SJ;

al cielo d’Irlanda ed al “fresco venticello” della capitale scandinava, che agita le ampie macchie di verde;

al casereccio e gradevole clima festaiolo e paesano del Pastaparty;

al batticuore prepartenza condiviso con altri ventimila bisonti bipedi;

alle decine di paia di occhi azzurri; agli applasusi ed agli hejia hejia Suomi;

al trionfale ingresso nello Stadio Olimpico ed al mezzo giro di pista sul morbido tartan;

alla transumanza di massa verso la zona ristoro, con il vitale ausulio dei corrimano;

alle gentili donzelle con le trecce bionde incaricate alla rimozione del chip, che risparmiano la disumana pena dell’inginocchiamento;

al “meritato” ristoro a base di panini con wurstel e senape (dispensata da una gonfia mammella in lattice), annafiati da fresca birra svedese;

alla doccia calda più lunga e rigenerante della storia;

al consueto, indefinito, senso di nostalgia che avvolge il Garolfo fin dal tempo del rientro;

alle caratteristiche, nostrane,  tradotte bestiame, inequivocabile segnale del ritorno alla vita quotidiana.

http://www.stockholmmarathon.se/start/

Lördag 28 Maj 2011.

Il Garo è pronto. Muscoli tonici, fiato a sufficienza, motivazione alle stelle. D’altronde, le sedute serali e quelle all’alba nei fine settimana con la combriccola dei Garolfirun a qualche cosa saranno pure servite. Controlli pre-partenza.  Nubi vulcaniche: sotto controllo. Iscrizione: effettuata per tempo (per la precisione, con largo anticipo). Desiderio di respirare un pò di fresco venticello del Grande Nord, così lontano dai nostrani miasmi: alto.  Voglia di galoppare assieme a migliaia di altri “atlete” ed  “atleti”,  condividendo l’anelito a giungere sulla linea del traguardo: alle stelle.  Brama di festa, ciocche bionde, applausi,  pasta party, incitamenti e gran casse lungo il percorso, soste ai ristori, sana fatica: indescrivibili. Appetito di svelare con gli occhi ogni angolo sul percorso della Capitale svedese: insaziabile. Perché saranno ore di poesia delle suole. Perché si tratterà  di un evento, come ogni corsa che si rispetti, da 5 a 42 chilometri. Perché anche in questa occasione, vincere sarà arrivare.

http://www.stockholmmarathon.se/start/

(Italiche) pregunte.

garofaq

Al Garolfo pacerebbe  stimolare le centinaia di migliaia di intelligenze che leggono il blog.  Ingegneri, politologi, sociologi, infermieri, giuristi, parapsicologi, cartomanti, internisti, erpetologi, urbanisti.  Affinché forniscano il loro contributo per ottenere risposta ad alcune banali, italiche domandine.

Perché:

  1.  alla Direzione Generale della Rai deve essere nominata una signora “che gode delle  silenziose ma sicure simpatie dei vertici vaticani che vedono in lei un interlocutore affidabile“,  in luogo di una signora indipendente che risponde solo alla coscienza propria e gode delle sole simpatie (silenziose o rumorose) dei suoi collaboratori?
  2.  Dopo aver pagato il pedaggio dell’autostrada: si  paga il canone del Telepass, il gasolio è più caro, nei bagni ci sono i cestini per le offerte, se un sassetto ti frantuma il parabrezza te lo paghi, per uscire dall’atogrill dopo aver addentato un gommoso Camogli devi percorrere il labirinto come una cavia?
  3. Si paga profumatamente un conto in banca su soldini poi girati a terzi dietro lautissimo corrispettivo?
  4.  Ci si accanisce a tessere eleganti accappatoi in ciniglia che portano in giro l’acqua senza asciugarla?
  5.  I papà e le mamme accompagnano i frutti del loro amore a scuola con l’auto fin nell’atrio, come al MacDrive?
  6.  Con la mano destra si incentivano le energie rinnovabili e con la sinistra si vendono milioni di decoder per il digitale terrestre dotati di inutili milioni di lucette accese, pure da spenti?
  7.  Per cambiare la lampadina al fanale delle auto moderne è necesario smontare radiatore, testata del motore e coppa dell’olio?
  8. Nelle italiche gare podistiche la colonna sonora è il clacson dell’automobilista e non il canto di merli e passeri?
  9. Nei programmi televisivi di sport c’è solo calcio per antipasto, primo secondo, contorno, caffè, ammazzacaffè e ruttino?
  10. Gli autovelox sulle strade debbono essere segnalati con cartelli e nessuno invece segnala la venuta degli Ispettori del Lavoro o del medico fiscale?

Il Garo si scusa per le bagatelle e ringrazia in anticipo tutti coloro che ci metteranno del loro per diradare le nebbie in cui si perdono le italiche pregunte di cui sopra.

Ala rotante.

Il Garolfo si getta in strada per la propria sgambatiella serale. Cerca di schivare, per quanto possibile, le pozzanghere più profonde, sotto secchiate di pioggia. Nei pressi del fiume ascolta avvicinarsi un suono di turbìne e masse d’aria spostate con violenza. Oltre gli alberi spunta l’enorme profilo dell’aeromobile bianco e rosso. Si accende un prestante faro sotto la sua pancia che illumina a cono una fascia umida  e puntella, per qualche secondo, la poca luce superstite della sera. La coda ondeggia vistosamente nelle raffiche per  scomparire con il resto dell’animale metallico volante oltre l’orizzonte. Poco dopo il Nostro si trova a transitare nei pressi del grande complesso bianco punteggiato da decine di finestrelle illuminate.  Ode un sibilo proveniante dall’alto, prima quasi impercettibile, poi sempre più forte, che si accompagna ad un inconfondibile e penetrante odore di avio. Dopo pochi secondi la sagoma di delfino si riaffaccia dal tetto, scontornata da luci verdi e gialle che bucano il crepuscolo come flash. Sale a marcia indietro per una cinquantina di metri, sembra arrestarsi per un istante come sospesa nel vuoto, si pone repentinamente  in punta per poi scivolare, rumorosa ed imponente, oltre i condomìni della sera cittadina. Per i supereroi dell’aria, della poggia, del vento, anche per oggi è giunto il momento per poter osservare le bizze del meteo dai vetri di casa, con i piedi ben saldi a terra.