Dienneà.

Il Garo scruta di sottecchi coloro che lo hanno svezzato, sopportato, allietato, sostenuto, rimproverato, svagato, scrollato, incitato, consigliato, consolato.  Che sono sempre rimasti defilati e discreti, soprattutto da quando  il nido è andato svuotandosi. Un poco si rimprovera, pensando a quando ribatte (di default) alle loro considerazioni, con argomentazioni del tipo: “i tempi sono un poco cambiati”. Intimamente convinto, di converso, che la gran parte degli adagi, valevano allora come valgono oggi. Funziona un pò come con gli articoli della Costituzione Repubblicana: non sono mai demodè.  E poco importa che i loro consigli  siano (fossero), nel merito, giusti o sbagliati. Perchè l’amore e il “disinteresse” con cui sono forniti, li rendono sempre giusti.  Il Garo ripete spesso di aver preso il peggio da entrambi. E di questo va assolutamente fiero, crogiolandosi nell’affetto che ha ricevuto e riceve. Un tempo con qualche carezza (solitamente rifuggita, con sdegno, da buon maschio), cose pratiche e (molto) altro. Oggi, con molti silenzi significativi e con la discrezione di chi capisce, senza grande fatica, quanto si muove in una capoccia di figlio. Per il mezzo del semplice ascolto di  un tono di voce o dello scorgere la contrazione di un muscolo facciale. Si tratta di predisposizione genetica e di allenamento. Duro, ripetuto, costante allenamento.

P.S. Post scritto (anche) per persuadere il GaroBabbo a riproporre, nel prossimo Menù Ufficial-casalingo, il baccalà (con polenta).

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