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Lördag 28 Maj 2011, il poi.

Ai puntuali ed accoglienti aeromobili SAS e treni SJ;

al cielo d’Irlanda ed al “fresco venticello” della capitale scandinava, che agita le ampie macchie di verde;

al casereccio e gradevole clima festaiolo e paesano del Pastaparty;

al batticuore prepartenza condiviso con altri ventimila bisonti bipedi;

alle decine di paia di occhi azzurri; agli applasusi ed agli hejia hejia Suomi;

al trionfale ingresso nello Stadio Olimpico ed al mezzo giro di pista sul morbido tartan;

alla transumanza di massa verso la zona ristoro, con il vitale ausulio dei corrimano;

alle gentili donzelle con le trecce bionde incaricate alla rimozione del chip, che risparmiano la disumana pena dell’inginocchiamento;

al “meritato” ristoro a base di panini con wurstel e senape (dispensata da una gonfia mammella in lattice), annafiati da fresca birra svedese;

alla doccia calda più lunga e rigenerante della storia;

al consueto, indefinito, senso di nostalgia che avvolge il Garolfo fin dal tempo del rientro;

alle caratteristiche, nostrane,  tradotte bestiame, inequivocabile segnale del ritorno alla vita quotidiana.

http://www.stockholmmarathon.se/start/

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Lördag 28 Maj 2011.

Il Garo è pronto. Muscoli tonici, fiato a sufficienza, motivazione alle stelle. D’altronde, le sedute serali e quelle all’alba nei fine settimana con la combriccola dei Garolfirun a qualche cosa saranno pure servite. Controlli pre-partenza.  Nubi vulcaniche: sotto controllo. Iscrizione: effettuata per tempo (per la precisione, con largo anticipo). Desiderio di respirare un pò di fresco venticello del Grande Nord, così lontano dai nostrani miasmi: alto.  Voglia di galoppare assieme a migliaia di altri “atlete” ed  “atleti”,  condividendo l’anelito a giungere sulla linea del traguardo: alle stelle.  Brama di festa, ciocche bionde, applausi,  pasta party, incitamenti e gran casse lungo il percorso, soste ai ristori, sana fatica: indescrivibili. Appetito di svelare con gli occhi ogni angolo sul percorso della Capitale svedese: insaziabile. Perché saranno ore di poesia delle suole. Perché si tratterà  di un evento, come ogni corsa che si rispetti, da 5 a 42 chilometri. Perché anche in questa occasione, vincere sarà arrivare.

http://www.stockholmmarathon.se/start/

(Italiche) pregunte.

garofaq

Al Garolfo pacerebbe  stimolare le centinaia di migliaia di intelligenze che leggono il blog.  Ingegneri, politologi, sociologi, infermieri, giuristi, parapsicologi, cartomanti, internisti, erpetologi, urbanisti.  Affinché forniscano il loro contributo per ottenere risposta ad alcune banali, italiche domandine.

Perché:

  1.  alla Direzione Generale della Rai deve essere nominata una signora “che gode delle  silenziose ma sicure simpatie dei vertici vaticani che vedono in lei un interlocutore affidabile“,  in luogo di una signora indipendente che risponde solo alla coscienza propria e gode delle sole simpatie (silenziose o rumorose) dei suoi collaboratori?
  2.  Dopo aver pagato il pedaggio dell’autostrada: si  paga il canone del Telepass, il gasolio è più caro, nei bagni ci sono i cestini per le offerte, se un sassetto ti frantuma il parabrezza te lo paghi, per uscire dall’atogrill dopo aver addentato un gommoso Camogli devi percorrere il labirinto come una cavia?
  3. Si paga profumatamente un conto in banca su soldini poi girati a terzi dietro lautissimo corrispettivo?
  4.  Ci si accanisce a tessere eleganti accappatoi in ciniglia che portano in giro l’acqua senza asciugarla?
  5.  I papà e le mamme accompagnano i frutti del loro amore a scuola con l’auto fin nell’atrio, come al MacDrive?
  6.  Con la mano destra si incentivano le energie rinnovabili e con la sinistra si vendono milioni di decoder per il digitale terrestre dotati di inutili milioni di lucette accese, pure da spenti?
  7.  Per cambiare la lampadina al fanale delle auto moderne è necesario smontare radiatore, testata del motore e coppa dell’olio?
  8. Nelle italiche gare podistiche la colonna sonora è il clacson dell’automobilista e non il canto di merli e passeri?
  9. Nei programmi televisivi di sport c’è solo calcio per antipasto, primo secondo, contorno, caffè, ammazzacaffè e ruttino?
  10. Gli autovelox sulle strade debbono essere segnalati con cartelli e nessuno invece segnala la venuta degli Ispettori del Lavoro o del medico fiscale?

Il Garo si scusa per le bagatelle e ringrazia in anticipo tutti coloro che ci metteranno del loro per diradare le nebbie in cui si perdono le italiche pregunte di cui sopra.

Campanili.

Il Garo ha ancora nelle ossa i postumi delle vacanze prepasquali e gli scossoni dell’auto su chilometri di strade. Nel cuore del ruvido Stivale. Ove il costante regresso del Pubblico a vantaggio del Privato si rappresenta con abbacinante evidenza per il mezzo dei Suv e delle Panda Young 750 che ispezionano democraticamente le buche e le crepe nell’asfalto; attraverso le ville con i sassi a vista ed il giardino all’inglese, incastonate in vie senza segnaletica ed illuminazione; attraverso i pannelli cromati per l’energia alternativa, che lungo il Bel Paese, oltre al petrolio, riescono ad essere alternativi pure alle colture di pregio ed alle verdi colline (un tempo) pettinate dal vento. Ma è pure l’Italia dei campanili, dei dialetti, degli accenti densi, delle buone pietanze. Dei borghi medievali fatti di mattoncini rossi, con le loro vie gravate da una forte carica di personalità, affogati (come un’amarena su una Saint Honorè), in colline che decliviano verso il mare blu. E delle persone che la abitano. Splendide, generose, cosmicamente fataliste, con tanta voglia di vivere e stanchezza professionale sulle spalle, indotta dal “chifachecosa, questo sconosciuto“. Certo. Mancano all’appello solamente la malavita, la pizza e il mandolino. Ma il Garolfo invita i lettori ad essere fiduciosi. Giusto per il tempo della pubblicazione di qualche prossimo scritto.

Buona PasquaConChiVuoi!

Ala rotante.

Il Garolfo si getta in strada per la propria sgambatiella serale. Cerca di schivare, per quanto possibile, le pozzanghere più profonde, sotto secchiate di pioggia. Nei pressi del fiume ascolta avvicinarsi un suono di turbìne e masse d’aria spostate con violenza. Oltre gli alberi spunta l’enorme profilo dell’aeromobile bianco e rosso. Si accende un prestante faro sotto la sua pancia che illumina a cono una fascia umida  e puntella, per qualche secondo, la poca luce superstite della sera. La coda ondeggia vistosamente nelle raffiche per  scomparire con il resto dell’animale metallico volante oltre l’orizzonte. Poco dopo il Nostro si trova a transitare nei pressi del grande complesso bianco punteggiato da decine di finestrelle illuminate.  Ode un sibilo proveniante dall’alto, prima quasi impercettibile, poi sempre più forte, che si accompagna ad un inconfondibile e penetrante odore di avio. Dopo pochi secondi la sagoma di delfino si riaffaccia dal tetto, scontornata da luci verdi e gialle che bucano il crepuscolo come flash. Sale a marcia indietro per una cinquantina di metri, sembra arrestarsi per un istante come sospesa nel vuoto, si pone repentinamente  in punta per poi scivolare, rumorosa ed imponente, oltre i condomìni della sera cittadina. Per i supereroi dell’aria, della poggia, del vento, anche per oggi è giunto il momento per poter osservare le bizze del meteo dai vetri di casa, con i piedi ben saldi a terra.

Dienneà.

Il Garo scruta di sottecchi coloro che lo hanno svezzato, sopportato, allietato, sostenuto, rimproverato, svagato, scrollato, incitato, consigliato, consolato.  Che sono sempre rimasti defilati e discreti, soprattutto da quando  il nido è andato svuotandosi. Un poco si rimprovera, pensando a quando ribatte (di default) alle loro considerazioni, con argomentazioni del tipo: “i tempi sono un poco cambiati”. Intimamente convinto, di converso, che la gran parte degli adagi, valevano allora come valgono oggi. Funziona un pò come con gli articoli della Costituzione Repubblicana: non sono mai demodè.  E poco importa che i loro consigli  siano (fossero), nel merito, giusti o sbagliati. Perchè l’amore e il “disinteresse” con cui sono forniti, li rendono sempre giusti.  Il Garo ripete spesso di aver preso il peggio da entrambi. E di questo va assolutamente fiero, crogiolandosi nell’affetto che ha ricevuto e riceve. Un tempo con qualche carezza (solitamente rifuggita, con sdegno, da buon maschio), cose pratiche e (molto) altro. Oggi, con molti silenzi significativi e con la discrezione di chi capisce, senza grande fatica, quanto si muove in una capoccia di figlio. Per il mezzo del semplice ascolto di  un tono di voce o dello scorgere la contrazione di un muscolo facciale. Si tratta di predisposizione genetica e di allenamento. Duro, ripetuto, costante allenamento.

P.S. Post scritto (anche) per persuadere il GaroBabbo a riproporre, nel prossimo Menù Ufficial-casalingo, il baccalà (con polenta).

Ne..

Ne riparliamo a primavera. Garo, gennaio 2011.