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Torri.

GaroRipetitore

Il Garolfo legge, intristito ma non sorpreso, dei preconizzati quanto malsani appetiti finanziari sulle piramidi d’acciaio di Mamma Rai. Una delle quali scorreva, da sopra in giù, nella celebre sigla di inizio programmi della compianta Rai Pedagoga. Disseminate su pianure, colli, picchi, scogli dello Stivale.  Le più, costruite col sudore dai nostri avi, aiutati da muli, tenacia, passione, desiderio di riscatto, visione nel futuro.  Sfidando terre aspre, rigori climatici, regole della gravità. Quelle stesse torri che recano appesi gli enormi bonghi bianchi e i reticoli metallici dalle forme geometriche più svariate: le antenne.  Che riempiono (dovrebbero riempire) di immagini, suoni, notizie, libertà e democrazia le radio ed i televisori di abitazioni, ospedali, bordelli, uffici, case di riposo, patrie galere. Al Garolfo sovviene l’esempio del tassista che vende le gomme della sua auto, salvo poi doverne affittare di nuove, perchè altrimenti il mezzo lo puoi usare solo come giaciglio improvvisato per la notte, ma non certo per camparci  scarrozzandoci i clienti. Il Garo crede che il motto meno pubblico, più privato, non possa e non debba funzionare per le dorsali strategiche del Bel Paese. Quelle che, veicolando entità immateriali delicate come il cristallo, non possono e non devono essere terra di conquista del mecenate di turno. Pena la svendita dell’etere pubblica e democratica. Perchè da là, alle mutande di ciascuno di noi, il passo è breve assai.

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Misteri e Stivali.

Il Garolfo pensa alla non casualità di certi avvenimenti. Come, ad esempio, la cittadinanza italiana di certo signor Giacobbo, che il fato (Iddio, per i credenti), ha deciso di far nascere sull’italico suolo proprio in considerazione della abbondanza di materia prima da poter forgiare nella sua professione. Perché il Mistero (meglio, i Misteri), caratterizzano il Bel Paese più di quanto non faccia il Conte Vlad per la Transilvania ed il Mostro di LockNess per le lande scozzesi.

Auto in ogni centimetro quadrato di territorio con produttori che si accaniscono a farvi pubblicità in TV e politici pronti ad incentivarne la vendita, che non battono ciglio di fronte alle fabbriche di autobus che chiudono (in un Paese che necessita di mobilità pubblica come le foglioline la luce). Lo scatto alla risposta (è come se il pollivendolo chiedesse 0,50 cent solo per porgere la bestiola arrostita oltre il bancone). Il canone di 15 euro annui per il Telepass, come se si trattasse di un orpello che fa risparmiare solo l’automobilista e non l’Autostrada (eclatante esempio dell’italico motto “pagare per pagare”). Il Carburante più caro sulle strade a pedaggio. I monumenti più belli del mondo concessi come luna park ai gatti randagi (con tutta la stima per i mici). Le polizze RC auto che si chiamano bonus malus, ma che di fatto son sempre malus, anche se non fai un graffio.  Le ville dei vip antisismiche e le scuole fatiscenti. E l’elenco potrebbe proseguire in un loop infinito, ricomprendendo pure (soprattutto) i misteri meno ameni e più tragici, che hanno reso travagliata la storia recente dello Stivale.

Ecco. Al Garolfo non dispiacerebbe se il semplice deposito di una schedina sgualcita in uno scatolone (dopo averla compilata dietro una vecchia lamiera grigia con una matita dalla punta approssimativa), consentisse di disvelare almenno alcuni, di questi misteri. Difficile? Certo. Ma pur sempre possibile. Per questo, il Nostro, il suo rettangolino di carta, il prossimo fine settimana, lo andrà a buttare giù.