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Gari e Gare.

Il Garolfo non ha certo dimenticato la suo piccolo diarietto on line. Come non ha dimenticato di concertare, con la ciurma della domenica, il prossimo venturo consesso podistico ufficiale. E, come da consolidata prassi, dopo aver premuto il tastino di invio, si prende a far sul serio. Enter now significa sveglie puntate ad orari (semi) impossibili, asfalto da consumare e terra da spostare, suole calde nonostante il fresco, vapore acqueo che esce dalla boccaccia e si disperde in scia, lavatrici da programmare per garantire il turn over dei cenci, lastre di ghiaccio da approcciare con rispetto, vincere (meglio, rimanere indifferenti) (al) le prove meteo ed articolari. Le chiacchiere no. Non si possono abolire: un buon allenamento deve infatti permettere di conciliare ritmo del diaframma e vibrazioni delle corde vocali. Che, all’unisono, emettono il motto ufficiale: arrivare è vincere.

http://www.marathon-freiburg.com/de/start/

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Ala rotante.

Il Garolfo si getta in strada per la propria sgambatiella serale. Cerca di schivare, per quanto possibile, le pozzanghere più profonde, sotto secchiate di pioggia. Nei pressi del fiume ascolta avvicinarsi un suono di turbìne e masse d’aria spostate con violenza. Oltre gli alberi spunta l’enorme profilo dell’aeromobile bianco e rosso. Si accende un prestante faro sotto la sua pancia che illumina a cono una fascia umida  e puntella, per qualche secondo, la poca luce superstite della sera. La coda ondeggia vistosamente nelle raffiche per  scomparire con il resto dell’animale metallico volante oltre l’orizzonte. Poco dopo il Nostro si trova a transitare nei pressi del grande complesso bianco punteggiato da decine di finestrelle illuminate.  Ode un sibilo proveniante dall’alto, prima quasi impercettibile, poi sempre più forte, che si accompagna ad un inconfondibile e penetrante odore di avio. Dopo pochi secondi la sagoma di delfino si riaffaccia dal tetto, scontornata da luci verdi e gialle che bucano il crepuscolo come flash. Sale a marcia indietro per una cinquantina di metri, sembra arrestarsi per un istante come sospesa nel vuoto, si pone repentinamente  in punta per poi scivolare, rumorosa ed imponente, oltre i condomìni della sera cittadina. Per i supereroi dell’aria, della poggia, del vento, anche per oggi è giunto il momento per poter osservare le bizze del meteo dai vetri di casa, con i piedi ben saldi a terra.

Epiloghi.

Il Garo si butta nella via gelida dopo aver salutato il fido Davide della Portineria. L’istintivo intento è quello di procurarsi un paio di presenti per la Signora Befana. Dopo qualche decina di passi volge il capo(ccione) e scorge, accanto all’entrata di un negozio di sport, un’epigrafe a caratteri sgargianti. “E’ FINITA!”. Al Nostro sovvengono sobbalzi d’animo, soli che si spengono, vulcani che eruttano, alieni cannibali che sbarcano, terribili profezie di Nostradamus, donzelle che con gli occhi velati dalle lacrime fissano il loro uomo facendo oscillare orizzontalmente il capo. Ancora: cimeli mentali legati a festeggiamenti boccacceschi dopo la Maturità Tecnica Commerciale o al termine della Naja. Ben presto si accorge tuttavia che il concetto è riferito a più  venali, economiche ragioni. Curiosa tra i banchi affollati da clienti che razzolano alla ricerca dell’occasione della vita. Cappellini, sciarpe, piumini, tute da ginnastica, magliette second skin (!). Nulla che lo ispiri realmente per riempire la calza della Vecchia. Còlto da irrefrenabile ed improvviso desiderio di oblìo (fatto straordinario per un Animale Socievole come il Garolfo), si dirige apparentemente deciso verso l’uscita.

La Flotta

A lato, però, appaiono in tutta la loro bellezza e carico di “significato mistico e soprasensibile“.  Ordinatamente e soavemente appoggiate sugli espositori in plexiglas trasparente, dai colori variopinti  come piccoli animaletti tropicali e con i loro cordoncini (ancora) candidi. Il Garo, in prima battuta, rivolge lo sguardo altrove per evitarne il carisma ammaliante e fatale. Ma ormai è  trascinato dalla coda del ciclone che lo risucchia ad ampie parabole fino al suo occhio. [Qualche maligno addirittura azzarda la seguente matematica proporzione: Garolfo sta a scarpa da corsa come donna sta a borsetta N.d.G.]. Dopo cinque minuti, la destra è già alla zampa. Pure per la sinistra la drammatica sorte è scontata. Rapida prova morbidezza ed in un blitz la scatola di (e di color) cartone è nel cestino posteriore della Ronzina (non senza essere passata per le forche caudine della bionda, estroversa, signora della cassa). Così, la già ridondante e pingue flotta (dalle anzianotte alle più imberbi), è in festa nella trepidante attesa del fiammante arrivo. Con buona pace per l’anziana signora con il cappellaccio nero ed il naso bitorzoluto.

VerdeBiancoRosso.

Alla umida e rosseggiante alba di pianura.

Al rituale (1) del con pane tostato e miele (su gentile offerta).

Ai rituali  (2) dell’incerottamento, dell’invaselinamento, della vestizione (previa saggio della temperatura esterna).

Al (breve) viaggio nella mattina brumosa, verso l’ammassamento.

Al sopraggiungere, alla spicciolata, di tutti i temerari (e professionisti) del podismo.

Al deposito borse sulle gradinate del palasport (in un brulicare di colori e tute recanti le effigie delle società sportive).

Al preservativo (gigante) posto ad ultima barriera alle intemperie.

Alla corsetta riscaldante (che fa anche un pò atleta consumato).

Ovviamente, al via.

All’esordio con il botto.

Al botto che un poco si attutisce al passar dei chilometri. Durante i quali pagare (senza traumi eccessivi), dazio.

Al podista con Golden Retriever giocherellone (e ciotola).

Agli innamorati (1) sempre per mano.

Agli innamorati (2).  Moglie in sella a bicicletta per elagire bombe e pacche di incitamento sul sedere.

Agli atleti fraterni (che si chiedono il permesso per scappare via).

Ai bicchieri di acqua fresca e alle spugne calde.

Ai centonovantacinque metri (che paiono molto più lunghi di centonovantacinque metri).

Alle gambe di legno.

Alla (conseguente e agrodolce) pena di scendere e salir le scale (siano queste proprie od altrui).

Alla doccia calda e vaporosa nello spogliatoio (che diventa la agorà delle esperienze).

All’ottima cioccolata in tazza (con le persone più care e tanto di medaglione al collo). In una (non troppo qualsiasi), domenica pomeriggio.

Alla gradita (per l’ospite) ospitalità di un caro amico. In occasione della alttrettanto gradita Maratona della Città del Tricolore.

Gareggi.

Il GaroVocabolario alla voce gareggio riporta: “espressione inequiovocabilmente digrignatoria, associata a repentino deterioramento dell’umore, indotta in piccolo canide nero tignoso (assolutamente privo di pedigree), da atteggiamenti di terzi tendenti ad ipocrisia, invadenza, curiosità morbosa. Alla medesima voce reca pure: “tentativo, reiterato almeno una volta all’anno (dal canide medesimo N.d.G.), di portare a termine percorso urbano della lunghezza di quarantaduechilometricentonovantacinquemetri”.Un paio di click, aeroplano, corsa, cuccia provvisoria per qualche giorno riservati in men che non si dica. Con la finestrella di Safari sempre aperta sul traduttore in lingua danese, nell’attesa di respirare qualche metro cubo di aria nuova (emotiva e sportiva), durante  quattro, cinque ore di seducente sofferenza. Ben lontano da italici, schizofrenici concittadini clacsonanti per la chiusura temporanea della via per il tabaccaio “che ti ricarica il cellulare e ti vende l’ultimo numero di Chi”. Nel frattempo, sotto con gli allenamenti: come da prassi consolidata, a prescindere dalle condizioni atmosferiche e con l’auspicio che gel delle scarpe, muscoli, ossicini, articolazioni, zampette, cartilagini & affini, rispondano sempre “presente”.

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Nykredit Copenhagen Marathon 2010

Naturale regolarità.

Il Garo, come consuetudine, procede al rito della vestizione per gettarsi in strada e respirare un pò di aria fresca serale. Immediatamente balza all’occhio il numero insolitamente elevato di podisti “della domenica” nonostante il giorno feriale, alcuni dei quali mai notati prima d’ora lungo il torrente. Pensa alle feste da mò trascorse, agli eccessi, ai pasti pantagruelici. Panettoni, pandori & affini che hanno instillato nei loro divoratori sensi di colpa vincibili solamente togliendo dalla naftalina succinte tutine da corsa e scarpette ginniche indurite. Corpi legnosi dal perimetro importante, intabarrati di colori fluorescenti, guantoni, passamontagna, fuseaux neri a fil di pelo che spuntano dai pantaloncini corti della Adidas. Le articolazioni scricchiolano e le falcate non sono propriamente dotate di ampiezza olimpionica. Il Garolfo, trotterellando pure lui, pensa a come potrebbe essere vuoto il portafoglio del vetusto musicista dal ciuffo corvino, se almeno una piccola percentuale di questi sportivi dell’anno nuovo riuscisse a mantenersi virtuosa per almeno qualche settimana ancora. Così, in luogo della panacea per il colesterolo in eccesso, i consumatori si tufferebbero in acquisti compulsivi di yoghurt della valletta bionda. Quello più amato dai gonfi (rectius, dalle gonfie). E da coloro che attendono con trepidazione il rinnovo del permesso di soggiorno.

Traguardi.

Da qualche tempo il Garolfo meditava di cimentarsi in un’ impresa epico sportiva, quantomeno per mettere a frutto le decine di centinaia di chilometri percorsi, i centimetri di battistrada consumati, i metri quadrati di asfalto, erba, terra battuta, cacche di cane, calpestati. Dopo ampie ricerche, il  Cagnolino Nero Tignoso trae il dado. Destinazione Germania. Baviera. Monaco…

E’ online la nuova pagina del blog del Garolfo: München Marathon 2009.