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Alieni.

Il Garolfo, quando la neve scende copiosa, regredisce (qualcuno potrebbe obbiettare che per regredire è necessario essersi già lasciati alle spalle un certo percorso, ma tant’è). Nel senso che ritorna pupo (con la “p” minuscola). Fino al punto di calzare le fide scarpette da running, l’affezionato berrettino nero e tuffarsi nell’orizzonte urbano avvolto dalla coltre bianca, per la sgambatina serale. Niente cronometro, niente tempi da rispettare; i bei momenti si degustano con pacata ed imperturbabile flemma (mora mora, per dirla in malgascio).  I fiocchi, corposi ed insistenti, pungono il viso come spilli invisibili; qualcuno di essi si spinge, curioso, fino all’ugola del Nostro, inducendolo a rischiararsi la voce. La neve fresca cede gradevolmente sotto i piedi; se non fosse per qualche grado in meno e per l’assenza del sole che si tuffa in mare, al Garo parrebbe di trotterellare sulla fine sabbia di una battigia qualsiasi. I forzati delle automobili armeggiano apprensivi attorno alle loro scatolette di sardine con l’intento di accudirle, proteggerle, affrancarle dal candido manto che le avvolge: osservano il Garolfo-corridore ed i rari folli che hanno maturato la sua medesima (malsana) idea, come se fossero strani esseri testè sbarcati da Marte.  Una ragazza intabarrata di nero spinge la sua bici rosa lungo il fiume, la appoggia ad un albero e assaggia un pugno di neve da un cespuglio. La cagnetta Easy , richiamata con un urlaccio dal padrone, insegue giocherellona il proprio simile scambiandolo, non a torto, per un giullare perditempo in cerca di svago.

Dopo avere osservato ed annusato a pieni polmoni centinaia di migliaia di puntini bianchi, frammisti all’aria gradevolmente gelata, l’immarcescibile sportivo si dirige verso casa, meditando di lasciare traccia informatica dell’inaspettato, appassionante evento. E’ consapevole di giocarsi un argomento che “sarebbe tornato buono per Natale”, ma la neve copiosa è come la Pasqua e (ahimè) il mal di pancia in viaggio: quando arriva arriva ed è necessario testimoniarne la venuta. Una bella doccia, calda zuppa ristoratrice e ancora fiocchi, filtrati, questa volta, dal tepore domestico e dai vetri delle finestre. Fuori, però, è tutt’altra cosa….

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