N.Y. City.


Strisce (sotto)

Come ad ogni ritorno, il Garo cerca di mettere nero su bianco (anche se tutto dipende dai colori dello schermo), le impressioni,  gli odori, l’aria fresca (in senso fisico e metafisico) annusati. Così. Tanto per gettare nell’universo della blogosfera una serie di pillole Niuiorchesi raccolte nella (ahimè breve) settimana di permanenza nella Grande Mela. Giusto per scimmiottare un celebre Social Network, si tratta di una serie di ciccioni (e postumi) Tweets, raccolti in questa (quinta) pagina del blog del Garolfo.

Venerdì 4 dicembre 2009.

14.00 P.M.

Please wait. Your entertainment is being to reset. Questo giro (questo volo), nella pancia dell’aeromobile, niente cine. Ma fuori si.  La sagoma nera ed immobile dell’ala è scontornata da uno sfondo rosso e rosa. Abbagliata, a fasi alterne, dalle luci di posizione, bianca e rossa. All’estremità una fonte immobile, chiara. Non si tratta della luna. E neppure della Stella Polare. Nella fila centrale tre signore britanniche ridono piacevolmente sguaiate, detergendosi all’unisono gli angoli degli occhi dai lucciconi.

Stelle (sopra)

Domenica 6 dicembre 2009.

10.00 A.M.

Cinque persone cantano sul palco. Le pagine di carta velina delle bibbie frusciano tra le sedie del teatro. Una gentile signorona, insaccata in un golfino arancione, porge con accogliente e delicata attenzione un vassoio ottonato con biscottini e bicchierini contenenti un gradevole succo rosso. Un ragazzotto ascolta musica da due cuffiette bianche conficcate in  un I-Phone. Dal palco risuona, più volte un Good morning Church! Dalla platea, commenti ad alta voce, risate e preghiere. Il Garo pensa a quanto sarebbe utile, per i Funzionari Vaticani, proporre a qualche proprio inarticolato Ministro del Culto, un corso di aggiornamento comunicativo da queste parti…

17.05 P.M.

Sosta ricostituente da Starbucks Coffee, Lenox Ave. Make your spirits bright. Wish.

Sabato 6 dicembre 2009.

16.30 P.M.

Nipponica promessa di matrimonio al Belvedere Castle.  Con diamantone da far impallidire il signor De Beers.

Lunedì 7 dicembre 2009.

09.00 A.M.

Il ponte. Quello della Gomma. Paradiso di ciclisti, pedoni, runners & affini. I motori a scoppio al piano di sotto, please. Indi, Brooklin Heights & White Chocolate Moka. Tanto per intiepidire le zampette (e l’esofago…).

16.00 P.M.

Long Island Ferry, skyline, and back.

Martedì 8 dicembre 2009.

06.50 A.M.

Hall dell’albergo, Italian Speech: “Come invidio Martina, sta al cellulare tutto il giorno, probabilmente ha Skype”. Le garolfiche speranze riposte nelle nuove generazioni, vacillano…

10.00 A.M.

Soho. Pausa Croissant & caffè americano. Al Caffè Gitano, calda ospitalità stile francese. Accanto al Garolfo, fine ragazza  con  Panama nero dal quale spuntano ciocche bionde. Thè e biscottini della casa. Se al Garo è consentita la licenza: degno di nota il bagno…

12.10 P.M.

Doma Cafè. Cullato da colonna sonora a base di pianoforte, un ragazzo, accanto alla finestra, laptop di fronte, addenta compulsivamente un panino in cui si intravede il color giallo-uovo. Per pranzo: insalata, zuppa di pomodoro e muffin con panna (oltre ad una nevicata di cocco sopra…). Accanto alla barista, sorridente dietro il banco, su una lavagnetta nera, con gesso bianco: No cell phones in here, ok?. Il Garo pensa che sarebbe sufficiente questo per apprezzare l’oasi di pace.

Mercoledì 9 dicembre 2009.

7.30 A.M.

Acqua come se piovesse. L’arte moderna attende.

1.30 P.M.

Da “Chola”, 58th st. Pranzo indiano da cerchietto rosso.

20.00 P.M.

Bread Tribeca, tra fiori rossi e gialli, un Lui e una Lei cenano al banco. Bicchierone di Cosmopolitan, pane, salsine. Il resto è un mistero perchè, dopo l’aperitivo, il Garolfo, colto dai crampi allo stomaco,  si accomoda a tavola.

Giovedì 10 dicembre 2009.

14.00 P.M.

Greenwich Village. Hamburgher, bacon, frises e senape. Giusto per essere coerenti con la dieta mediterranea.

Venerdì 11 dicembre 2009.

10.00 A.M.

Con le lame, sul ghiaccio, a Bryant Park. 30% luce naturale, 70%  luce riflessa dai grattacieli.

15.00 P.M.

Lungo viaggio in subway verso il JFK. Linea A, Direzione Rockaway (e non direzione Ozone Park!).

20.00 P.M.

L’assistente di volo British A., sardo doc: “Coffee?”  “In realtà questo non è un vero e proprio caffè. E’ una bevanda al caffè. Il caffettino buono, magari, a casa, in Italia”. Il Garolfo lo osserva ed annuisce. Ma in cuor suo pensa che non solo di caffè (buono), vive l’uomo.

In alto: Jasper Johns, bandiera americana dipinta sui fogli di giornale (Museum of Modern Art – MoMa – New York).

Fotografie e testi: Garolfo 2009.




2 risposte a “N.Y. City.

  1. Belle foto!! Complimenti….
    Sono qui per dirvi che il giorno 01.01.2010 alle ore 1624 sono diventata zia di Stefano! stanno tutti bene! Io però ho rotto il cellulare e perso i vostri e molti altri numeri, quindi non sapevo come dirvelooo! Vi abbraccio forte! Paola

  2. @Paola

    Ebbrava zietta! Ebbrava la sorellina e anche Stefano, che il Garolfo si sente di perdonare per i due giorni di ritardo…
    Per i “nostri numeri” si rimedia quanto prima, per “i molti altri”, se ti si può aiutare, ben volentieri!!
    Besos, Garo.

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