Madagascar?

L'itinerario.

L'itinerario dei "Gari"

La Anna raccoglie (facendo di necessità virtù) il disperato  SOS ossigeno lanciato dal “Garo”, scoprendo, non senza stupore estremo, che è trascorso già più di un anno dalla leggendaria trasvolata argentina. Concorda sul fatto  che una decisione si impone.  Ed allora si, Madagascar!

IL VIAGGIO (prima).

Il viaggio che la Anna intende intraprendere, vorrebbe ispirarsi  a principi di equità economica, tolleranza, rispetto, conoscenza, incontro; fondato sulla ricerca di valenze ulteriori rispetto al mero “fare turismo”. I Nostri vorrebbero  porre l’incontro con le popolazioni locali come momento centrale dell’esperienza turistica, con l’obiettivo di tramutare  il viaggio in una un’imperdibile occasione di confronto tra diverse culture, di conoscenza di un altro popolo, delle sue tradizioni, dei suoi usi e costumi, in un’ottica di scambio culturale con un crogiolo etnico di varie culture diffuse in Madagascar (araba, francese, africana, indiana, cinese). Il Garo, certo,  condivide.  Si,  beh, insomma. L’importante è partire e tramutare i sani ideali,  i principi e le buone intenzioni in vita vissuta. Il Garolfo già si prefigura montagne di indumenti accatastati sul letto e valige adagiate sul pavimento, tremebonde di fronte alla prospettiva di ingoiare cotanta materia.  I lucchetti per i bagagli e i teli per avvolgerli. Il dentifricio. L’acido acetilsalicilico della parafarmacia all’angolo.  La guida della Patagonia (magari quella si lascia a casa, sostituita dal vocabolarietto malgascio-italiano). La presa elettrica universale. Così universale da accogliere pure il dito indice ed il medio. Così,  per darsi un poca di carica e cambiare d’un botto pettinatura. Qualora necessario.

IL VIAGGIO (durante).

La bandiera ufficiale.

Dunque, se i “Gari” usciranno indenni dai preparativi (ne siamo pressochè convinti),  potranno vivere e visitare il Paese nei suoi aspetti più caratteristici, conoscerne la natura e la cultura condividendo con gli abitanti del luogo alcuni momenti della giornata. Al Garolfo, in particolare pare già di essere seduto a tavola immerso nella lettura del menù. Bistecca di zebù con patatine, mi sao, soupe chinoise, hen’ akoho, sambos, mofo menakely, masikyta, koba. E poi, aragosta, gamberetti, calamari a go go. Il tutto condito con rano vola (detto anche whisky malgache), magari per quietare il fuoco del Pimente Malgache, il piatto più piccante che ci sia.

Analogamente a quanto già specificato in altri angoli di questo blog, in considerazione dell’estrosità e delle oscillazioni umorali  del Garo e della Anna, il programma (molto di massima) sotto riportato, potrebbe subire (meglio, sicuramente subirà) piacevoli, inaspettate varianti, anche legate ad incontri, mezzi di trasporto usati, fascino delle terre calpestate.

1° giorno – 29 Ottobre

MADAGASCAR
Il Garolfo e la Anna, disinteressandosi totalmente dell’orgoglio italiano, ringagliardito dalla Nuova Compagnia di Bandiera, partono con volo Air France, destinazione la Capitale, ANTANANARIVO, via Paris. Pernottamento, con tutta probabilità, in un piccolo hotel nei pressi dell’aeroporto di Ivato, a circa 12 chilometri dal centro città. Il Garo avrà così la possibilità di distendere le membra dopo il lungo e già di suo rilassante (?) volo aereo.

2° giorno – 30 Ottobre

ANTANANARIVO
Colazione nel piccolo hotel di cui sopra e, già in mattinata, i Nostri si tufferanno in alcuni mercatini, approcciando così con l’anima popolare di ANTANANARIVO cioè con il quartiere di ISOTRY. Attraverso vicoli e viottoli potranno giungere fino alla piazza principale, dove fino a qualche anno fa si svolgeva uno dei mercati all’aperto più grandi del mondo; probabile pure una sgambatina fino al colle, ove sorge il Palazzo della regina, per vedere la capitale dall’alto. Ipoteticamente i “Gari” pranzeranno al sacco tra una corsa e l’altra dei minibus pubblici, dopo aver acquistato qualche genere di conforto nel mercato di Analakely. L’orario di rientro in hotel, inutile precisarlo, è tutt’ora indefinito.

3° giorno – 31 Ottobre

ANTANANARIVO/MORAMANGA/ANDASIBE
Con un taxi brousse che i Nostri cercheranno di tenersi stretto sino all’arrivo al mare, ci si dirigerà verso est, attraverso la città, con destinazione ANDASIBE, piccolo villaggio nei pressi della riserva del PERINET, un tempo centro di raccolta del legname.  Prima di uscire dalla periferia della città vi sarà la possibiltà di fare una visita alla comunità AKAMASOA, fondata da PADRE PEDRO per le famiglie che vivevano e tuttora vivono nella discarica. Tale comunità fu in seguito aperta a tutti coloro che non hanno fissa dimora che in totale ospita circa 17000 persone tra cui 10000 bambini. Altra frugale mangiatina al sacco prima di proseguire per ANDASIBE,  dove gli avventurieri, dopo essersi ingegnati per issare la zanzariera, alloggeranno in un bungalow nei pressi della riserva.

4° giorno  – 01 Novembre

ANDASIBE
Dopo parca colazione  Garo & C.  faranno visita alla riserva VAKONA, ove potranno ammirare alcune specie di lemuri e altri animaletti che piacciono tanto alla Anna e che vivono in questo habitat di foresta pluviale in quota (quasi 1000 metri s.l.m. ). Tra gli altri: coccodrilli, boa e il FOSSA, che non ha nulla a che spartire con la nota, italica,  varietà di formaggio, essendo un felino di media taglia, l’unico grande predatore dopo il coccodrillo. Nel pomeriggio probabile passeggiata tra le capanne del villaggio scorrazzando assieme ai  i bambini del luogo.

5° giorno – 02 Novembre

ANDASIBE/ ANTANANARIVO/AMBATOLAMPY

Dopo colazione (che sennò al Garo gli piglia la pressione bassa), partenza per AMBATOLAMPY passando nuovamente per la capitale, dalla quale dista una settantina di chilometri, direzione sud, lungo la RN7. Appena fuori città lungo il tragitto, si legge vi siano  una serie di bancarelle in fila a lato della strada che vendono artigianato locale come borse, cappelli e altro,  (per es.animali che rappresentano la fauna locale e non),  in rafia naturale o colorata molto belli ed economici. Arrivati a destinazione, vi sarà la possibilità di sistemarsi in una casa coloniale, spogliarsi di bagagli e amenicoli vari e fare una bella passeggiata nella cittadina conosciuta per le piccole fonderie artigianali di pentole in alluminio e, udite udite, per i calcio balilla, venduti in tutto il Madagascar e anche nella vicina isola della REUNION. Il Garo sicuramente si porrà alla ricerca di una versione pocket da riportare in Patria e collocare sul terrazzino.

6° giorno – 03 Novembre

AMBATOLAMP/BETAFO/AMBOSITRA

Dopo l’immancabile colazione, la Anna e il Garolfo proseguiranno per ANTSIRABE situata a 1600 mt di altitudine, capitale malgascia al tempo della colonizzazione francese ma costruita in precedenza dai missionari protestanti norvegesi, molto importante dal punto di vista industriale. Qua si concentrano infatti buona parte delle attività produttive, tra le quali anche l’ottima birra THREE HORSES che il Garo assaggerà sicuramente, paragonandone l’aroma con quello dei succhi di luppolo sudamericani (Cusqueña, Arequipeña, Paceña e simili). Questa cittadina è inoltre conosciuta come uno dei migliori centri per il commercio delle pietre semi-preziose che vengono tagliate e vendute nei vari negozietti soprattutto sulle rive di un lago vulcanico che i Nostri visiteranno nel pomeriggio (sempre che la Anna non prolunghi la sua permanenza in uno dei negozietti di pietre). A circa 20 km da ANTSIRABE si trova la cittadina di BETAFO, famosa per la produzione di tegole per tetti (BETAFO significa infatti ” tanti tetti “), dove i  viaggiatori compiranno una escursione a piedi passando tra i sentieri che costeggiano le risaie a terrazza e i villaggi degli agricoltori. Giungeranno fino lago vulcanico TATAMARINA dove si trovano le tombe degli antichi re. Indi, direzione AMBOSITRA, la capitale dell’artigianato. il Garo già assapora una  cenetta a base di ottima carne di zebù ai ferri, in compagnia dei volontari italiani dell’Ong RTM che lavorano su un progetto di sviluppo dell’artigianato locale.

7° giorno – 04 Novembre

AMBOSITRA/IFASINA/AMBOSITRA

Il villaggio ZAFIMANIRY di ANTOETRA meriterà sicuramente una visita  approfondita per incontrare questa etnia che sembra essere la prima ad essersi insediata in Madagascar e la più conosciuta per l’uso del telaio, utilizzato per tessere e per modellare le decorazioni lignee delle case.  Quindi, pane per i denti del Garo (ma anche della Anna): escursione a piedi di circa 5 ore attraverso le colline e pranzo assieme agli anziani e al capotribù del villaggio di IFASINA.

8° giorno – 05 Novembre

AMBOSITRA/FIANARANTSOA
Il Garolfo e la Anna potranno fare qualche acquisto di artigianato locale, oltre che visitare alcuni laboratori, tra i quali quelli adibiti alla produzione di PAPIER ANTAIMORO, una carta realizzata con fibre vegetali, da parte di una cooperativa di ragazze disabili. In quella occasione,  sarà Interessante osservare come si possano produrre ottimi manufatti con attrezzature veramente rudimentali. In pratica, l’esatto opposto di quando il Garolfo si cimenta con il bricolage: risultati assolutamente scadenti anche con l’ausilio di utensili all’avanguardia.  Si prenderà, quindi,  senza indugi, la direzione di FIANARANTSOA, la città più importante dell’etnia BETSILEO (invincibili) situata alla “ragguardevole” altitudine di 1500 metri. Il suo nome ( in breve FIANA’ ) significa “posto di buona cultura” ed è nota per lo straordinario numero di edifici di culto, sia protestante che cattolico. La Città Alta (Berghém insegna), meriterà sicuramante una visita, caratterizzata per le sue stradine strette e tortuose. Si dice invece che la Città Bassa appaia più tetra e buia, ad eccezione dello splendido esempio di architettura coloniale francese rappresentato dall’edificio della stazione. I Gari, giungeranno ivi approssimativamente nel primo pomeriggio, potendo così deliziare  vista (e palato) anche con un monastero di MONACI TRAPPISTI. Mentre la Anna si immergerà in raccoglimento nella quiete mistica che avvolge il luogo, il Garo si porrà alla ricerca del monaco cambusiere, custode delle scorte di buon vino, ma, soprattutto, dell’ottimo aperitivo all’arancio là prodotti e gelosamente custoditi.

9° giorno – 06 Novembre

FIANARANTSOA/RANOHIRA
A circa 50 km da FIANARANTSOA e sulla strada per RANOHIRA  si trova AMBALAVAO, cittadina conosciuta per aver importato dalla costa est agli altipiani la tecnica di lavorazione della carta ANTAIMORO, oltre che per i terreni coltivati a vigneto. Proseguendo lungo un tratto di strada  descritto come veramente panoramico, con montagne di granito e villaggi da presepe (a proposito, il Natale non è poi così lontano), i “Garolfi” giungeranno a IHOSHY la capitale del popolo dei BARA, che hanno mantenuto l’usanza di (giocare a poker imbrogl…ehm, di) rubare il bestiame come rito di iniziazione all’età adulta. Sulla strada per RANOHIRA si potrà ammirare l’immensa prateria dell’altopiano dell’HOROMBE’, tanto grande da non riuscire a vederne la fine.

10° giorno – 07 Novembre

RANOHIRA
Possibilità di escursione nel parco, a piedi ( dalle 3 alle 6 ore di cammino a seconda dell’itinerario; già fin d’ora sarà necessario concordare un tragitto intermedio in grado di soddisfare i polmoni del Garo e la nobile pigrizia della Anna ), in un paesaggio di rara bellezza, caratterizzato da montagne dai colori caldi e dalle forme più strane, dovute all’erosione costante degli agenti atmosferici. Gli esperti raccontano che si potranno ammirare pure canyon e savane. Anche la particolarità della vegetazione e gli animali fanno di questo luogo una meta obbligatoria per conoscere a fondo il Madagascar. Per rinfrescarsi un pochino i Nostri chiederanno timidamente il permesso per fare un bagnetto in una piscina naturale scavata nella roccia e circondata da vegetazione tropicale lussureggiante.

Lemuri

11° giorno – 08 Novembre

RANOHIRA/TULEAR/ANAKAO

Dal parco si ripartirà verso TULEAR e il MARE. All’udire questa parolina magica alla Anna si spalancano gli occhi, si dilatano le pupille e si palesa l’intera arcata dentaria superiore.  A circa una quarantina di km da RANOHIRA e lungo il probabile percorso, vi è un grande insediamento-baraccopoli di minatori che cercano pietre semipreziose (zaffiri ed altro) dove ci si potrà fermare per parlare con alcuni minatori e osservare i cunicoli scavati a mano. Arrivati nei pressi di TULEAR si potrà intravedere la città che si presenterà da lontano con un centinaio di case bianche in contrasto con il territorio, in parte boschivo ed in parte desertico. Situata sul tropico del capricorno e abitata dall’etnia VEZO e MASIKORO, si dice che l’agglomerato sia dotato di un impianto urbanistico di stampo marcatamente francese, con grandi boulevard e architetture coloniali. Vive soprattutto di turismo, pesca e alcune piccole industrie del cotone e della produzione di olio di semi. Seguirà trasferimento nel pomeriggio ad ANAKAO via mare con una piccola barca a motore e sistemazione in bungalow vicini al villaggio dei pescatori della sotto-etnia dei “SARA” che si narra abbiano  il dono naturale di poter immergersi a lungo in apnea.  Si dice pure che la spiaggia sia molto bella e che  i fondali trasparenti permettano di fare splendide immersioni.

12° giorno – 09 Novembre

ANAKAO

Chi da quelle parti è passato, sostiene che la spiaggia sia  di sabbia quasi bianca e che le piroghe dei pescatori VEZO rendano il luogo molto suggestivo. Da parecchio la Anna attende questa giornata di relax.  Il Garo, pur non essendo notoriamente un lupo di mare (ma neppure d’aria), valuterà se cimentarsi in una uscita in mare con piroga a motore per vedere le balene e valutare la loro (improbabile) somiglianza con le colleghe che sguazzano al largo delle coste atlantiche di Puerto Madrin.

13° giorno – 10 Novembre

ANAKAO
La mattinata potrà essere dedicata alla visita dell’isola corallina di NOSY SATRANA, magari accompagnati dai pescatori VEZO con le loro celebri piroghe a vela, i quali potrebbero essere così generosi, (perchè no?) da apparechiare un desco a base di pesce pescato al momento e cucinato sulle braci. Al ritorno, la Anna, non esclude di valutare un incontro con lo sciamano del villaggio, in attesa della  sera, da trascorrere, auspicabilmente, sulla spiaggia, illuminata dal bagliore di un accogliente falò.
14° giorno – 11 Novembre

ANAKAO/TULEAR

Ahimè, a questo punto l’odore dolciastro della italica terra, potrebbe già rifarsi vivo nelle narici dei novelli Indiana Johnes. Al mattino è prevista la ripartenza da ANAKAO con la barca a motore e, arrivati in città, si potrà camminare amabilmente tra gli innumerevoli e stretti passaggi che separano le casupole che caratterizzano TULEAR. Vi sarà la possibilità di fare una capatina alla scuola professionale dei salesiani e degustare del gelato prodotto dalle ragazze della scuola. Nel pomeriggio, possibilità di acquistare dell’artigianato locale, in particolar modo conchiglie molto ambite dai collezionisti. Dopo la cena  in un ristorantino la Anna e il Garolfo potranno conoscere un lontano cugino di quest’ultimo,  il sig. LUPO (nome di battesimo: PIETRO),  docente di antropologia e storia delle religioni presso l’università di TULEAR, al quale si potrà donare la quota progetto a sostegno di un’iniziativa che lui stesso illustrerà.

15° giorno – 12 novembre

TULEAR/ ANTANANARIVO

Partenza dall’immenso aeroporto di Tulear con direzione la Capitale, Tanà. Qua i nostri saranno ripresi in consegna dalle hostess dei cugini francesi che li traghetteranno nuovamente, ancora via Paris, nel Paese del sole, dei sapori mediterranei, dei Nani, delle ballerine, dei trapezisti, dei telefonini e (in generale) del buon vivere. In volo ci si potrà vantare, finalmente, di possedere (in comproprietà con gli altri 59.999.998 compatrioti) una ventina di hangar con tanti aeroplanini bianchi rossi e verdi. Il Garo e la Anna si guardano negli occhi fermamente convinti che a breve faranno una capatina nella Città eterna per ritrovare Lamammadialdo. Ovviamente con volo all inclusive offerto dalla Cordata.

IL VIAGGIO (dopo).

14 novembre 2008.

La Anna ed il Garo difficilmente avrebbero potuto immaginare, a priori, l’umana ricchezza delle emozioni distillate (e stoccate) con i piedi ben saldi sulla terra dell’Isola Rossa. Non esiste lessico in grado di descrivere, anche pur sommariamente, i minuti, le ore, i giorni ivi trascorsi. Anche per questo motivo, i tributi sotto riportati (nell’ordine in cui incontri ed avvenimenti si sono dipanati), non possono assolutamente fregiarsi del carattere dell’esaustività.

Tributi.

  • Alla premurosa assistenza di Vittorio di “Planet”. (Perché perdere l’aereo è un pochino diverso dal perdere il treno….)
  • Alla umana varietà dei bus pubblici di Tanà, ove è impossibile non cambiare posto a sedere per almeno 5 volte nella medesima corsa.
  • Alla chiassosa disciplina dei bimbi durante il pranzo alla comunità Akamasoa.
  • Al duro, fiero lavoro nelle fonderie di Ambatolampy.
  • Alla gettonatissima “Birra dei Tre Cavalli” ed alla sua dissetante variante dolce.
  • Alle donne malgasce chine sull’acqua delle risaie.

Il riso del Madagascar.

  • Al riso alla cantonese (mai) ordinato nel “pub” di Ambositra.
  • Alle stuoie intrecciate, dono degli Zafimaniry.
  • Alle spericolate discese in baramba (che sorpresa!) per le strade di Fianà.
  • Alla messa presso la “Casa della Carità” ed ai suoi canti che stringono alla gola.
  • Agli occhi iniettati di vita di Suor Luigina (che in carcere i palloni se li mangiano, pota!).
  • Alla fiera ed orgogliosa lucidità della Mamera.
  • Alle impronte dei palloni di cuoio sulle mura del carcere di Ambositra.

Calcio e carcere.

  • Alla Manioca Gialla Fritta alla Fermata del Treno (di Manapatrana).
  • A Luciano ed a tutti i volontari di RTM.
  • Ai “parazzzzzi” ed ai loro sacchettini.
  • Alla serena e spontanea praticità di Rosanna.
  • Agli Ariary sporcaccioni;
  • Ai galli del Madagascar, che ancora sanno fare bene il loro mestiere (cantare all’ora debita, s’intende, per il resto non sono state raccolte prove valide).
  • Alle  budinose gobbe degli zebù.
  • Ai licci, che non sono ciliegie (e manco vi assomigliano), anche se uno tira l’altro.
  • Ai bonjour vasà.
  • Al silenzioso sciabordìo delle piroghe Vezo.
  • Al vigoroso ed ispiratore vento di Anakao.
  • Al rumore dei chicchi di caffè sulla stuoia dello sciamano.
  • Alla “sconvolgente” vitalità e senso del ritmo di nonno Maflera e del suo nuovo cappellino arancio.
  • Ad Alessandro, alla sua Linda, che ci hanno accompagnato nel peregrinare in terra malgascia.

Anakao. Vento in poppa.

  • Al fido Didier : alla sua perizia nell’evitare i maldestri ciclisti malgasci e nell’affrontare i guadi. Degno di nota il suo celebre sorpasso della (…).
  • A Faneva, piccolo Didier, alle sue sorelline, alla sua mamma ed alla Epicerie.
  • A tutti, ma proprio tutti, i bambini del Madagascar.
  • Alla profonda cultura, sensibilità, disponibilità del Prof. Pietro Lupo.

Baobab malgascio.

  • A Paola, che per quindici giorni ha bandito gli algoritmi finanziari per meditare, indignarsi, commuoversi e meravigliarsi.
  • Al Capitano dalla barba sale e pepe (semicolta) ed alla sua errante biancheria intima. Geniale, creativo, munifico, premuroso e ordinato condottiero nel mondo malgascio.
  • Al genio fotografico di Dariogiorgio.
  • Alle hostess (di terra) del porto di Tulear.

Hostess di terra (a sinistra).

Hostess di terra (a sinistra).

  • Alla hostess (d’aria) del volo AF 5378, che ha reso, per quanto possibile, meno drammatico il rientro (N.d.G: nota inserita previo nulla osta della Anna).
  • Al ricordo degli sguardi, dei colori, dei luoghi, delle situazioni che emergono lentamente fino alla superficie del pensiero: prima quelli più forti, via via quelli più tenui.
  • Alla convinzione di aver toccato con mano, anche se per pochi giorni, una realtà fino ad ora inesplorata, in grado di aiutarci a discernere tra quanto di buono e meno buono abbiamo a disposizione nella quotidiana vita da Vasà.
  • Infine, a quel vago, indefinito ma persistente senso di privazione che ci accompagnerà per lungo tempo.

Testi e fotografie: Garolfo 2008.

Il sole si tuffa nel mare di Anakao.

16 risposte a “Madagascar?

  1. …e bravi i nostri garolfi!!!
    Proprio un bel viaggio…..purtroppo NOI comuni mortali dobbiamo anche lavorare e non possiamo assentarci in periodi dell’anno cosi’ cruciali per il fatturato….
    E’ una meta pero’ che mi piacerebbe raggiungere un giorno con la Giulia…quando sara’ cresciuta.
    In questo momento mi sta urlando nelle orecchie!!
    Un saluto caro e un abbraccio a tutti e due.

  2. @ kenny (gai)
    Il mitico Kennygai! Che piacere! Il fascino della Rete! Eh si, dopo una estate di ININTERROTTO e DURO lavoro, i “Gari”, tra tre lunghe, impegnative settimane, staccheranno la spina per qualche giorno.
    Se la tua perizia nel cullare la Giuly è pari a quella che ti era propria nell’alzare “el gombet”, allora sei realmente un ottimo padre…Ricorda, ad ogni buon conto, che la cantina dei Garolfi è sempre ben provvista di “Teroldec” della miglior riserva. Baci a tutti e tre!

  3. Madagascar, antananarivo, andasibe, Tanà… Ma che oohhoohh!!! Se beco chi è che fa ‘sto casino… Quando tornate ve la facciamo noi la Cordata. A corto di energia?? Per trovar la carica non mettiamo le dita nella presa (per lo meno in quella universale) ma l’unico viaggio che ci rinfranca è nella nostra isola felice… trentina. Madacascar..Pertera.

  4. @Giuliano
    Eh eh….Una delle “mission” sarà proprio quella di scoprire quanto siano celebri, anche in terra d’Africa le “rime ermetiche” dell’ Eroe Germano! Ola Giù, fai a modino!

  5. Garolfo sei grande!!! Anna di certo non ti annoi con un marito così!! Non mi resta che dirvi BUON VIAGGIO e BUON DIVERTIMENTO!!!

  6. @iccia
    Mah….annoiarsi, magari no….ciao!!

  7. …buon viaggiooooo!! O forse, visto che oggi ne abbiamo 30, dovrei dire bene arrivati nel continente (o meglio isola annessa) africanooooo… Mi raccomando, fate un servizio fotografico (trans)oceanico!! 🙂

  8. Ad Anna occhi belli e a Marco lingua lunga..per le chiacchierate sotto la luna e per i silenzi quando servivano…perchè viaggiare da soli non è sentirsi soli…Veluma!

  9. Garolfo, mi ha segnalato il tuo sito Paolo, condottiero e “guida etnica” di tante generazioni di viaggi in Madagascar.
    Sono partecipe insieme a te, lette le tue parole, delle vite, gli occhi gli animi di quell’isola, e con noi Linda, che spero e credo sorrida da una delle stelle che si vedono (solo a?) Anakao.
    Buone cose.

  10. @Max
    La prossima volta ti unisci pure tu….magari in aeroporto una peretta di Valium o affini..e via!

    @Paola
    Silenzi? Al Garo non è parso di stare in silenzio neppure la notte. Per lo meno secondo i commenti dei compagni/e di camera…

    @Alessandro
    Guida “etnica” ci piace.
    Spesso con le parole è difficile rappresentare luoghi, sentimenti, sensazioni. Per chi da quelle parti è già passato e colà ha vissuto e distillato emozioni, è forse più semplice interpretarle e coglierne l’essenza.
    Buone cose anche a te.

  11. Non ci conosciamo ancora, ma Paolo il ”nostro’
    capitano mi ha parlato molto di voi . Vi mando quelle che erano state le mie impressioni di ritorno dal madagascar nel 2003

    Impressioni di un viaggio in Madagascar

    In un angolo di mondo, in quello che non si vuole definire Africa , ho scoperto un paese di cui poco o niente si sa in Italia, e che viene per lo più identificato come ultima nicchia ecologica per specie in via di estinzione o meta alternativa per viaggi particolari.
    Sapevo di un paese povero, molto povero, reduce da una recente guerra civile che aveva compromesso una già’ non facile situazione interna .
    Occorre andarci per scoprire immagini di una bellezza struggente e a volte di una tristezza indimenticabile.
    Bisogna visitarlo, parlare con la gente del luogo e con le persone che da tempo lì lavorano, guardare gli occhi spenti dei bambini che per strada ti chiedono un regalo, i volti segnati delle donne costrette ad ammonticchiare bucato in lavatoi comuni o a vendere in improvvisati mercati all’aperto i loro poveri prodotti, per comprendere che cosa significhi vivere in un presente senza futuro.
    Il Madagascar non è il posto migliore al mondo per vivere.
    Mi chiedo se valesse proprio la pena correre tanto in un secolo per arrivare a questo punto. Mi domando che mondo sia il nostro in cui tutto si è fatto globale tranne le nostre coscienze, dove tutti cercano un senso alla vita quotidiana, ma dove si sopravvive lo stesso anche senza avere coscienza civile.
    Scopro un paese malato e contraddittorio, dove la luce della speranza è tenuta accesa dall’opera dei volontari, laici e religiosi, spinti dalla stessa voglia di giustizia sociale e dallo stesso amore verso i più deboli.
    Mi colpiscono la determinazione e la tenerezza che traspaiono dagli occhi di una suora ad Ambositra che gestisce da 20 anni un centro di accoglienza per handicappati gravi, quando in visita, ci descrive le attività svolte e ci mostra orgogliosa quanto con poco è riuscita a fare . Ma anche per lei la sofferenza è grande: occorrono immensi sforzi per ottenere sempre cosi’ poco.’
    E la forza paziente che si percepisce nelle parole di Padre Ravilio a Ranohira mentre racconta come debba fare anche 50 km per portare una parola di fede e di speranza.
    Come non rimanere commossi e insieme impressionati dall’incontro con gli abitanti del villaggio di Ifasina condannati al loro destino di esclusi fra gli esclusi?
    Anziani , donne e bambini tutti mi guardano speranzosi perchè’ come medico possa risolvere i loro impellenti problemi Ma ho le mani legate ho poco o nulla con me rispetto a quelle che sarebbero le loro esigenze mi sento davvero impotente di fronte a una così grande necessità. Rifletto sulla quasi totale inutilità del mio lavoro in Italia e mi chiedo se sia possibile con l’attenzione , il sostegno da parte di ciascuno di noi riuscire a trasformare in realtà la speranza di queste persone.
    Il capovillaggio ci ringrazia per la visita e mai un grazie mi è sembrato meno meritato.

    Occhi grandi, neri, sgranati di curiosità nel chiedersi chi sei, ci accolgono nell’orfanatrofio a Fianarantsoa . Manine appiccicose ci cercano per giocare, si addormentano fiduciose nelle nostre braccia , sorrisi di bambini vivaci e pieni di fiducia verso gli altri ai quali è stata offerta un’alternativa alla strada.
    Torno a casa sapendo che in un paese che non ha ancora modellato forme definitive e stabili di democrazia dove spesso non sono garantiti nemmeno i bisogni primari e nel quale i diritti dei bambini sono spesso negati, esiste anche la realtà di spazi sconfinati di bellissime stellate e di grandi orizzonti, dove mi piacerebbe immaginare che la gente , grazie alla presenza di chi si pone al servizio degli altri, possa guardare con speranza alla vita .

    Un grazie di cuore a Paolo che mi ha permesso di fare quest’esperienza e a voi cari compagni di viaggio che con me l’avete apprezzata e condivisa .
    Noemi

  12. @ Noemi
    E’ passato qualche anno dalla tua visita in quei luoghi, ma le parole descrivono bene l’essenza dell’isola rossa e dei suoi abitanti…
    Grazie per aver lasciato la preziosa traccia del tuo passaggio in questi ameni luoghi virtuali!
    A presto!

  13. Non so perchè, ma oggi sono tornata qui.

  14. Perché un viaggio che ti ha cambiata un po’. Ci ha cambiati tutti un po’…

  15. Lo, so, lo so. Il Perchè.. 🙂

  16. Adesso mi tocca organizzare un viaggio in Madagascar 😉

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