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Catapulte.

Il Garo legge incuriosito e divertito l’articolo in cui si scrive che la Rai TV ha posto l’attenzione sulla puntata della fiction “Ciclone in convento” perché contenente la scena di un matrimonio tra omosessuali. Preso da curiosità irrefrenabile, ha richiesto pareri scritti ed informali a teologi, escapologi, filosofi, giuristi, osteopati. Nessuno, tuttavia, è riuscito a fornire una risposta (che fosse esaustiva o meno). Il Nostro, quindi, si è ricordato della propria connessione internet e ha recuperato un’utile articoletto in grado di fornire qualche spiegazione e rischiarare  (ancorché solo parzialmente e temporaneamente) le tenebre medievali che avvolgono la Prima Azienda Culturale del Paese.

Il Garo tuttavia si ferma.  E riflette un poco (operazione per lui alquanto complessa), convincendosi al fine della necessità che una mano vellutata, premurosa e materna si adagi soavemente sugli occhi del teleutente per evitargli traumi da immagini inopportune, blasfeme e truculente. E della necessità di proporre rappresentazioni di colore, candide, tenui e rassicuranti (proprio come queste). Dippiù. Il Garolfo si permette di suggerire interventi di somma urgenza per arrotondare espressioni inudibili. I “falli (sportivi) da tergo” dovrebbero diventare “bua da dietro”. Separazioni e divorzi, invece, “scelte di vita autonome indotte da tardive visioni vocazioniste”. Le violenze in famiglia, magari, “passeggeri momenti di opacità mentale”. Quanto a rimedi per i varietà, in cui abbondano ghiandole mammarie e quintali di prosciutti, lasciate che il Garo ci pensi un pochino.

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Miasmi.

Il soggiorno in penombra, la tenda abbassata sul terrazzo, a cui si accede attraverso una porta dalla quale ciondolano e sbatacchiano sottili cinture di gomma colorata animate dalla calda brezza estiva. Dal cortile abbacinato dal sole si arrampicano le grida dei ragazzini, finalmente liberi di scorrazzare nel pascolo urbano. Ci sono pure il ventilatore a soffitto, il frigo americano, una avvenente ragazza caraibica con la pelle olivastra umida di rugiada che porge ammiccando una birra ghiacciata da mezzo.

Per il Garolfo, poco immaginaria e drammaticamente reale  è invece  la programmazione estiva della Tivvù dello Stato. Un giardinetto rigoglioso e fiorito di immagini in bianco e nero, reload, rewind, story, a grande richiesta, collection, magazine, Grandi Ritorni, Dadaumpe, Estati in diretta (nel timore che le Vite  siano ancora troppo appese ad un filo). Tutto è più fresco, leggero e già visto. Gli unici a non risentire della bella stagione sono i titoli del Tg1, per il quale l’anticiclone delle Azzorre staziona dalle nostre parti 365 giorni all’anno (con i suoi intrighi reali, matrimoni sott’acqua, Osservatòri di Milano, candide spiagge e cinghiali genovesi). Da qualche anno, finalmente, anche gli Alti Dirigenti della Prima Azienda Culturale del Paese hanno infatti capito che la Televisione Differenziata è il principale indice di sviluppo di un paese avanzato. Nell’incapacità di farsi largo nei cumuli di munnezza, si riciclano i programmi (da qualche parte si doveva pur cominciare). Nel Regno del Càtodo, i contenitori abbondano: ma non sono di plastica e men che meno di soli tre colori come i cugini cassonetti (azzurro, giallo, verde). Al contrario, possono essere disseminati a decine nei palinsensti: variopinti, profumati  e seducenti come pappagallini amazzonici. E come accade con quelli di plastica, qualche indigente (alla disperata ricerca di avanzi), vi può precipitare dentro. Con il rischio di ebbrezza da miasmo e ribaltamento tra le fameliche fauci dell’autocompattatore di turno.

Milenarock.

Il Garolfo, per una volta,  si piglia la licenza del copiaeincolla. Chiedendosi  se “MammaRai” abbia ancora ancora l’intenzione di rassicurare (forse quello si..), cingere tra le sue braccia informative, approfondire, la dignità di conservare l’amore per  il rigore, i fatti e la verità. Il Garo una sua idea se l’è già formata. Sarebbe curioso conoscere la vostra..

Buonasera, (o buongiorno) a tutti, questo blog è stato aperto per tenervi informati sullo stato avanzamento lavori, ovvero -che ne sarà di noi-.
Come ho detto, per ora siamo fermi. Di solito a quest’ora stiamo già lavorando per la serie autunnale, ma siccome il mio contratto è in scadenza, e chi di dovere non mi ha convocato per discutere il rinnovo…non possiamo far altro che stare a guardare.
Non sono incollata alla mia sedia e  il cda di qualunque azienda ha il diritto di cambiare, innovare, modificare, liberarsi di chi non è “allineato”. Diciamo che dopo 28 anni di Rai, e solo Rai, ho chiesto ben due mesi fa di sapere se intendono avvalersi ancora del mio contributo oppure no. Sarebbe civile e leale dire le cose chiaramente,  soprattutto per via del fatto che nessuno è dipendente, e quindi non si porta a casa uno stipendio anche se parcheggiato.
Nessuno ovviamente ci impedisce di cercare altre strade, ma solo quando le porte saranno definitivamente chiuse, o le condizioni impossibili, perché crediamo nel servizio pubblico, ne abbiamo fatto in questi anni la nostra missione. Nel modo meno fazioso possibile, mi auguro.
Certo, val la pena di riflettere su quel che sta succedendo nella più grande azienda culturale del paese, dove, abbiamo capito,  gli “assets” strategici, sono un problema (*).  Come se la Fiat (in questo momento l’esempio è peregrino, lo so) decidesse di rottamare i modelli che vende di più, senza averne in vista di nuovi.  I casi sono due: o gli amministratori sono incapaci, o vogliono portare l’azienda al fallimento. Mi chiedo cosa pensa l’azionista, cioè il Ministero del Tesoro, perché dentro la Rai, oltre agli arredi, ci sono 13.000 dipendenti. Cosa pensa il Presidente della Repubblica sull’ingerenza politica, ben oltre i limiti decenti, che sta spolpando la Tv di pubblica.
Noi non possiamo far altro che aspettare. A puro titolo informativo, dai dati che vedo pubblicati, Report incassa 8,5 milioni In pubblicità, ne costa 2,2. Il mio compenso può arrivare a 180.000 l’anno lordi, dipende dal n. di puntate. Fra i programmi di prima serata è fra quelli con il più basso rapporto “costo-ascolto.
Nei prossimi giorni ne sapremo di più.
Milena Gabanelli.

Da: www.milenagabanelli.it  12 guigno 2011.

“Cara Gabanelli
Ho saputo che hai messo Vivere non è facile come sigla finale di Report.
Sono orgoglioso e fiero di essere considerato all’altezza di un così prestigioso, libero e coraggioso programma televisivo unico degno di rispetto.
Ti abbraccio forte cara amica…
Vasco Rossi
venezia 13062011

p.s. Con l’intervista su Io Donna hai dimostrato che la giornalista potresti farla con la mano sinistra mentre bevi una CocaCola!
Sei veramente unica!”

Vasco Rossi, profilo Facebook, 13 giugno 2011

E, per chiudere, il Garolfo posta un fotogramma scattato al tubo catodico (Rai 1) nella “serata referendaria” di lunedì 13 giugno 2011, ore 23.40. Esempio di “asset strategico”, che, tuttavia,  non costituisce un problema ed al quale, in Rai, sarà probabilmente garantita lunga vita (*).

Tuttapanna.

Il Garolfo non riesce trattenere il proprio canino istinto di uscire nuovamente allo scoperto per ribadire la propria incontrollabile infatuazione per il caschetto più dorato e la mascella più volitiva delle mezzobusto televisive, appartenenti alla Susannina Petruni. E per sostenere ufficialmente la sua candidatura alla Direzione del Secondo Telegiornale dello Stato (quello del cubetto rosso che gira inclinato sul proprio asse). Affinchè possa importare un bel carico di autorevolezza ed imparzialità (notoriamente abbondanti al Tg1).  Così, alla buon’ora, i Teleutenti potranno sorprendersi nell’udire qualche domanda (che possibilmente non custodisca già in sè la risposta), in grado di mettere seriamente (e sanamante) a disagio l’autorevole interlocutore di turno. Ma il Garo non si limita a questo. Si augura pure che un giorno possa raggiungere l’agognata poltrona di vice pure l’eroe giornalturistico dei Due Mondi. Così. per dare un tocco casual alla troppo equidistante (dall’equidistanza) informazione televisiva italiana. Pubblica, enonsolo.

Neurovegetazione.

Da anni la scienza medica (branca anestesia), ne era alla ricerca. Per operazioni importanti, estrazioni di denti del giudizio, partorienti con il terrore del dolore. Nuove pratiche, in sostituzione di quelle troppo triviali, complicate e farragginose, per annullare la sensibilità, la coscienza ed il dolore del malcapitato paziente.  Iniezioni  semiletali ed esalazioni fastidiose ormai da tempo non più si addicevano ad una Medicina che potesse definirsi moderna. Ecco quindi la nuova frontiera della narcosi contemporanea. Gli unici effetti collaterali fino ad ora conosciuti consistono semplicemente in una  una possibile alterazione permanente delle funzioni neurovegetative, nella consistente riduzione del ricordo e del senso critico. Bazzecole.  Ah. Il Garolfo  stava dimenticando di segnalare che la somministrazione, da oggi in poi, avverrà per via oculare (ed auricolare). Pochi secondi di suono e qualche minuto di parole. Rivoluzionario, non trovate?

SPERIMENTA IN ANTEPRIMA.

Piccoli aeromobili (crescono).

Un palinsesto tipo qualunque di marzo 2011, Primo Canale di Stato. Diretta dal cuore della Lombardia. Sullo sfondo un ampio parcheggio improvvisato di furgoncini, affastellati come in un Tetris, tutti fioriti di pentoloni bianchi puntati verso le stelle.  “Da dove ha preso origine la Sua passione per gli aeroplani?” “Beh, invero mio padre era un Generale dell’Aeronautica Militare, io avrei voluto seguire la sua carriera ma per un banale problema di salute ho dovuto rinunciare, così ho cominciato a costruire, dipingere e far librare nell’aria modellini di aeroplano”. “L’altro giorno stavo facendo decollare, qua nel campo l’ultima mia creatura, il mio preferito, l’Hercules C-130, quando mi sono improvvisamente imbattuto…”. Dallo studio romano, un giornalista brizzolato, con tono secco: “Si certo, però non divaghi, le domande, se mi consente, le facciamo noi. Di questo avremo modo di parlare nelle prossime settimane, se non nei prossimi mesi…”. “Ma mi dica, possibilmente in maniera concisa, come ha reagito Suo padre al fatto che Lei non potesse seguire le Sue orme? E’ assicurato per eventuali danni? Che radiocomando usa per le Sue creature volanti? E che telecomando usava al momento del ritrovamento? E..se fosse nei panni dei genitori, valuterebbe di concedere il Cristiano Perdono ai responsabili?

Il Garolfo è assolutamente solidale con tutti i giornalisti, tuttologi, presentatori, per i quali sono attese settimane particolarmente impegnative. Ore ed ore di lavoro straordinario, domande improbabili a parenti, forze dell’ordine, amici,  addetti alle ricerche, erpetologi, giallisti, sindaci, criminologi, anatomopatologi, medici legali, casalinghe, dog sitter. Il tutto ben condito da svariati metri quadrati di ottimo e morbido pelo. Da incollare, a strisce, sullo mucose dello stomaco.

Aggiornamento 2 marzo 2011. Come da previsione, puntuale come un orologio svizzero o un aeromobile (vero) tedesco. Eccolo, l’aeroplanino radiocomandato, con tanto di proprietario.

Sovraesposizioni.

Il buon Virginio lo si può scorgere a far esibire cantanti in erba. A decantare  risparmi mirabolanti cliccando per passare ad altro distributore del gas o dell’energia elettrica. A districarsi tra paroline e sinonimi all’ora di cena, con la sua lombarda “e” chiusa. A promuovere le partite a pagamento (quelle che arrivano dalla terra, mica dal cielo). O a fare bella presenza in qualche sit com sulla tivvù privata. Voce rugosa e fisichetto tutt’altro che asciutto e slanciato, forse a causa di un eccesso di forchettate di pasta che non è fatta di pasta. Ma che si chiama pasta. Un po come lo spezzatino ed il latte di soia. Che chiamano così, pur non avendo nulla a che spartire con il maiale ed il bianco e fluido prodotto della mucca. Il Garolfo, tra la copia e l’originale, predilige l’originale. E se copia dev’essere, tanto vale fare uno sforzo di fantasia per attribuire dignità di sostantivo originale ed autonoma. Con buona pace se il testimonial ha il dono dell’ubiquità catodica.