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Aggregazioni semplificative (due).

Praticamente a fagiuolo. Il Garolfo riceve un SMS P&P (tipo Pubblicità progresso, N.d.G.), del tenore seguente.

Fai un gesto di civiltà. Se hai ricevuto da (omissis) un SMS che parla di riallineamento delle tariffe” (=pagare di più), chiama il 190 e chiedi le modalità per recedere da (omissis). Attenzione. Non chiedere la portabilità del numero. Ma come recedere. Forse ci ripensano. Fai girare questo SMS.

Pensa che il rapporto con il proprio Gestore è paragonabile agli amori agostani dei tempi che furono. “O te o nessun’altra”. Decide allora di porre fine al proprio stato di innamoramento (post) passionale. Dopo svariate promesse da marinaio di un manipolo di telefoniste/i e responsabili dell’Ufficio Marketing, vengono  finalmente trasmessi, da uno di loro,  un paio di documenti, il secondo dei quali è così intestato: “Dichiarazione di recesso – richiesta rimborso credito“. Il Nostro sgrana gli occhi unendo, nella lettura, le parole della prima riga: “La gestione delle richieste di recesso e rimborso prevedono un costo a carico del cliente che verrà addebitato tramite acquisto di Carta Servizi. Ricorda allora le parole sulla gratuità della sua (ex) innamorata/Gestore (si veda “Aggregazioni semplificative uno”). Si sente ferito. Tradito. Ingannato. Menato un pochino per il naso. Come se, rincasando prima del previsto, avesse trovato la propria bella a letto, poco vestita, finestre aperte con tende svolazzanti, canottiera bianca a righe appesa al pomello ottonato del letto in ferro battuto, scarpa da uomo in pelle nera sul davanzale che custodisce un calzino bianco.

Il Garolfo pensa, allora, che se quello di cui si tratta è un Recesso gratuito, allora è meglio utilizzare la Carta servizi per accedere alla toilette ed infine porre fine alla procedura tirando con forza e decisione la (re)catenella.  Che, in soldoni, significa bla bla e messaggini solo quando realmente indispensabile.

Per gli ulteriori sviluppi:  “Aggregazioni semplificative (tre)”Genky’s blog, che il Garo ringrazia per la collaborazione.

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Aggregazioni semplificative (uno).

Il Garolfo riceve un messaggino agostano dalla sua Compagnia Telefonica “di fiducia”. Prima di consumare il pasto quotidiano legge sul giornale un comunicato dal medesimo tenore dei centosessanta caratteri.

“(omissis) informa che a partire dal 1 ottobre 2008 procederà ad aggregare alcuni vecchi piani ricaricabili non più sottoscrivibili (elenco a piè di pagina), con l’obbiettivo di semplificare il proprio portafoglio (*) di piani tariffari, nonché rendere nuove tipologie di servizi e promozioni accessibili a tutti i propri clienti. I clienti interessati potranno in qualunque momento scegliere gratuitamente uno dei 5 piani tariffari della attuale offerta di (omissis), oppure scegliere, entro il 30 settembre, il nuovo piano Easy Day Special che permette di parlare con tutti a 15 centesimi al minuto senza scatto alla risposta e con tariffazione sugli effettivi secondi di conversazione. Inoltre, entro il 30 settembre, i clienti con tali profili tariffari avranno la possibilità di attivare gratuitamente la promozione Infinity per parlare gratis con tutti i numeri (omissis) dopo il primo minuto di ogni chiamata. Sono a disposizione il numero gratuito 42593 e il sito (omissis) per conoscere le condizioni dei piani e le modalità della suddetta semplificazione, avere maggiori informazioni su come effettuare il cambio piano gratuito, attivare la promozione o esercitare gratuitamente il recesso ai sensi dell’art. 70.4 del d.lgs. 259/2003″.

(*) Il verbo più appropriato da affiancare al portafoglio dei clienti è sicuramente diverso. N.d.G, nota del Garo.

Il Garo è dispiaciuto. In fondo al suo Piano telefonico un pochino era affezionato. Cerca di accettare l’ineluttabile ed all’improvviso, colto da un senso di francescana carità, si allaccia gratuitamente le scarpe, chiude a sbafo l’uscio di casa, inforca, sempre senza pagare alcunché, la propria fida due ruote, dirigendosi in centro. Saluta gratuitamente il garzone di fiducia il quale, a sua volta (sempre a titolo gratuito), contraccambia. Pensa che l’alone mistico che lo circonda potrebbe addirittura conferirgli virtù miracolose. Come quella di cogliere, tra le amene informazioni scandite da una meccanica voce femminile pre-registrata, anche le modalità per esercitare, senza costi, il recesso.

Per gli sviluppi il Garo vi invita a visitare anche “Aggregazioni semplificative due” e    “Aggregazioni semplificative tre”

Novemilatrecento/11

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11.47. Ma Lei, sul catalogo aggiornato lo ha trovato? Eh. Il catalogo è nuovo, forse non è aggiornato. Ok, va bene, Le mando le caratteristiche. Mi organizzo e vengo a trovarLa. Lei ha un cellulare? Magari lunedì vengo a trovarLa.

12.00 Sò sempre tra suore, preti e scenziati. Hai studiato queste vacanze?

12.10 Adesso si. Ciao bella, sto in treno. Andate al mare, oggi? No?

12.12 Sembra abbastanza morto. Perché a quest’ora! Ieri, bello. Si è emozionata, piange appresso alla mamma. Lo ho già preso il treno, capisci? Le chiavi le hai lasciate lli? Mamma, papà, nonni vari. La nonna quando mi ha vista è sbottata a piagne. Se sentimo dopo, ciao nonnì!

12.20 Bene, si, si. Alle 15. Ok, ci sentiamo, ciao.

12.45 Non prendeva. Pronto. Adesso te lo passo. Si, si. No. Ciao.

12.46 Si? Stiamo chiacchierando. Grazie, anche a te. Ciao.

12.49 Angi, tutto a posto? Michele, si, Michele. E Debora, stasera. E come viene a prendere le scatole, le dai pure quelle. E’ da uomo, di Michele. Bacio, ciao ciao.

12.53 Sto già sul treno. Sto mangiando il K. Cereali. Sto tornando a casa presto. Domani o stasera devo spostare le lancette?

13.01 La carrozza è otto. C’è tanta gente diversa da me. Ciao Cicci, ciao. Mmm, niente, niente. Vabbene ok, ci vediamo stasera.

13.10 Io lo ho anticipato. Quando ritorni? Non me lo avevi detto che avevi pomeriggio, Giuseppe. Mi sono precipitata per tornare a casa e allor…Stop.

Il Garo pone fine allo stillicidio, calza gli auricolari e si immerge nel suo mare di note digitali. Finalmente una play list personalizzata. Cullato dal rollio si adagia tra le braccia di Morfeo e sogna. Sogna di tornare all’epoca in cui un vecchio signore dalla barba bianca, nel Massachussets,  verifica empiricamente alcune teorie nell’assordante silenzio del proprio laboratorio. Sogna pure di doverlo accompagnare in una città vicina, per un esperimento dei suoi e per incontrare l’amico Alfred. Ma il viaggio è lungo, molto lungo. I cavalli devono cibarsi e dissetarsi. E la carrozza, oltre ad essere una vera carrozza, non garantisce gli standard minimi del comfort. Il Garolfo apre l’occhio destro; toglie l’auricolare sinistro. E pensa che il concerto vocale che lo circonda, tutto sommato, ha un che di gradevole.

Pollice verso.

garoautostop

Il Garo è seriamente preoccupato per la sorte delle sue vacanze estive itineranti. E’ da qualche tempo che gli accade un fatto alquanto singolare. Quando chiama gli amici con il suo marchingegno telefonico mobile e questi hanno di meglio da fare, è costretto a mettere a dura prova le articolazioni del proprio pollicione. Pigia, pigia e ripigia il tasto con la cornetta rossa per battere sul tempo la consueta, monocorde, voce femminile registrata che lo mette in guardia, ma nulla da fare. Si tratta di una lotta impari. “Lei è collegato con la segreteria telefonica“. Nulla quaestio. Avvertito è stato avvertito. E pensare che ha sperimentato le brezza del credito al consumo per sostituire la sua vituperata, vecchia, cabina telefonica con un fiammante, ergonomico, ultra slim, apparecchio all’ultimo grido. “Mah -sospira il Nostro- si tratterà di una partita di pulsantinicornettaarossa insensibile al padrone e con un debole per il celebre scatto alla risposta“.

Il problema, tuttavia, non è di secondaria importanza. Narciso com’è, il Garolfo, si vergogna a praticare l’amato autostop con il ditone fasciato. Pazienza. Per l’estate prossima ventura niente viaggi in auto a scrocco ma una bella all inclusive a Sharm. All’insegna del tutto ok…

Liberi.

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Il “Garo” osserva, non senza un malcelato moto di invidia, Ilaria Velina e Francesco Pedata, raggianti ed ebbri di libertà. La prima scaglia (ignara del bendiddio che sta gettando alle ortiche), torte alla panna su un muro, si suppone per farsi beffe del vicino di casa. Il secondo, con sguardo lucido, presente ed acuto, conduce un trattorino per “pareggiar l’erbe”, riparato da un elegante cappello a falde larghe. Pure il “Garo” vuole il suo Mulino Bianco e per questo si palesa risoluto nell’abbandonare lo stato di prigionia in cui versa. Ingolosito dal quadretto bucolico, si invola verso il negozio dalla lacrimuccia rossa con il fine ultimo di liberarsi da ogni forma di vincolo alla libertà espressivo – vocale. Una gentile ed ammiccante signorina lo accoglie in tailleur come se lo stesse attendendo dall’eternità. Lo fa accomodare su una avvolgente poltrona in pelle (rossa come la lacrimuccia) e prende a decantare i mirabolanti effetti terapeutici di tale stato di autonomia essenzialmente sentito come diritto. Il Nostro la osserva in volto e scorge i primi sintomi di apnea da eccessiva sollecitazione di corde vocali. D’un tratto è illuminato dal ricordo di un adagio che gli ripeteva sovente la sua nonna (prima di involarsi verso le stelle), con sguardo fiero, sincero e bonario. -Ricorda, mio “Garo”, che la libertà non ha prezzo– . Pensa, vieppiù, che dal tempo delle gite domenicali con i pantaloncini a zampetta è trascorso ormai qualche lustro. Chiede timidamente alcune informazioni alla interlocutrice la quale, un poco spazientita, taglia corto giocandosi il jolly dei terminali bloccati.

Il protagonista ha le idee più confuse di prima. Non è riuscito a capire uno se la libertà proposta abbia un costo e, due, in caso di risposta positiva al quesito uno, a quanto ammonti questo costo. Sconsolato, si prefigura il mulino del suo Mulino Bianco arrancare per mancanza d’acqua. Qualche calcinaccio si stacca dalla parete immacolata. Il camino cessa di fumare ed il fido custode se ne va a causa di una vertenza sindacale. Il giardiniere addenta noncurante un artra sarciccia e il grano dorato tutt’intorno è reso inservibile da un trattorino taglia erba fuori controllo. Si sradica così di scatto dalla poltroncina rossa, saluta con rancoroso distacco missvendotuttoio e varca l’uscio. Respira la salubre aria della via, pensando che in fondo poco importa se avrà ancora l’illusione ottica di vedere il sole a scacchi. Si consola tuffandosi nel suk cittadino, dove le zucchine, le carote, i cavolfiori, gli scolapasta, le mutande di cotone e le canottiere a costine hanno un prezzo preciso. Magari alto, ma ce l’hanno. Eppoi, niente scatti alla consegna della merce. Neppure in caso di commercianti atletici.


Bue e asinello.

bueasinellocard.jpg

Menzione speciale del Garolfo per due propri simili. Affinchè possano donare, come già fecero qualche tempo fa a qualche chilometro di distanza, un poco di tepore a tutti coloro che, spesso non per scelta propria, sono costretti a subire i rigori della vita.

Per un Bel Paese (e un mondo), migliori. Magari, banalmente, per cominciare, privi di scatto alla risposta, divina e meritata punizione per i poveri Adamo moderni che cercano (e, ahimè, trovano), la propria Eva nel lussureggiante giardino dell’Eden telefonico. Vieppiù liberi da:

bueasinellocards“,

pagaconcartasiepoichiamagratiscards“,

youme&laltrocards“,

chiamapercentoeautoricaricatipertrecards“,

tiregaloiltelefonoepoinoncambioperatoreperventannicards“,

cavatigliocchiperguardaremilanintersulcellularecards“,

scaricatilinnodimamelipolifonicocards”,

“milleesseemmessediauguridainviareinseriecards”.

Buon Natale e felicissimo duemilaotto!