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Induzioni.

Il Garolfo deve adottare una decisione estrema. Sbarazzarsi dell’orpello più inutile ed inaffidabile issato sulla sua due ruote senza motore. Rumoroso, faticoso, fastidiosamente idrosensibile. La sua ghiera è perennemente consumata e neppure il piccolo cappuccio nero d’emergenza per aumentarne il grip, può lenire i patimenti da lui causati (oltre ai medio lunghi tratti percorsi nelle tenebre). Il Nostro è (solo) sfiorato dall’idea di rimpiazzare il piccolo generatore di elettricità con un paio di lucine a batteria. Pensa altresì che sarebbe una vera assurdità disperdere così tanti watt di energia muscolare, contribuendo al contempo all’inquinamento globale da mercurio e cadmio. Il Cagnolino Nero Tignoso ripensa allora alla recente gitarella (agonistica) in terra danese. Accende il fido Mac e prende a cercare vorticosamente tra i flutti della rete, ricordando i biondi cittadini sfrecciare ad ogni ora sulle ampie piste ciclabili, con mezzi a catena di qualunque tipo, dimensione e con qualunque numero di ruote. Un paio di decine di minuti di ricerca ed ecco gli agognati oggetti della ricerca.  Induzione elettrica e flash luminosi: questi sconosciuti in terra italica. A breve in zona Garo.

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Selezioni.

Il Garolfo, visti le ginocchia ed i polpacci un poco dolenti, scende per una trentina di secondi dalla sella per poi inforcare nuovamente la fida (e datata) mountain bike. Dopo tanto faticare adagia il ronzino gommato a lato della strada bianca scorgendo, poco distante, i quattro sgabelli in tessuto rosso, attorno ai quali vi è un grande armeggiare. Estrae la propria copertina in ciniglia dallo zaino e si adagia soave, dopo aver attinto avidamente alla borraccia. Si sdraia e pochi minuti più tardi si lascia invadere i padiglioni auricolari dalle concilianti e sopraffine melodie dei quattro sax, sapientemente annodate tra loro, le cui note proseguono poi per la loro strada perdendosi tra i sassi della malga ed i boschi di larice. Solo qualche applauso scrosciante come intermezzo, proveniente dalla congerie umana all’uopo ivi sopraggiunta ed abbigliata con calzettone lungo, zaino, cappellino, maglioncino tecnico & similari.  Una mamma, imbarazzata, cerca di convincere (con insperato successo), il proprio pargolo  a moderare il tono della voce.  Come coreografia naturale un anfiteatro montuoso,  circondato da tanto blu e da qualche nuvolone nero appeso alle cime e come adagiato, nella parte inferiore, su di un immaginario piano trasparente. Anche qualche campanaccio di vacca ed un sottofondo di ruscello dicono la loro. Pure qualche fresca margheritona (pure di vacca) diffonde nell’ambiente il proprio gradevole umore. Il Nostro cerca di concentrarsi ed immagazzinare, nella scarsa memoria ram di cui dispone, suoni, odori, immagini, pensieri. Da cui attingere, un migliaio di metri più in basso (ed un paio d’ore dopo), al fischio del primo SUV ed alla prima emissione acustica altrettanto inquinante di un neonato isterico (figlio di altrettanto isterici genitori in vacanza), rappresentata da un suono molto simile a quello del maialetto che teme per la trasformazione della propria tenera carne in salsiccia. Il Garolfo scopre così che anche per il genere umano esiste la selezione della specie. In questo caso, però non è necessaria la compresenza del pesce grande e di quello piccolo: sono sufficienti qualche centinaio di metri di dislivello, oltre alla totale assenza di strade carrabili e/o impianti di risalita in attività.

Portus Cale.

Rientrato in BananaRepublic già da qualche tempo, come promesso, il Garolfo intende celebrare, a modo suo, in questo post, gli splendidi quindici giorni trascorsi (audio) in terra lusitana. Ancora scorrono davanti agli occhi le materiali testimonianze della ricca e travagliata storia portoghese. Le esplorazioni per mare durante il Medioevo; le lunghe lotte per cacciare i Mori con l’ausilio dei crociati stranieri e dei Cavalieri templari; il genio del principe Enrico il Navigatore… Il Garo ha avuto così modo respirare l’aria, fresca e festosa (audio) della accogliente Capitale lusitana e del suo quartiere Alfama. Di compiere (ivi) un bel giretto sullo sferragliante tram Numero Ventotto. Di assaporare il gusto liquido-croccante della jinjina, nello splendente borgo di Obidos. Di annusare la nebbia leggera che si adagiava sulle case affastellate accanto al fiume Douro e sulla sapiente Città di Coimbra. Di gioire con i portoghesi (oltre che con i brasiliani e gli olandesi) per i fasti delle rispettive nazionali, nei bar, all’ora di pranzo (audio & audio). Di prendere (e farsi prendere) a martellate durante l’empatica e gioiosa festa patronale di S.Joao a Porto, fino a notte fonda (audio). Di osservare il suo spettacolare e vertiginoso panorama serale dal ponte di Dom Luìs, fino all’orizzonte oceanico.

Di guidare, senza una meta precisa (ma con l’itinerario ben conficcato nel capoccione) lungo l’entroterra e le coste battute dal vento dell’Algarve, con l’umida aria di sale tra i capelli (?), fino al rosso farol di Cabo de Sao Vicente (audio). Di vagare a piedi, la sera, guidato dall’umore di pesce grigliato e dalla gioia dei grilli per un pò di meritata frescura (audio). Il tutto sapientemente condito dai voli d’angelo (rectius, a pelle d’orso), del sig. Cumenda, dalle vacue dissertazioni di Pierino La Peste, dalle divertenti, comiche e complici occhiate con Barbara & Raffaella/o e dal Patto del Tricolore tacitamente (ma neppure poi molto), siglato con quest’ultimo. Senza dimenticare, la professionalità, l’attenzione la sensibilità, il piglio della Siora Isa e lo straordinario slancio vitale della Siora Luisa. Grazie a tutti (e tutto). Di cuore.

Frecce & Frecce.

Il Garolfo ha ancora negli occhi le meraviglie morfologiche ed architettoniche e nelle orecchie la musicalità della lingua portoghese. Di tutto ciò non vede l’ora di dissertare  (a breve) su queste pagine: solo il tempo di riavvolgere la bella pellicola dei giorni spensierati trascorsi in terra lusitana. In attesa del rewind, qualche riga sul rientro in terra natìa. Il Viaggiatore Nero Tignoso  atterra nell’aeroporto più centrale e pratico del Bel Paese e si precipita a scavezzacollo sul pullman diretto alla stazione ferroviaria. Dopo circa un’ora di ibernazione a meno dieci gradi, si cimenta in una una corsa verso i binari avvolto da una bolla d’aria umida e bollente. Biglietto volante self service. Orgoglioso, con il proprio tagliando stretto nella mano destra si dirige verso la banchina coperta dalla opprimente struttura metallica nero-grigiastra e apprende dal tabellone elettronico del ritardo nella partenza del proprio amato trenino. Il Garolfo, un pochino costernato, si rivolge ad una pertica di addetto con tanto di cappellone rosso da ferroviere a cui è stato assegnato il compito di alleviare i dubbi e le perplessità dei viaggiatori. Gli fa notare che questo ritardo comporterà la perdita dell’ultima coincidenza utile della giornata per raggiungere la propria cuccia. “Eh, caro signore, vuole che la differenza di soli sei minuti nella stazione di cambio faccia in modo che  si tratti di una coincidenza?”. E mister sorrisino supponente aggiunge, chiudendo:  “In ogni caso, per maggiori informazioni è meglio si rivolga al Capotreno”. Il Nostro, così, apprende che due treni sono coincidenti in una stazione quando partono e arrivano nello stesso preciso istante. Peccato che i passeggeri non volino o non possano essere lanciati con la fionda. Tant’è. Se lo dice un esperto, perché non crederci?

Il Garo si accomoda nel posticino assegnato e si rivolge alla Signora Capotreno, la quale risponde che al momento non ha notizie sulla “coincidenza”.  Si gode così una parte di viaggio, assistendo pure  ai semicomici “postumi” del furto di un laptop dalla cappelliera. Dopo un’oretta si ripone alla ricerca della signora in divisa, seduta con una collega un paio di carrozze oltre. Consola gentilmente  il Garolfo rassicurandolo che non dovrà fermarsi in un albergo della città di cambio, in quanto la medesima chiederà di ritardare la ormai celeberrima “coincidenza”, oppure, al più, produrrà la richiesta per una fermata straordinaria di un treno (di due ore successive), che altrimenti “tirerebbe diritto” nella città del Nostro; il quale, apprenderà  più tardi, che l’opzione prescelta sarà la seconda. “Sarà sufficiente presentarsi all’Assistenza Clienti  (presidiata fino a tarda notte e preallertata all’uopo), per gli adempimenti del caso”. Il Garolfo TimeTable ringrazia e scende dal suo EurostarCity preferito, dirigendosi all’ Ufficio preposto, chiuso a doppia mandata. “L’Ufficio è aperto fino alle ore 1. Dalle ore 21 alle ore 1 il personale di Trenitalia potrebbe essere impegnato nel presenziamento ai treni. Per eventuali necessità contattare il numero 313 (…)” Dopo circa cinque minuti si fa vivo dal presenziamento (della scrivania), un omino tanto occhialuto e tarchiato quanto scocciato, il quale viene reso edotto della situazione. Lo stesso nega categoricamente che un treno possa effettuare una fermata non programmata. Dietro  non poche insistenze , lo stesso attiva un paio di concilaboli telefonici al termine dei quali sentenzia che probabilmente il treno si fermerà nella stazione di destinazione (lo stesso spiegherà pure che il termine di probabilità di fermata non supera il 90% e che in ogni caso sarà opportuno rivolgersi al Capotreno). Il Garolfo ritorna così in banchina apprendendo, non senza sorpresa, che il treno della probabilità e della (ipotetica) salvezza è a sua volta in ritardo di una mezz’oretta. Dopo l’ulteriore, interminabile, attesa, contatta l’ennesima signora Capotreno la quale, in Lingua Madre, spiega che è la Capo del trancio tedesco del serpente metallico e che è necessario rivolgersi al Capo del trancio italiano. Scovato quindi  il responsabile latino, questo afferma che non ha notizie di una fermata straordinaria. Gli occhi color petrolio del Garo inteneriscono non poco il gentile ferroviere il quale, dopo una telefonata, si avvicina al macchinista per consultare (o concordare) la tabella di marcia.

Circa un’ora e mezza più tardi si ode l’inconfondibile rumore di un trolley rimbalzare a peso morto sulla scaletta di un treno spalmato lungo una stazione deserta. In testa nessuna livrea fiammante stile Freccia Rossa, Argento, Oro o Mirra, ma solo un locomotore sferragliante verde e bianco, impreziosito da alcuni locomotivales variopinti. E’ l’ora in cui i fornai cominciano a depositare i caldi e fragranti loro prodotti nei cestoni bianchi adagiati nei laboratori. E’ il tempo di respirare nuovamente l’amata, decadente aria dell’Italia che si muove. O, quantomeno, si impegna a farlo.

P.S.  Nel caso qualche Quadro delle Ferrovie dello Stato fosse interessato a conoscere nel dettaglio località e orari del Corso degli Eventi, non esiti ad interagire con il Blog del Garolfo.  Il Nostro sarà ben lieto di fornire tutte le informazioni si rendessero utili.

Sommovimenti.

Il Garolfo pensa ai cambiamenti epocali a cui può portare il laborioso operato di chi opera nei Sacri Palazzi romani (senza vincolo di mandato). Nuove regole e strumenti, più moderni ed al passo con i tempi, in grado di rivoluzionare le modalità di delocalizzazione (urbana e non) della materia umana. Disciplinata dal Codice di chi, sulla Strada, si muove. Come il casco elettronico, che prevede  vengano trasmesse informazioni al mezzo mediante un trasmettitore blue tooth, in modo che la moto non si accenda se il casco non è indossato. Il Nostro pensa a cosa potrebbe accadere se la batteria del CopriCranio si scaricasse in curva. Pensa altresì che la scelta tra qualche capoccia bollita dalle onde elettromagnetiche o ammaccata da un paracarro, sia alquanto ardua. Le nuove legislative consentiranno inoltre agli amici ciclisti di parcheggiare la propria due ruote sul marciapiede, “purché non intralci”. Il Garo immagina come possa essere contento l’amico munito di bastone bianco che, camminando rasente al muro, stramazza al suolo urtando il pony metallico.

Scorrendo (con l’inconfondibile occhio tignoso), la proposta di legge il Garolfo scopre inoltre che qualora, con il proprio macinino, arrotasse disgraziatamente sulle strisce pedonali un pargolo o la vecchietta con la sporta della spesa, perderebbe più punticini che nel caso in cui la vittima sia un giovine con le stampelle o una bella fanciulla bionda (in stato) interessante. Tutto in barba alle pari opportunità.  Per non parlare del casco solo per i giovani ciclisti, muniti comunque di scatola cranica molto più elastica di quella di un cinquantenne osteoporotico e con i riflessi da dinosauro.  Interessante anche l’iniziazione astemia per i neo patentati: se un automobilista è stato reso idoneo alla guida da più di tre anni, invece, un grappino ogni tanto è comunque ammesso. Insomma, secondo il Garo si stanno per rivoluzionare le regole per chi si sposta sulle proprie gambe o con l’ausilio di oggetti circolari in gomma in grado di ruotare attorno ad un asse centrale. Quanto alla scatola nera per le quattro ruote, siamo in attesa che i nostri amici parlamentari, prima dell’approvazione definitiva della Grande Riforma, stabiliscano pure l’obbligo dell’airbag, delle tendine parasole di Marilyn  e del seggiolino per il bimbo del Secondo Ufficiale.  Di aereo di linea.

Giovanni, impiegato (parte seconda).

Gli affezionati del Blog del Garolfo sicuramente ricorderanno la storia di Giovanni, impiegato (rinvenibile <qui>) ed il suo colpo di fulmine per l’oggetto più ambìto dai pendolari autostradali. Ebbene, razzolando nella cassetta delle lettere, di ritorno a casa dopo una dura giornata lavorativa condita come un’insalatona greca dagli strali del capo, rinviene una letterina a lui indirizzata, recante “Proposta di modifica unilaterale del contratto Telepass Family.”

Gentile cliente,

per adeguare il contratto Telepass Family di cui è titolare a sopravvenute esigenze gestionali (?), dal prossimo 1° aprile 2010, verranno introdotte alcune modifiche che non comportano alcun impatto sulle modalità di utilizzo del servizio (?) e sul canone di locazione… (14,88 Euri annui, che il nostro Giovanni paga ben volentieri, in ossequio all’italico adagio “pagare per pagare”).

L’occhio torvo ed affaticato del nostro Padre di Famiglia scivola quindi sulla carta fino a scorgere il dettato del nuovo articolo 2.2. del contratto.

(…) In tutte le ipotesi di furto (!) o smarrimento dell’apparato Telepass, TLP addebiterà al cliente, nella prima fattura utile, l’importo di euro 30,00 (IVA compresa) a titolo di indennizzo per le spese sostenute da TLP per il recupero del medesimo a causa della mancata restituzione dell’apparato Telepass. E’ facoltà di TLP (lucciconi agli occhi per la magnanimità, N.d.G.), dietro espressa richiesta del Titolare, di non addebitare l’importo, nell’ipotesi in cui il Titolare fornisca prova di avere adottato tutte le misure idonee a garantire la sicurezza dell’apparato Telepass medesimo. In alternativa, il Titolare ha la facoltà di richiedere di corrispondere a TLP, l’importo mensile di Euro 0,07 IVA compresa , per ogni apparato Telepass attivo (!) ai sensi del presente Contratto e per tutta la durata del Contratto, a titolo di contributo spese per la mancata restituzione dell’apparato Telepass e per le spese sostenute da TLP per il recupero del medesimo. Tale importo mensile (quota di vitalizio previdenziale per la futura Classe Dirigente di Autostrade, N.d.G.), verrà addebitato fin dalla prima fattura utile successiva alla anzidetta sottoscrizione.

Il buon Giovanni si gratticchia il pizzetto, pensando a come si fosse romanticamente illuso del fatto che l’esiguo (?) canone annuale, ricomprendesse pure il costo di una polizza assicurativa per il furto e lo smarrimento del magico apparecchietto. E pensa, al contempo, di come potrebbe essere in grado di fornire la probatio diabolica nel caso di fatal evento. Potrebbe presentarsi, con il cappello in mano, innanzi ad un Punto Blu, guirando di aver smarrito la saponetta grigia in un fiume. A causa di una imprevedibile folata di vento insufflata nell’abitacolo dell’auto, indotta dal repentino cedimento del perno del blocchetto della serratura della portiera con contemporaneo collassamento del finestrino e del parapetto protettivo in plexiglas del viadotto. Per risparmiare i 30 Euri, a supporto dell’istanza di discolpa, potrebbe produrre gli atti di citazione in giudizio del costruttore dell’autoveicolo, della società che lavora nell’indotto dell’auto (SeraLaPortiera S.p.a.) e del Gestore della Strada Statale. Per non incorrere nel furto e rimborsare la saponetta, invece, Giovanni pensa ad una cassaforte da portare nell’auto, ad una cassetta di sicurezza in banca, oppure all’introduzione del Telepass proprio lì. Certo, proprio lì. Ma un barlume di lucidità lo aiuta a convincersi che una Banda del Buco munita di lancia termica potrebbe, in un istante, vanificare cotanta perizia nella custodia. Pure un ladro di Telepass specializzato in proctologia renderebbe tutto inutile.

Il nostro impiegato giunge quindi ad assumere una decisione tanto tragica quanto ineluttabile. Chiedere al proprio amato Capo un pomeriggio di permesso per adagiare la creatura di plastica nelle mani di un funzionario autostradale, con buona pace per il suo vitalizio. Non prima di un caldo, estremo, struggente tentativo di protezione. In fondo, di ladri proctologi, non ne circolano poi molti…

Giovanni, impiegato; al ritorno ai dialoghi con il casellante.

(Sempre più) uno di noi.

Reparti.

Il Garolfo fremeva per il  rientro nel Bel Paese. Per gustarsi il proprio regalo di Natale. Il ritorno delle ultimissime sulla gotta, sulla rinite, sulle  scoperte della scienza per lenire i dolorosi effetti delle unghie incarnate e sui (meno scientifici) rimedi della nonna per rimuovere in un lampo i tappi di cerume…

Oltre che  per quella sopra, il Garolfo è lieto per l’ ulteriore, lieta novella. E’ online la nuova pagina del blog: New York City.