Archivi categoria: Fatti del Garo

Tatù.

La canicola fa ribollire aria e sabbia, mentre sulle pelli di gradazione dal bianco neon al bruno pane tostato, abbrustoliscono iconografie di tutti i tipi. Cuori trafitti, serpenti avvolti su rami spinosi, simboli di squadre di calcio, tribali d’ogni tipo, autocitazioni, mazzi di fiori, delfini di diversa età (e pezzatura). Se ne stanno là. Ben stirati sui giovani corpi che fanno loro da tela e che li hanno fortemente voluti, consapevoli della loro indelebilità e del rischio che parte di essi, con gli anni, possano scomparire in qualche pieghetta della cute, deformarsi, stiracchiarsi, acciambellarsi. Sono i tatù i protagonisti indiscussi del bagnasciuga per l’estate, che si godono il loro scampolo annuale di gloria. Al pari delle dissertazioni sullo status da prima fila al bagno, dei settimanali con i vips in copertina, delle granite al bar in ciabatte. Come questi ultimi, però, sono destinati a tornare dietro le quinte con il primo fresco tardo estivo. Riemergendo da tabarri, piumini e canottiere della salute solo in rare occasioni. Come una doccia, una visita dal dermatologo o una lampada dall’estetista.

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Monei.

Il Garolfo legge attento la pagina stropicciata che da qualche giorno giace sul tavolo: “Le banche protestano per i conti correnti gratuiti a favore dei pensionati fino a 1.500 Euro”. Il Nostro, di primo acchito, capisce che i nostri virtuosi Istituti di Credito  saranno costretti ad aprire un conto agli italici lavoratori quiescenti, mettendo loro a disposizione il gruzzoletto. “Beh, allora certo che le banche si hanno da lamentà, rimugina il Garo”. In realtà il gruzzoletto non lo prestano loro, ma lo portano i “vecchini”.  Quindi, per gli amati Istituti, non è sufficiente avere a disposizione denaro da far fruttare prestandolo ad altri con tassi da capogiro, ma è pure necessario che su quel gruzzoletto il “vecchino” paghi l’obolo. La custodia dei Gettoni d’oro deve pure avere un prezzo, anche perchè su un materasso gonfio di lattice anzichè di banconote, si dorme meglio. E già si vocifera che le lagnanze stiano facendo proseliti. I negozi di maglieria e i supermercati meditano di far pagare ai clienti 0,10 € cent/min il caldo (l’inverno) e il fresco (l’estate), di cui possono godere durante la permanenza, a prescindere dagli acquisti (contributo climatizzazione). Il gastronomo del mercato fisserà a 0,05 € cent il gesto di porre il pollo arrosto a colui/lei che lo ha acquistato (contributo consumo calorie). Il barista a 0,15 € cent il costo lavaggio bicchiere dell’aperitivo (oltre al prezzo dello steso). 0,20 € cent qualora l’avventore/trice faccia uso di rossetto (contributo brillantezza). Il Comune assoggetterà ad occupazione suolo pubblico i pendolari in attesa delle fermate dell’autobus. Il precipitato di tutto ciò è la netta sensazione che la povera clientela sia generalmente sottomessa ad elevati tassi d’usura. Delle parti innominabili.

Maggiordomi.

C’è uno strumento che si utilizza per salire in alto, generalmente di legno, fatto con i pioli ed utile per vincere la gravità ed limiti della bassezza umana. Il Garolfo lo accosta (oltre ai lavoratori, s’intende) a quegli individui, poco dotati di rettitudine ed onestà, che si impossessano delle cose altrui. Alla voce corrispondente, sul “Devoto”, di loro si legge: “Chi commette un furto o è dedito abitualmente al furto (…)”. Tuttavia, chi commette od è abitualmente dedito, non è solo colui cui la definizione vocabolariesca si riferisce, ma anche colui che, (per comune convenzione popolare), regge il lungo arnese di cui sopra. Dunque, se il povero Bel Paese è ridotto nello stato in cui giace, non è solo colpa di chi ha commesso od è stato dedito. Ma anche (soprattutto) di tutti coloro che hanno retto ben salda la scala, avvilendo la propria personalità in atteggiamenti di umiliante sottomissione o dipendenza più o meno consigliati dal calcolo o dall’interesse (cit.). In particolare coloro che, per deontologia professionale e missione prima, avrebbero dovuto essere  le mordacchie al potere, avrebbero dovuto raccontare le cose, scovare le notizie, sguazzare nei fatti, razzolare negli oscuri cassonetti della politica e degli affari, porre le seconde domande. Ma anche solo le prime.

Ma c’è da scommettere che l’Italia (Paese dall’oblìo facile), delle enormi responsabilità dei maggiordomi dell’informazione già si sta scordando. E proprio per questo loro sono già pronti, senza un briciolo di dignità e di memoria, a baciare nuove mani e a portare, sulla punta delle dita, vassoi argentati colmi di racconti ritagliati sulle misure di qualche (nuovo) padrone. Con buona pace di chi,  leggendoli o scorgendoli in TV, li crede integerrimi depositari di soli fatti.

Iunaited Chingdom.

Il Garolfo osserva di sottecchi le rigide movenze del giovane paziente. Che nonostante ampie fasciature, botte violacee e lunghi ricami di sutura, si sposta rapido  da un angolo all’altro della camera come una scimmia in gabbia, sotto gli sguardi sconcertati dei compagni di sventura. “United Kingdom, Dolomites, Mountain Bike, Path, crash, rescue, hospitalflight to go back”. Questa la cronologia dei tag che il Garo riesce ad apprendere dal giovine, involontario ospite. All’estremità del gesso destro  uno spartphone che continua ad interpellare vocalmente, con tono tutt’altro che sussurato. All’altro capo, in vivavoce, la signorina di un call center che con modulazione fintamente conciliante risponde alle perentorie e poco amabili sollecitazioni, dissertando  di email, fax, documenti, visti sanitari, autorizzazioni, lasciapassare, salvacondotti, permessi, licenze, beneplaciti, rimborsi, voli.  Nel mentre, il sudddito primate di Sua Maestà  ghermisce a piedi nudi (!) gli interstizi delle piastrelline nocciola del nosocomio, sotto il rassegnato ed impotente sguardo del vetusto padre, all’uopo spedito nella Terra della Pizza con il primo volo low cost utile. I silenziosi e menomati compagni di stanza si scambiano sguardi eloquenti e densi di significato: per loro l’alternativa è tra il tifare per la permanenza del Paziente Inglese o per le spiccate capacità della signorina call center (e la conseguente immediata disponibilità di un aereo attrezzato pronto al decollo dall’aeroporto più vicino). Il Garo pensa che anche al lettore più sprovveduto non sfuggirà che a prevalere tra gli inermi spettatori  sarà quasi certamente il secondo desiderata.

(Italiche) pregunte.

garofaq

Al Garolfo pacerebbe  stimolare le centinaia di migliaia di intelligenze che leggono il blog.  Ingegneri, politologi, sociologi, infermieri, giuristi, parapsicologi, cartomanti, internisti, erpetologi, urbanisti.  Affinché forniscano il loro contributo per ottenere risposta ad alcune banali, italiche domandine.

Perché:

  1.  alla Direzione Generale della Rai deve essere nominata una signora “che gode delle  silenziose ma sicure simpatie dei vertici vaticani che vedono in lei un interlocutore affidabile“,  in luogo di una signora indipendente che risponde solo alla coscienza propria e gode delle sole simpatie (silenziose o rumorose) dei suoi collaboratori?
  2.  Dopo aver pagato il pedaggio dell’autostrada: si  paga il canone del Telepass, il gasolio è più caro, nei bagni ci sono i cestini per le offerte, se un sassetto ti frantuma il parabrezza te lo paghi, per uscire dall’atogrill dopo aver addentato un gommoso Camogli devi percorrere il labirinto come una cavia?
  3. Si paga profumatamente un conto in banca su soldini poi girati a terzi dietro lautissimo corrispettivo?
  4.  Ci si accanisce a tessere eleganti accappatoi in ciniglia che portano in giro l’acqua senza asciugarla?
  5.  I papà e le mamme accompagnano i frutti del loro amore a scuola con l’auto fin nell’atrio, come al MacDrive?
  6.  Con la mano destra si incentivano le energie rinnovabili e con la sinistra si vendono milioni di decoder per il digitale terrestre dotati di inutili milioni di lucette accese, pure da spenti?
  7.  Per cambiare la lampadina al fanale delle auto moderne è necesario smontare radiatore, testata del motore e coppa dell’olio?
  8. Nelle italiche gare podistiche la colonna sonora è il clacson dell’automobilista e non il canto di merli e passeri?
  9. Nei programmi televisivi di sport c’è solo calcio per antipasto, primo secondo, contorno, caffè, ammazzacaffè e ruttino?
  10. Gli autovelox sulle strade debbono essere segnalati con cartelli e nessuno invece segnala la venuta degli Ispettori del Lavoro o del medico fiscale?

Il Garo si scusa per le bagatelle e ringrazia in anticipo tutti coloro che ci metteranno del loro per diradare le nebbie in cui si perdono le italiche pregunte di cui sopra.

Ala rotante.

Il Garolfo si getta in strada per la propria sgambatiella serale. Cerca di schivare, per quanto possibile, le pozzanghere più profonde, sotto secchiate di pioggia. Nei pressi del fiume ascolta avvicinarsi un suono di turbìne e masse d’aria spostate con violenza. Oltre gli alberi spunta l’enorme profilo dell’aeromobile bianco e rosso. Si accende un prestante faro sotto la sua pancia che illumina a cono una fascia umida  e puntella, per qualche secondo, la poca luce superstite della sera. La coda ondeggia vistosamente nelle raffiche per  scomparire con il resto dell’animale metallico volante oltre l’orizzonte. Poco dopo il Nostro si trova a transitare nei pressi del grande complesso bianco punteggiato da decine di finestrelle illuminate.  Ode un sibilo proveniante dall’alto, prima quasi impercettibile, poi sempre più forte, che si accompagna ad un inconfondibile e penetrante odore di avio. Dopo pochi secondi la sagoma di delfino si riaffaccia dal tetto, scontornata da luci verdi e gialle che bucano il crepuscolo come flash. Sale a marcia indietro per una cinquantina di metri, sembra arrestarsi per un istante come sospesa nel vuoto, si pone repentinamente  in punta per poi scivolare, rumorosa ed imponente, oltre i condomìni della sera cittadina. Per i supereroi dell’aria, della poggia, del vento, anche per oggi è giunto il momento per poter osservare le bizze del meteo dai vetri di casa, con i piedi ben saldi a terra.

Dienneà.

Il Garo scruta di sottecchi coloro che lo hanno svezzato, sopportato, allietato, sostenuto, rimproverato, svagato, scrollato, incitato, consigliato, consolato.  Che sono sempre rimasti defilati e discreti, soprattutto da quando  il nido è andato svuotandosi. Un poco si rimprovera, pensando a quando ribatte (di default) alle loro considerazioni, con argomentazioni del tipo: “i tempi sono un poco cambiati”. Intimamente convinto, di converso, che la gran parte degli adagi, valevano allora come valgono oggi. Funziona un pò come con gli articoli della Costituzione Repubblicana: non sono mai demodè.  E poco importa che i loro consigli  siano (fossero), nel merito, giusti o sbagliati. Perchè l’amore e il “disinteresse” con cui sono forniti, li rendono sempre giusti.  Il Garo ripete spesso di aver preso il peggio da entrambi. E di questo va assolutamente fiero, crogiolandosi nell’affetto che ha ricevuto e riceve. Un tempo con qualche carezza (solitamente rifuggita, con sdegno, da buon maschio), cose pratiche e (molto) altro. Oggi, con molti silenzi significativi e con la discrezione di chi capisce, senza grande fatica, quanto si muove in una capoccia di figlio. Per il mezzo del semplice ascolto di  un tono di voce o dello scorgere la contrazione di un muscolo facciale. Si tratta di predisposizione genetica e di allenamento. Duro, ripetuto, costante allenamento.

P.S. Post scritto (anche) per persuadere il GaroBabbo a riproporre, nel prossimo Menù Ufficial-casalingo, il baccalà (con polenta).