Tatù.

La canicola fa ribollire aria e sabbia, mentre sulle pelli di gradazione dal bianco neon al bruno pane tostato, abbrustoliscono iconografie di tutti i tipi. Cuori trafitti, serpenti avvolti su rami spinosi, simboli di squadre di calcio, tribali d’ogni tipo, autocitazioni, mazzi di fiori, delfini di diversa età (e pezzatura). Se ne stanno là. Ben stirati sui giovani corpi che fanno loro da tela e che li hanno fortemente voluti, consapevoli della loro indelebilità e del rischio che parte di essi, con gli anni, possano scomparire in qualche pieghetta della cute, deformarsi, stiracchiarsi, acciambellarsi. Sono i tatù i protagonisti indiscussi del bagnasciuga per l’estate, che si godono il loro scampolo annuale di gloria. Al pari delle dissertazioni sullo status da prima fila al bagno, dei settimanali con i vips in copertina, delle granite al bar in ciabatte. Come questi ultimi, però, sono destinati a tornare dietro le quinte con il primo fresco tardo estivo. Riemergendo da tabarri, piumini e canottiere della salute solo in rare occasioni. Come una doccia, una visita dal dermatologo o una lampada dall’estetista.

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