Ala rotante.

Il Garolfo si getta in strada per la propria sgambatiella serale. Cerca di schivare, per quanto possibile, le pozzanghere più profonde, sotto secchiate di pioggia. Nei pressi del fiume ascolta avvicinarsi un suono di turbìne e masse d’aria spostate con violenza. Oltre gli alberi spunta l’enorme profilo dell’aeromobile bianco e rosso. Si accende un prestante faro sotto la sua pancia che illumina a cono una fascia umida  e puntella, per qualche secondo, la poca luce superstite della sera. La coda ondeggia vistosamente nelle raffiche per  scomparire con il resto dell’animale metallico volante oltre l’orizzonte. Poco dopo il Nostro si trova a transitare nei pressi del grande complesso bianco punteggiato da decine di finestrelle illuminate.  Ode un sibilo proveniante dall’alto, prima quasi impercettibile, poi sempre più forte, che si accompagna ad un inconfondibile e penetrante odore di avio. Dopo pochi secondi la sagoma di delfino si riaffaccia dal tetto, scontornata da luci verdi e gialle che bucano il crepuscolo come flash. Sale a marcia indietro per una cinquantina di metri, sembra arrestarsi per un istante come sospesa nel vuoto, si pone repentinamente  in punta per poi scivolare, rumorosa ed imponente, oltre i condomìni della sera cittadina. Per i supereroi dell’aria, della poggia, del vento, anche per oggi è giunto il momento per poter osservare le bizze del meteo dai vetri di casa, con i piedi ben saldi a terra.

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