Garolfo On Line

Voce marcata come ‘garolfo’

Fruttoni.

4 Dicembre 2009 · Lascia un Commento

Niente asciugacapelli da campeggio. Niente caricabatteria a manovella. Niente torce elettriche. Neppure i fermenti lattici (anche se, magari…). Nessuna traccia di ZainiMilleTasche gonfi come una tarma dopo un lauto pasto nel guardaroba invernale. Senza moschettoni, corde, zanzariere, sacchi a pelo, materassini, asciugamani, borracce termiche, repellenti strong per le forme più inusitate di insetti (anche se, magari…). Solo una scartoffia con scritto il nome di un hotel sulla Trentaduesima. Qualche straccetto, tanto per non patire in maniera eccessiva i rigori invernali.  La reflex, quella si. Con l’obbiettivo nuovo. Anzi, usato. Ma non ancora pagato. Comodato di prova. Neppure il tempo di porgere l’estremo saluto al suo eroico predecessore, passato a miglior vita durante la Maratona di Monaco di Baviera.  I cui ingranaggi di zoom apparivano, ad onor del vero,  già fortemente immunodepressi a causa di prolungata (e, a posteriori, fatale), esposizione ai letali  granelli di sabbia desertica. Un paio di biglietti del treno ed un paio dell’aereo. Quattro giri di chiavistello. That’s all.  Il Garolfo attende con ansia l’intensa vita urbana d’oltreoceano. Perché asserire il contrario potrebbe apparire un tantino azzardato…

Categorie: si, viaggiare
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Pause.

15 Novembre 2009 · Lascia un Commento

La suoneria del pataccone nero appoggiato sul tavolo ridonda violenta nella sala silenziosa e il legittimo proprietario armeggia pigiando qualche tasto. Maglione blu, capello arruffato, pelle olivastra, dopo aver zittito il gingillo elettronico  si alza e coglie dallo scaffale un libro. Sfoglia cinque o sei pagine con il medesimo sguardo con cui una scimmia sbuccia una banana. Indi  si ricolloca al proprio posto e con la bocca semi aperta e gli auricolari insinuati nel cranio torna a fissare il laptop adagiato sul tavolo.

Inequivocabili segnali che per il Garo è quantomai opportuno un meritato intermezzo. Scende le scale e si infila nella buvette per godersi il meritato caffè al banco di metà mattina. A fargli compagnia giungono cinque signori allampanati di giovane età. Completi grigi e neri stirati da un ingegnere meccanico, camicie inamidate  che sostengono fisici longilinei (ma, al contrario del cervello, sicuramente poco tonici). Scarpe con punta quadra carenate di rumoroso cuoio e verniciate di nero.   Soprabito giallo cammello sottobraccio. Capello corto e ben curato. Il Garolfo nota come la produzione in serie, fino a poco tempo fa, fosse circoscritta ad automobili, elettrodomestici e poco altro. Ma è noto: il mercato evolve.  “Espresso macchiato caldo, caffè normale, orzo in tazza piccola, decaffeinato bollente con poca schiuma macchiato freddo, americano tiepido in tazza grande”. “Un cornetto alla crema, uno al cioccolato e uno vuoto”. Il Nostro, con l’immancabile traccia della pausa sul naso, osserva come la barista con i capelli raccolti alla Pocahontas, non si scomponga minimamente nel ricordare le complesse ordinazioni e nel servire professionalmente gli illustri clienti (che non la degnano di uno sguardo). Pagano e si allontanano immersi in alte dissertazioni professionali. Anche il Garo fornisce il corrispettivo della consumazione (e saluta).  Salendo le scale, ardentemente atteso dal primate antropomorfo vicino di tavolo, pensa come nella propria vita non si cimenterà mai in almeno un paio di esperienze professionali. Il barista e l’analista finanziario. Meglio un bel posticino da impiegato ministeriale o la carriera nella suprema assemblea elettiva di Piazza Montecitorio. Tra il resto, Roma, è una gran bella città. Ragione per la quale, è quantomai opportuno ricominciare a studiare. Cita permettendo.

Categorie: Fatti miei
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Le quattro stagioni del “Garo”.

18 Ottobre 2008 · Lascia un Commento

Queste pagine vogliono essere una raccolta di quanto pubblicato in un anno sul diario virtuale del Garolfo (http://garolfonline.wordpress.com). Dal bit alla carta, insomma. Praticamente il percorso inverso rispetto alle teorie evoluzionistico-tecnologiche fatte proprie (anche) dagli ultimi cinque o sei Ministri della Funzione Pubblica. Qualora il significato di alcuni scritti apparisse eccessivamente criptico, i collegamenti ipertestuali del sito potrebbero (forse…) essere d’aiuto”.

Trattasi della prefazione al “Blog di carta del Garolfo” (copertina a fianco), edizione prima e limitata, visti il costo della materia prima e la maestria necessaria per l’impaginazione (pagine pari, pagine dispari, margini etc etc: da uscire di senno). Il Garo invita tutti coloro che non avessero già ricevuto l’ameno compendio letterario, a richiederlo direttamente su queste pagine. Invita altresì i fortunati possessori a conservare gelosamente la loro copia numerata con la perizia analoga alla custodia di una giocata a lotto, dopo aver sognato la nonna Betta che alle tre e venti del pomeriggio si toglie le scarpe, mette in tasca 6 chicchi di granturco contando le vacche che brucano l’erba sull’alpe. Tra qualche anno, infatti, il valore del manoscritto potrebbe risultare incalcolabile…

P.S.Meno dieci alla partenza.

Categorie: Fatti miei
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Giusto una sgambatina…

5 Luglio 2007 · Lascia un Commento

uomo-corridore.jpg

Film già proiettato e visto. Garolfo rovista negli armadi alla ricerca dei pantaloncini e della maglietta. E come al solito prima di trovare quel che cerca impiega una decina di minuti. Per fortuna che le scarpette, quelle da running, non possono che essere che in un luogo, difficile, anche se non impossibile, appenderle ad una gruccia. Da quando il nostro ha scoperto l’abbigliamento tecnico non è più in lui; le sessioni di allenamento sono tali e quali ad una seduta alla beauty farm. Grazie alle suole rigonfie, si volteggia sull’asfalto ruvido al pari della Carla Fracci dei tempi (ahimè) andati; la canotta aderente, oltre a far risaltare la tartaruga, mantiene la pelle asciutta e vellutata come il culetto di un pupo testè incipriato ed impomatato. I pantaloncini in fibra ultraleggera sono così discreti da far temere un imminente intervento della squadra Buon Costume (ma è mai esistita?).

Bene, pronti. Per il “Garo” è il momento di interrogarsi. Si parte decisi e si va in calando oppure blandi con botto finale? Come tradizione. Blandi, scatto d’orgoglio (solo abbozzato), e ultimo tratto tranqui,(perchèsennòmagarisisollecitanotroppoimenischi). Pista ciclabile, marciapiede, androna delle case popolari, Simca arancione, parco. Qua la forza di gravità dà finalmente segno della propria ineluttabile esistenza. Alla sommità, maledice come al solito di non essersi cimentato nel ciclismo e di non avere un “ferro” sotto il sedere. Giù. Ancora parco, marciapiede, zebre, lungofiume. Tegami che sbattono aldilà delle finestre; è ora di cena. Garolfo, in consueto overclock da sforzo, sente di rivestire un ruolo di prim’ordine nella comunità dei runners. In tale stato dissociativo, si identifica idealmente nello sforzo fisico e mentale dei propri pari che incontra, non resistendo alla diabolica tentazione del saluto, un pò come si usa sui sentieri dolomitici o tra motociclisti lungo le strade della riviera. Riscontri? Mah, avete mai provato a salutare un gruppo di “chopperisti” dal sellino del vostro Ciao? Beh, così. Si certo, è colpa di quel filo elettrico che spunta dai pantaloncini, si divide in due all’altezza del pomo d’adamo e scompare dietro le orecchie. Distrae, svuota lo sguardo, ma in compenso riempie i neuroni di files. Ma Garolfo è puro. Solo i rumori della strada e delle comparse che vi recitano.

Ponte sul torrente. Tre auto in fila con analogo numero di autisti impegnati in più o meno animate conversazioni senza fili. E’ l’importanza dell’ always on. Marciapiede, zebre, marciapiede. Un manifesto pubblicitario di viaggi con la scritta “sole” in blu. Case popolari, Simca arancione, un tempo rossa. Vernice messa a dura prova da anni di intemperie di ogni sorta; della serie gratta con le unghie che ti salgono i brividi lungo la schiena. Ciclabile. Campana blu della raccolta differenziata (attenzione: non si butta la ceramica, che può sembrare vetro ma in realtà non è).

Siamo al punto di partenza, che nel nostro contesto è cosa positiva, non come nel modo di dire. Garolfo pensa che quelle due o tre idee geniali all’anno (meglio, al lustro), maturano proprio in questi momenti di abbandono totale ai muscoli. Per oggi niente idea geniale. Ci si accontenta di un piatto di pastasciutta..e magari, un giorno, chissà, della prima maratona.

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