Garolfo On Line

iTuribolo.

30 gennaio 2010 · Lascia un commento

La Chiesa intera guardi a Internet con entusiasmo e audacia e i sacerdoti diventino navigatori della Rete, partecipino ai social network e portino la parola di Dio nel grande continente digitale”. Il Garolfo legge con trasporto le parole del Sommo Pastore (rectius, del suo cibernetico ghostwriter) e pensa a sacerdoti  imprecanti (nel rispetto dei divini dettami, s’intende), innanzi ad una tastiera, tra cavi, routers, configurazioni, drivers, contratti di fornitura che promettono (e non mantengono) trascendenti velocità di navigazione. Si immagina curati che rifiutano, su Facebook, le amicizie di navigatori separati, divorziati o rei confessi di congressi carnali prematrimoniali. Che editano blog un pochino soporiferi e lontani dalla realtà (come alcune omelìe) e cinguettano su Twitter passi delle Sacre Scritture. Peccato, per questi Portatori di Parola Digitale, che la Rete raggiunga un numero di fedeli telematici addirittura inferiore a quelli che alla domenica varcano le soglie dei Sacri Edifici di Culto. Secondo la modesta idea del Garolfo, per colmare questo gap tutto italico, anche le Gerarchie potrebbero metterci del loro. Magari pepando un poco il dibattito “sui muri appesi ai crocifissi” negli edifici pubblici, con la proposta di inserire un’antennina Uai Fai in ogni crocetta di legno. Per navigare come Dio Comanda attraverso le onde delle reti pubbliche, sarebbe comunque necessario ottenere login, contrologin, password, presentare patenti, carte di identità, porti d’arma, libretti della pensione, abbonamenti del tram, tessere sanitarie, codici fiscali, partite iva, licenze di pesca o di fuochino, social cards. Oltre che soffrire rannicchiati al freddo su una panchina del centro con il Laptop sulle ginocchia o sotto gli occhi di un barista impaziente di liberare il tavolo per il prossimo cliente. A meno che, i Quadri della Santa Romana Chiesa, di solito particolarmente audìti negli emicicli parlamentari, non riescano a persuadere il Beato Legislatore ad abolire quella perversa e diabolica normicina che rende l’Italia un unicum nel globo, quanto a baluardo nella lotta contro terrorismo. O a favore di notizie televisive parzialmente scremate.

Per i “Garolfi” interessati ad approfondire:

Rete per la libertà della rete

Il Wi Fi rimane blindato anche nel 2010

Wi Fi pubblici fuorilegge in italia?

Ultim’ora. Già pronte le prime applicazioni  iPad (ultima creazione Apple), per CyberCurati, perpetue, sacrestani.

iOffertorio. Sfruttando l’accelerometro, permette ai fedeli che si accingono all’offertorio, di tenere in perfetta posizione orizzontale le ampolline con acqua e vino, opportunamente adagiate sulla nuova meraviglia tecnologica di Steve Jobs. Evitando così irrituali, dispendiosi, antiestetici sversamenti.

iTuribolo. Sfruttando il GPS dello stesso meraviglioso dispositivo di cui sopra, permette di calcolare le oscillazioni del turibolo, ottimizzando al grammo i consumi di incenso per singola celebrazione, giorno, mese, anno liturgico.

iRiconciliazione. Previa inserimento (per il mezzo di tastiera virtuale), del numero dei peccatori in attesa fuori dal confessionale (e del nome del Ministro Riconciliatore), l’iPad calcola il tempo di attesa approssimato al minuto. Contiene database d’ausilio per gli assolti, aggiornato con le preghiere di penitenza più impartite nell’ultimo mese.

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Naturale regolarità.

16 gennaio 2010 · 2 commenti

Il Garo, come consuetudine, procede al rito della vestizione per gettarsi in strada e respirare un pò di aria fresca serale. Immediatamente balza all’occhio il numero insolitamente elevato di podisti “della domenica” nonostante il giorno feriale, alcuni dei quali mai notati prima d’ora lungo il torrente. Pensa alle feste da mò trascorse, agli eccessi, ai pasti pantagruelici. Panettoni, pandori & affini che hanno instillato nei loro divoratori sensi di colpa vincibili solamente togliendo dalla naftalina succinte tutine da corsa e scarpette ginniche indurite. Corpi legnosi dal perimetro importante, intabarrati di colori fluorescenti, guantoni, passamontagna, fuseaux neri a fil di pelo che spuntano dai pantaloncini corti della Adidas. Le articolazioni scricchiolano e le falcate non sono propriamente dotate di ampiezza olimpionica. Il Garolfo, trotterellando pure lui, pensa a come potrebbe essere vuoto il portafoglio del vetusto musicista dal ciuffo corvino, se almeno una piccola percentuale di questi sportivi dell’anno nuovo riuscisse a mantenersi virtuosa per almeno qualche settimana ancora. Così, in luogo della panacea per il colesterolo in eccesso, i consumatori si tufferebbero in acquisti compulsivi di yoghurt della valletta bionda. Quello più amato dai gonfi (rectius, dalle gonfie). E da coloro che attendono con trepidazione il rinnovo del permesso di soggiorno.

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Dieci.

3 gennaio 2010 · 3 commenti

Il Garolfo è ancora ebbro delle ciance con gli amici. Della luce maschia del fuoco nel caminetto, filtrata da fumo in banchi e da cadaveri di vetro esanimi disordinatamente sparsi sul lungo tavolo di legno, con il sigillo dei Monopoli di Stato che si interrompe repentinamente sotto il tappo, per riprendere in un altro luogo del collo trasparente. Quegli amici che si incontrano per la prima volta o solo durante le Feste Comandate, ma è come si fossero incontrati ogni fine settimana. Quelle ciance che riportano agli anni che furono ed agli inevitabili e dilettevoli (oltre che un filino nostalgici) paragoni agli anni che sono. Hanno risposto all’appello di fine anno lo sfrondato, il cinico, l’osservante, il teatrante, l’annusatore, il riflessivo

Accende quasi per sbaglio la tivvù, esotericamente sintonizzata sul proprio tiggì “preferito”, quello del Primo Canale. Collegamento in diretta (!) “con il regno dello shopping capitolino, via Condotti”. “In fila da quanto tempo? In cerca di che cosa? Cosa avete comprato? Quanto avete speso? Quanto ha risparmiato? L’avvio dei saldi a Roma è andato bene, ora colleghiamoci con Milano. Si è posta un limite di spesa? Ci sono ancora occasioni in giro? Che sconti fate ai clienti?”. Il Garolfo è profondamente sorpreso di questa epocale svolta verso il giornalismo d’inchiesta: certo, si deve ricredere. Proprio lui che ha sempre diffidato dell’adagio “anno nuovo vita nuova”. Il Nostro, tuttavia, ama la tradizione e decide di non riportare su queste pagine i rimanenti scoop di inizio anno, limitandosi a riproporre, paro paro, per il secondo anno consecutivo, il post dell’AnnoDomini duemilaotto (rinvenibile a questo link ), invitando i visitatori del blog ad indicare le vitali notizie di inizio anno ivi colpevolmente non menzionate.

Terminato il proprio programma preferito (e venuta quindi meno ogni logica motivazione a tenere viva la luce azzurrognola del tubo catodico), aziona il pulsantino rosso dell’off. Ripensando, ancora per un istante, alle ciance ed agli amici: quelli che si incontrano per la prima volta e quelli delle Feste Comandate. Ora, che la quotidianità si staglia nuovamente all’orizzonte. In vigile, inesorabile agguato.

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CinePandori.

24 dicembre 2009 · Lascia un commento

Il Garolfo intende omaggiare con un post tutti i cinefili che non amano canditi ed uvetta. Suggerendo loro che quest’anno (come, tra il resto, gli anni passati), è possibile evitare lunghe code ai botteghini per gustasi le abilità recitatorie delle più talentuose (e morbide) star nostrane.  Sarà sufficiente accendere il televisore all’ora del tiggì, in un giorno qualsiasi  dopo Natale.  Sarà allora che compariranno i soavi visi dei nostri rappresentanti in Parlamento, per le consuete, concilianti esternazioni a microfono aperto. Certo, non con la tuta da ginnastica. Bensì con il maglioncino di lana vergine leggero; giacca e cravatta nell’armadio Le Fablier o in tintoria. Occhio torvo ed  appannato da bollicine di prestigio.  E burp trattenuto a stento, probabile custode di inimmaginabili reazioni chimiche biliari, con reagenti principali quali cotechino, insalata russa, abbacchio, pastiera e babbà. Il tutto con la sfocata, coreografica presenza, sullo sfondo, del tradizionale alberello di natale addobbato con ninnoli dipinti a mano ed illuminato da soffuse lucine color ghiaccio. Il Garo pensa che se fosse addirittura donata la presenza di un caminetto scoppiettante, il tutto non sarebbe neppure minimamente paragonabile ad uno di quei grandiosi kolossal de noarti. Così tanto markettati in questo questo bel periodo di vacanza…

Auguri!

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Reparti.

21 dicembre 2009 · Lascia un commento

Il Garolfo fremeva per il  rientro nel Bel Paese. Per gustarsi il proprio regalo di Natale. Il ritorno delle ultimissime sulla gotta, sulla rinite, sulle  scoperte della scienza per lenire i dolorosi effetti delle unghie incarnate e sui (meno scientifici) rimedi della nonna per rimuovere in un lampo i tappi di cerume…

Oltre che  per quella sopra, il Garolfo è lieto per l’ ulteriore, lieta novella. E’ online la nuova pagina del blog: New York City.

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Fruttoni.

4 dicembre 2009 · Lascia un commento

Niente asciugacapelli da campeggio. Niente caricabatteria a manovella. Niente torce elettriche. Neppure i fermenti lattici (anche se, magari…). Nessuna traccia di ZainiMilleTasche gonfi come una tarma dopo un lauto pasto nel guardaroba invernale. Senza moschettoni, corde, zanzariere, sacchi a pelo, materassini, asciugamani, borracce termiche, repellenti strong per le forme più inusitate di insetti (anche se, magari…). Solo una scartoffia con scritto il nome di un hotel sulla Trentaduesima. Qualche straccetto, tanto per non patire in maniera eccessiva i rigori invernali.  La reflex, quella si. Con l’obbiettivo nuovo. Anzi, usato. Ma non ancora pagato. Comodato di prova. Neppure il tempo di porgere l’estremo saluto al suo eroico predecessore, passato a miglior vita durante la Maratona di Monaco di Baviera.  I cui ingranaggi di zoom apparivano, ad onor del vero,  già fortemente immunodepressi a causa di prolungata (e, a posteriori, fatale), esposizione ai letali  granelli di sabbia desertica. Un paio di biglietti del treno ed un paio dell’aereo. Quattro giri di chiavistello. That’s all.  Il Garolfo attende con ansia l’intensa vita urbana d’oltreoceano. Perché asserire il contrario potrebbe apparire un tantino azzardato…

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Domotica.

29 novembre 2009 · Lascia un commento

Nonna Zita è appena rientrata dalla parrucchiera la quale, come da prassi, le ha lisciato a dovere i capelli turchini. Si dirige verso la cucina, accende il gas  e ripone il tegame con la minestra d’orzo a riscaldare per il pranzo. Pur essendo duretta d’orecchio, ode armeggiare oltre l’uscio. Un rumore fragoroso e un losco figuro le si para innanzi, brandendo minacciosamente un oggetto che a prima vista potrebbe assomigliare ad un’arma impropria. “Vecchia, caccia il grano o ti spedisco (poc) anzitempo al Creatore”. “Mi scusi, non capisco, potrebbe esprimersi in modo più comprensibile?” “Vecchia stordita, caccia il grano o ti faccio fuori”. “Grano? Ma quale grano!”. E’ orzo, nel minestrone si mette l’orzo!” “Il gusto si fa inconfondibile!” “Con il grano si fa la farina”. “Certo, se la minestra non è densa a sufficienza, allora si può mettere un po di farina, è quello che intende?”. L’ospite, da bianco che era,  si fa scuro in volto. Comincia a urlare, sudare copiosamente e a far roteare l’oggetto che stringe nella mano destra. “Oddio, che succede, signore, si sente male?”. E’ in questo momento che “nonna Zì” si ricorda del regalo del figlio Ermenegildo. “Mamma, ecco. Questo è il TeleSalvaLavita”.  L’ottuagenaria lo porta al collo da una quindicina d’anni, assieme al crocifisso del fu marito, quasi fosse un amuleto. Preme il pulsantino rosso ed improvvisamente si spegne il televisore (e con esso la piazza del sig. Magalli). Si aziona il Teddy Bear tecnologico del nipotino, si chiudono le persiane, si accendono forno a microonde, lavatrice e lavapiatti.  L’ospite, atterrito, oltrepassa nuovamente il limite dell’uscio precipitandosi a scavezzacollo per le scale, quindi fuori, nel giardino condominiale e via, oltre la guardiola del portiere, ad invocare a squarciagola un esorcista (di quelli bravi, mica uno qualunque…).  Nonna Zita spegne il gas sotto la minestra d’orzo, perché sennò attacca.  Impugna il suo palmare WiFi e chiama l’ormai cinquantacinquenne Ermenegildo. “Ciao, Ermè. Come stanno Luigino ed Annuccia?” “A proposito.  Sai mica se negli ultimi anni  il Ministero ha riallocato qualche banda di frequenza?”

Nonna "Zì" e il suo gingillo.

Dopo aver salvato decine di nonnine da sincopi fatali.  Dopo aver  illuminato le idee di molti uomini cinti da fascia tricolore, con il Palo della Luce . Dopo aver tutelato l’incolumità di schiere di adolescenti neopatentate assalite da bruti in luoghi isolati. Dopo aver evitato centinaia di migliaia di bernoccoli in caso di black out. Ecco che il signor Beghelli propone il Tetto d’oro. Sotto il quale gli interruttori sputano monete sonanti. Ove l’operaio che ha appena completato l’installazione di pannelli fotovoltaici, con caschetto aziendale giallo piantato nell’ovale, rifiuta categorico l’apertura del portafoglio del committente, padre di famiglia.

Il Garolfo ne ha tratto così spunto per convincere il proprio idraulico di fiducia ad aderire all’iniziativa “Tazza d’oro”. Quindi, niente apertura della bisaccia per saldare il conto.  Risultato: ecchimosi su buona parte della pelliccia e decreto ingiuntivo notificato dall’Ufficiale Giudiziario. Nulla da eccepire. Di Signor Beghelli ce n’è uno. Uno soltanto.

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