Non si tratta di una sezione per soli adulti del blog del Garolfo. Ma della lucina che si illumina una/due volte all’anno nella Sala Monitoraggio Stati D’animo allestita presso la residenza del Nostro. L’evento può essere determinato dall’aumento della temperatura atmosferica (strettamente correlato al ciclo delle stagioni), o dal surriscaldamento del (ristretto) perimetro meningeo del Garo. Oltre che, come intuibile, dalla concomitante azione di entrambi. La soluzione a tale fattispecie critica è rinvenibile nella generazione meccanica di flussi d’aria raffrescante oppure (prefreribile), nell’attivazione di (altrettanto meccanici) mezzi di trasporto che garantiscano l’immersione in cuscini d’aria più temperata. Come quelli dell’emisfero australe.
E’ online la nuova pagina del Blog del Garolfo. “Namibia!”
Il Garolfo medita sulla posizione prudente di cui parla il neo Direttore della testata pubblica, nel suo dialogo a tu per tu con il gobbo elettronico (che nulla ha a che spartire con la versione domotica di un celebre senatore a vita…). Sarebbe necessario un goniometro per una misurazione accurata, che potrebbe aggirarsi attorno 90 gradi (o giù di lì), per gli affezionati teleutenti del prestigioso tiggì. Ma si sa. Se così fosse, la giacitura risulterebbe tutt’altro che prudente…
P.S. L’acuto internauta noti lo stato di semi ipnosi in cui versa, al termine del filamato, l’eroe Attilio. Rapito dall’autorevole dissertazione del proprio superiore.
Il Garolfo rammenta le parole della nonna Lisetta nel narrare delle ostiche domande del giovedì sera, al Rischiatutto, con il Mike e la Sabrina Ciuffini, in onda sul Secondo. 25.000 lire sudate a suon di talento, nella fase preliminare. La nonna, bontà sua, assiste il Nostro da lassù, ma la tivvù persevera nella erudizione dell’italico popolo. A suon di record. L’uomo con la pelle più elastica, l’uomo più peloso, quello più alto e quello più basso, l’uomo gatto e quello che ribalta una utilitaria (senza motore) in giro per lo studio. E ancora, la donna Centrale del Latte e l’ ispanico autotrasportatore che si crogiola tra migliaia di scarafaggi croccanti e puzzolenti, in un’urna di plexiglas. Menzione di merito pure per l’intellettuale della natica, che rompe una lunga serie di noci con il didietro. Puro genio, roba da far impallidire la signora Longari. E l’abbonato gode per lo spettacolo e si ammanta in un forte senso di autostima per la propria condizione: sicuramente diversa e migliore di quella dei recordman. Anche questa è psico-tele-alfabetizzazione. Il Garo osserva come non potesse assolutamente latitare la donna più rifatta, giusto per non negare un filino di speranza a tutte le fanciulle che di fronte allo specchio storcono (oltre il limite di una già palese asimmetricità), il naso. In fondo, un piatto di minestrone caldo, qualche graffetta, un paio d’ etti di botulino (“son due etti e mezzo, lascio?”) e qualche brugola per riavvitare la mascella nella sede più appropriata, non si negano a nessuno. Per fortuna, di tanto in tanto, l’Idillio dei Record è interrotto da qualche intermezzo pubblicitario che prova ad attribuire dignità allo status femminile (vedi), pervaso, ahinoi, da un onda oceanica di velinocrazia. Con buona pace per gli oranghi (quelli veri, non i Cristiani a caccia di belle dame). Tutto è perfettibile. Per il momento un bel sei (rosso) per l’impegno.
Emergenza caldo. Emergenza consigli per difendersi dal caldo. Bere molto. Manguare tanta frutta e verdura. Evitare cibi grassi. Inumidirsi frequentemente fronte e polsi. Consigliabile, per bambini e anziani, non uscire nelle ore centrali della giornata. (Per gli abitanti dai 15 ai 50 anni nessun problema: non è controindicato cuocersi il capoccione con il sole allo zenith). Distrarsi con una buona rivista di enigmistica. Ed ancora, in quest’ultima circostanza, il Garolfo, è in grado di fornire il proprio umile, infinitesimale contributo.
STICHE, LECON A !!
Come da consolidata prassi, i temerari possono cimentarsi in un tentativo di soluzione.
Il Garolfo si regge saldo all’apposito sostegno. Una voce da altoparlante ridonda sulle lamiere metalliche che rivestono la stazione. “Tecnici dei bagni autopulenti contattare Termini”. Solo un presagio di quanto proietterà, poco dopo, in un loop infinito, il monitor al centro del convoglio. La bionda soubrette dello yogurt-vigile urbano del colon, fa la sua comparsa anche venti metri sotto terra per convincere le pendolari che senso di gonfiore, stitichezza (*), senso di disagio, cattivo umore e nervosismo, pigrizia, stanchezza, possono essere causati da problemi ditransito intestinale (**). Lucio Sestio. Uscita lato. Sinistro. Poco importa se una distinta signora qualsiasi si è divorata tre anatre all’arancia, quattro tavolette di cioccolato fondente, è vestita da Zorro, si è appena accapigliata con la collega d’ufficio, oltre che essere reduce da tre folli notti trascorse ad ubriacarsi in discoteca. Solo il transito intestinale può fregiarsi dell’esclusiva di padre dei peggiori sintomi.Prossima fermata. Numidio Quadrato. Uscita lato. Sinistro. Il Garo osserva l’umano melting pot immerso in copie di City, Leggo, settimanali frivoli, spartiti, appunti, musica ed audiolibri avidamente succhiati con le orecchie. Porta Furba. Quadraro. Uscita lato. Sinistro. Un crocchio di turiste americane sale gorgogliando frasi ad un primo ascolto incomprensibili. Neppure loro, con un ventre che nulla ha a che spartire con una tavola da surf (o da neve che è uguale) si appassionano al potere taumaturgico del beverone. Prossima fermata. Arco di Travertino. Uscita lato. Sinistro. Il Garolfo pensa con sconcerto a come sia possibile che nessuna delle dame presenti si premuri di verificare, attraverso l’autopalpazione del pancino o lo screening diagnostico dell’umore, la presenza (congiunta o disgiunta) dei preoccupanti sintomi descritti con immagini di fanciulle tribolanti.
Basito per l’altrui indifferenza verso il proprio stato di salute, il Nostro si infila attraverso le porte scorrevoli e, in buona compagnia, riguadagna la superficie dopo aver percorso tunnel, scale mobili e fatto roteare tornelli metallici. Un sole abbacinante scontorna le meraviglie della Città Eterna: anche su questo lembo di crosta terrestre i problemi ditransito sembrano non mancare. Qua, tuttavia, gli stessi sono agevolmente gestiti con qualche colpetto di clacson, manovre repentine, taciti sguardi comprensivi attraverso i finestrini abbassati a metà. Solo qualche espressione colorita sembra evocare, neppur così velatamente, i mirabili effetti del Bifidus Actiregularis….
(*) E pensare che il Garo è sempre stato convinto del fatto che i problemi di transito si manifestassero dopo aver divorato una cassettina di prugne belle mature. Non si finisce mai di imparare… Alessia, sei tutti noi!
Una volta tanto, il Garolfo, vuole essere sul pezzo. E proporre ai centinaia di migliaia di lettori del blog che “vanta innumerevoli tentativi di imitazione” (come la celeberrima rivista), un rebus.
CHE !!!UNCON !!
L’enigmista non si lasci trarre in inganno dalle corna raffigurate sullo stemma cittadino.
Il Garolfo, suo malgrado, per qualche tempo ha riscoperto il piacere dei libri, delle fotocopie, dei diagrammi di flusso scarabocchiati su fogli ingialliti dall’usura con le macchie di sugo e con ampie orecchie agli angoli. Ed il piacevole brulicare di studenti nelle sale studio della biblioteca. Come ai bei vecchi tempi dell’Università: quando le pause caffè a ridosso degli esami, per pisellare le colleghe carine e simpatiche, si riducevano da otto a sei (mai, comunque sotto tale minima, vitale soglia). E quando i laptop aperti sui tavoli (allora di dimensioni ciclopiche, particolarmente attratti dalla forza di gravità) erano solo per pochi, privilegiati, accademici in erba. Di fronte una ragazzotta bionda, manifestamente invaghita del suo compagno di studi, si schernisce. Lui è particolarmente sicuro di sé, oltre che consapevole del proprio fascino. Occhio e capello moro, colletto della camicia chiaro e ritto lungo il collo. Il Garo pensa a quanto, i sentimenti della biondiccia, siano prossimi ad essere infranti. Allora lei troverà un uomo che la amerà davvero: il moro si accorgerà della grave perdita ma sarà, ahilui, troppo tardi. A fianco del Nostro siede un tipino minuto, occhi fissi sul quadernone a righe, pelle chiara. Temperamatite, righello di topolino a lato. “La progettazione di una fognatura pluviale”; “il modello dell’invaso lineare”; “le piene”. Il Garo si guarda attorno immaginandosi una fognatura bianca disegnata da lui stesso e le urla dei cittadini infuriati alle prime gocce pioggia.Tutto attorno il presepe dello studente. Telefonini che muggiscono incustoditi sul tavolo, evidenziatori, penne Bic, orologi da polso arrotolati, custodie di occhiali, bottigliette d’acqua, contenitori ad anelli, calcolatrici scientifiche. Tre stagionate signore dai capelli turchini si industriano innanzi al computer pubblico delle ricerche bibliografiche. Il piacione guarda fissa negli occhi la preda: una mano sostiene il capoccione volutamente pesante, le dita dell’altra picchiettano sul tavolo di legno. Indi scrive un messaggio sul block notes di miss Sofferenza Alle Soglie. Risate complici. A pochi metri un altro studente starnutisce rumorosamente più volte. Si rivolge sghignazzando al compare di fianco: “maledetti Porci!”
Il piccolo ingegnere dalla maglietta rossa traccia vorticosamente formule incomprensibili: è necessario dotare il canale di scolo delle giuste pendenza e sezione. Per lui niente distrazioni, altrimenti l’acqua non defluisce a dovere. Al tempo: quando sarà laureato e si sarà creato una posizione. Il Garolfo lo osserva di sottecchi sorridendo di nascosto e distillando pensieri sulla propria posizione, all’atto di leggere i risultati della seconda prova affissi sulla porta del Servizio Personale. E’ tentato di chiedere al progettista di quanti gradi sia composto un angolo retto ma, per deferenza, si astiene. In fondo il giovinetto studia da ingegnere, mica da geometra…